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02.09.05

Ottobre: tempo di scuole di scrittura

di Annamaria Manna

annamaria_manna.jpgCome punto di riferimento nella rete per le scuole di scrittura spesso mi viene chiesto se queste scuole servano davvero a diventare scrittori. In questo periodo comincia l’attività di queste scuole. Ecco il punto della situazione.

Cosa significa diventare scrittori? Forse vendere libri? E quanti allora? Il successo di vendita o l'insuccesso nella vendita è legato indissolubilmente alla qualifica di scrittore oppure di imbrattapagine? La frequenza di uno o più corsi genera immediatamente uno scrittore o solo a distanza di tempo? E quanto tempo si deve considerare? Non sono affatto convinta che se si frequenta un corso o più corsi di scrittura si "diventi" scrittori.

Di questo argomento ho scritto in un intervento intitolato “Ma dove vado?", e nel collegato “Chi risponde a dove vado?", così come ho creato una sezione dedicata alle Testimonianze dei corsisti: e chiunque è libero di scrivermi per raccontare e far conoscere la propria esperienza.
Nei siti di alcune scuole di scrittura ci sono le indicazioni dei "successi" derivanti dalla frequenza dei corsi offerti. Se tali indicazioni non sono presenti, le risposte possono essere varie: o le scuole non sanno fare pubblicità a sé stesse o non vi sono stati risultati concreti o quelli che hanno tratto "un giovamento" come la pubblicazione di un libro o l'impiego in una redazione, in una casa di produzione televisiva o quant'altro non si sono preoccupati di avvertire la scuola di scrittura o non lo ritengono ascrivibile alla frequentazione del corso e della scuola di scrittura.
Oltre alle scuole permanenti si tengono corsi in librerie e associazioni e la loro organizzazione è legata ad iniziative sporadiche che di volta in volta segnalo in rubrica.
La risposta domanda iniziale, se cioè queste scuole servano a diventare scrittori è complessa, poiché la galassia delle scuole di scritture è variegata e non sempre direttamente collegabile al "diventare scrittore". La frequenza di un corso di scrittura può dare esiti molto diversi tra loro, legati da un lato all'individualità del corsista, ai suoi obbiettivi, alla sua tenacia nel perseguirli, dall'altro alla qualità del corso offerto.
Ci sono scuole di scrittura che fanno pubblicare a pagamento o meno, on line o in cartaceo i migliori prodotti usciti dal corso da loro proposto. Quanto questo sia "un contentino" o un mezzo per far conoscere un corsista è difficile da dire. Le cose sono sempre complicate... In un altro intervento intitolate "Cosa bolle nelle pentole di scuola di scrittura" cerco di far luce con l'aiuto di Giovanna Bentivoglio, direttore editoriale di E/O e di Antonella Cilento sul tema dei rapporti tra case editrici e scuole di scrittura.
In ultimo segnalo questo articolo di Stas Gawronski in cui vengono individuate tre tipologie di scuole di scrittura.

Le scuole di scrittura in Italia e suddivise per regione sono indicate QUI

I corsi che cominciano nel periodo settembre ottobre 2005 sono indicate QUI

Buon anno scolastico e buoni corsi!

Pubblicato da , il giorno e l'ora: 02.09.05 17:46

Interventi

Una scuola di scrittura, come tutte le scuole, e come tutti i rapporti di tipo sopra sotto, si basa sul transfert. Se chi la gestisce è consapevole di questo potere che il corsista gli annette, e sa indirizzarne le ansie, le aspettative, magari il talento (che è rarissimo), in un'ottica di ascolto, rigore, autoanalisi, umiltà e infinita applicazione, se tutto ciò si avvera, quella è una buona scuola.
Questo ovviamente non vuol dire che l'insegnante debba essre un austero junghiano, però, e volendo restare in metafora analitica, di junghiano deve possedere il senso mistico, e un'anima che consenta un ascolto empatico dei bisogni di un allievo.
Dovessi scegliere, perciò, prenderei in considerazione non solo il suo curriculum , comunque cruciale, ma anche la propensione a mettersi in gioco, rapportarsi.
E per favore, tutti questi aspiranti scrittori che si informano innanzitutto sugli eventuali sviluppi (economici e non), io non li ammetterei, ecco. Aspiranti.
Spiranti, semmai.
Saluti e buon lavoro.

Orso

Pubblicato da: Orso - 02.09.05 20:55

Spesso il vero transfert è quello del danaro (dalle tasche del corsista a quelle dei gestori della scuola):-)

Pubblicato da: Lucio Angelini - 02.09.05 21:44

Io ho l'impressione che le scuole di scrittura creativa, so che il paragone non dovrebbe reggere e potrebbe risultare persino offensivo, ma lo faccio lo stesso, abbiano la stessa valenza delle maghe che indovinano i numeri del lotto.
Ma perché lo fanno? Se sono così brave a indovinare i numeri che se ne fanno dei miei due soldi per darmi i loro numeri vincenti?

Insomma, come diceva Bartali: ghe vol i garun...
e sono assolutamente d'accordo con Angelini :-)

Buon fine settimana. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 02.09.05 23:05

Lo stesso, dunque, andrebbe detto dei conservatori, delle accademie d'arte, delle scuole di design, delle facoltà di architettura, delle scuole di cinema e di teatro (e fors'anche dei Giochi della gioventù e delle squadre giovanili di calcio pallacanestro pallavolo ecc.), e così via?

Pubblicato da: giuliomozzi - 03.09.05 09:33

Per imparare tutti i clichè narrativi, o quasi: leggetevi Salgari, i suoi romanzi. Alcuni bellissimi. Serviranno più di qualsiasi scuola di scrittura. Al massimo, aggiungeteci una grammatica buona; non risparmiate sulla grammatica, ma non siate pedanti, altrimenti scriverete per la grammatica e basta, in maniera assolutamente sterile.

Da accademie e conservatori, ecc. ecc. ne sono usciti a frotte di imbecilli e pure di venditori d'illusioni. E continuano a uscirne. Perlomeno però c'hanno in mano qualcosa da attaccare alla parete del loro studio, un titolo: architetto, dottore... un titolo che fa la sua bella figura, per l'apparenza, sempre importante in società. L'Arte uno ce l'ha nel sangue, in genere, come il jazz e il blues: non si può insegnar l'arte a chi non ce l'ha dentro, la sensibilità.

Vado a fare una gara, una disciplina olimpica ma giovanile assai: salto in alto con la stilografica, e speriamo di non rompermi l'osso del collo cadendo. ;-) In vecchiaia vorrei poter arrivare a fare qualcosa di grande, tipo imparare a farmi reggere dalle stampelle e ridere di gusto. ;-)

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.09.05 09:56

La differenza, caro Giulio, sta tutta nella durata. Al conservatorio non ci si va per un ciclo di tre incontri o magari anche 33:-/

Pubblicato da: Lucio Angelini - 03.09.05 12:55

Beh, anche all'università non impari a fare l'ingegnere, o il medico o l'architetto. Però acquisisci una mentalità - supportata dalla specificità dello studio, ovvio - sempre che il corso sia retto da docenti di spessore.
Ora per spessore io intendo anche la chiarezza, quindi non sottovaluto Angelini -a proposito: intrigante quel Leopardi olistico- che specilla una piaga. Però aggiungo che esistono accorgimenti per cauterizzarla. Quali un discorso preventivo del tipo 'qui non si vendono pozioni', cui far seguire ' e per favore, non disturbate il manovratore!'.
Poi, è chiaro, l'esperienza te la fai lavorando su te stesso e sezionando autori, ha ragione Iannozzi, ma la perizia del macellaio, quella sì, può dartela solo una buona scuola di scrittura. E non è poco, a pensarci.


Visto che lo fanno in tanti, mi permetto di segnalare (da Repubblica di ieri) 'Il Festival della Mente', che si tiene a Sarzana fino a domani. Si dibatte sui processi attraverso cui si esplica la creatività. Ospiti: Eugenio Borgna, Giulio Giorello, T. Servillo, Benni, La Capria.
Di Eugenio Borgna segnalo, tra i numerosi saggi, quasi tutti editi da Feltrinelli, 'Il volto senza fine' (Le Lettere). In esso l'autore analizza i rapporti tra la stimmung ( la melanconia senza sbocchi) e appunto la creatività, sia nel campo letterario che nel pittorico. Da non perdere l'analisi dei volti nei dipinti di Giacometti e De Chirico.

Saluti, e beato chi sarà a Mantova in settimana :-)

Pubblicato da: Orso - 03.09.05 12:59

Nel dispiegare le mie chiacchiere non avevo letto la bellissima riflessione di Fabio Fracas.
Inutile aggiungere che condivido in pieno.

Pubblicato da: Orso - 03.09.05 13:29

Giulio, mi pare di fare il verso ad Angelini, ma la sostanza è tutta lì; almeno a mio parere. E non sta scritto da nessuna parte che, dopo 2 o 3 o 4 anni di tecnica ben assimilata, debba per forza di cose nascere lo scrittore.
L'impressione che ho, sicuramente sbagliata, è che le scuole di scrittura creativa siano diventate un pegno da pagare per tentare di entrare nel giro giusto e accorciare alcuni passaggi, ma chi ha i mezzi per ambire ad una pubblicazione difficilmente ne trarrà giovamento (se non in una forma puramente mercantile: mettersi in mostra) e chi i mezzi non li ha avrebbe ottenuto molto più giovamento da un buon corso di italiano.
Il talento, che è facilissimo sprecare (e qui potrebbe risiedere il ruolo delle scuole di scrittura), non è invece acquistabile in nessuna scuola di scrittura. Parere personale ovvio :-)

Buon fine settimana. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 03.09.05 14:21

Io l'ho frequentata una scuola di scrittura, e, punto primo, se prima amavo la letteratura, dopo l'ho addirittura adorata. Punto secondo la scuola di scrittura non ti insegna a scrivere, quello o lo sai fare o non lo sai fare, ti insegna le tecniche narrative, a mettere insieme i pezzi nella maniera giusta. Se poi sei un genio, un talento nato, meglio per te. Se invece sei una persona normale, uno che ha semplicemente una grossa passione, impari eccome, impari a riflettere, a non dare per scontate tante cose. Segui un percorso insomma, fai le letture adatte. Il mio corso di scrittura si chiamava "prima leggere,poi scrivere", e questo dice tutto, tant'è che finito il corso pensavo quasi che ora che sapevo leggere avrei quasi dovuto rileggere tutto quello che avevo letto fino ad allora.
I miei primi racconti facevano schifo, non li sapevo rendere. Quelli di dopo sempre meno, uno l'ha letto Domenico Starnone e gli è piaciuto, voglio dire qualcosa l'avrò imparata, no?
Che poi non diventerò mai una scrittrice, questo non lo so e non è detto che non lo diventi, chi lo sa.
Con questo non assolvo e non condanno queste scuole, tutto dipende dagli insegnanti, dagli allievi, da quello che si cerca. Se credi di diventare scrittore come diventeresti elettricista frequentando scuola radio elettra ti sbagli, ammesso che si diventiti elettricista sui banchi di una scuola, questo non lo so, ma non mi sento di escluderlo.
Il centro del discorso è proprio questo: mai escludere niente. Neanche che io posso diventare una scrittrice dopo aver frequentato un corso di scrittura.

Pubblicato da: Klemja - 03.09.05 15:06

Klemja: leggo la tua risposta e rimpiango un buon corso di grammatica. Non volermene :-)

Buona notte. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 05.09.05 23:07

Non te ne voglio, ma sinceramente ci rimango male. Molto.
K.

Pubblicato da: Klemja - 06.09.05 10:10

Klemja: francamente non capisco perché. Se rileggi il tuo commento a voce alta scoprirai da sola cosa non funziona e, in ogni caso, il mio è un parere sicuramente secco e poco conciliante, ma di uno che di "letteratura" capisce poco. Sicuramente sono molto più attendibili altre opinioni :-)

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 06.09.05 10:56

In somma, Trespolo: sei invitato da Klemja ad argomentare una tua opinione, ma ti rifiuti di farlo: dev'essere la stessa Klemja a scoprirsi colpevole da sé.
Esempio. Nella tua frase (che taglio e scorcio, tanto la si può leggere tutt'intera più sopra): "[...] L'impressione che ho [...] è che le scuole di scrittura creativa siano diventate un pegno da pagare per tentare di entrare nel giro giusto e accorciare alcuni passaggi, ma chi ha i mezzi per ambire ad una pubblicazione difficilmente ne trarrà giovamento [...]" si riscontrano le seguenti cose:
[a] una tripletta di rime in -are (pagare, tentare, entrare),
[b] un "ad" lì dove non va ("ad una pubblicazione"). La "d" eufonica va messa quando siano a contatto due vocali identiche;
[c] un grave errore nell'uso del pronome relativo "ne". Dove scrivi "ne trarrà giovamento", logica vuole che quel "ne" significhi "dalla pubblicazione", mentre dal contesto si intuisce che intendi riferirti alle scuole di scrittura.
Ora: nella scrittura veloce può capitare a chiunque (càpita anche a me) di attorcigliare una frase, sgangherare un periodo, sconnettere i relativi e refusare le doppie.

"Non sta scritto da nessuna parte che, dopo 2 o 3 o 4 anni di tecnica ben assimilata, debba per forza di cose nascere lo scrittore": giustissimo. Non sta scritto da nessuna parte e, in particolare, non l'ho mai scritto, né pensato, né detto io. "Il talento, che è facilissimo sprecare [...] non è [...] acquistabile in nessuna scuola di scrittura": vero, verissimo; parole sante.

La critica alle scuole di scrittura si basa su un fraintendimento deliberato, caro Trespolo. I miei nipotini hanno cominciato a frequentare un corso di nuoto in dieci lezioni: a nessuno viene in mente che, dopo averlo frequentato, saranno degli atleti; tutti pensano che saranno dei ragazzini capaci, se non di nuotare, almeno di stare a galla.
La domanda è: che cosa promettono, questi benedetti corsi e laboratori? E, una volta stabilito che cosa effettivamente promettono, la seconda domanda è: mantengono le promesse?
Punto.
Trovo assai futile accusare chi organizza corsi e laboratori di non mantenere promesse... che non si è mai sognato di fare.
Altra domanda: è o non è vero che in questo campo agiscono parecchi cialtroni? Risposta: sì, è vero. Il modo migliore per non individuarli e non ripulire il campo è: fare di tutte le erbe un fascio.

Sto parlando pro domo mea? Sì, certo.

Pubblicato da: giuliomozzi - 06.09.05 15:39

Giulio, sorry, ma riprendere il commento di Klemja, così come il mio, così come alcuni dei tuoi, per andare a scovare d eufoniche, triplette ripetute, o ne scappate mi pare di una banalità disarmante. Lo so io, lo sai tu, lo sanno in molti. Avresti sicuramente ottenuto risultato migliore andando a spiegare a Klemja perché, nonostante le Scuole di Scrittura Creativa [SSC] frequentate, il suo commento è e rimane illeggibile. Non lo sono, illeggibili, il tuo di commento – correttamente strutturato con parentesi quadre a rimando di passaggi da correggere, come si conviene ad un editor e scrittore professionista – e neppure il mio, nonostante gli errori (non ragionati i miei, inseriti volontariamente quelli nella tua risposta sperando forse che, per contrappasso, li rincorressi, evidenziandoli, nella eventuale successiva querelle al tuo provocatorio argomentare). Sarò anche malpensante, ma mi pare puerile il tentativo. Ti contesto solo l’interpretazione sull'utilizzo errato del ne: il tutto poteva essere risolto semplicemente con due trattini (dimenticati) che isolassero il famigerato "per ambire ad una pubblicazione" dalla frase.

Se rileggo il commento di Klemja, al di là degli errori di sintassi e di formulazione del periodo, trovo una confusione “strutturale” di fondo preoccupante non colta e rafforzata da Klemja nella sua difesa ad oltranza delle SSC, difesa che la spinge ad attribuire alla SSC il merito che i suoi racconti siano migliorati. Se scrive come commenta mi viene da pensare che abbia perlomeno frequentato una SSC poco seria.

Scusami Giulio, ma stai cercando di spaccare il capello in quattro: e in malo modo. Per difendere cosa? Un commento scritto con i piedi? E a che pro calpestare i calli, con una risposta così stizzita, ad un "pacifico" Trespolo di provincia che non ha mai scritto un romanzo, non ambisce a farlo, ha pubblicato solo articoli tecnici, non si occupa di editoria e non ha in testa di farlo? Almeno per ora…
L’unico suggerimento che potevo dare a Klemja è nella mia seconda risposta: rileggere il suo commento a voce alta; avrebbe scoperto da sola e senza alcun intervento esterno, che non sta in piedi ed è illeggibile. Qualcuno lo consiglia. O sbaglio?

Che la tua sia una difesa pro domo non mi pareva scontato, ma se vogliamo rendere un servizio – ai tanti lettori che affollano questo blog – vedo una sola via: un elenco ragionato delle SSC serie. Se mai dovesse servirti un esperto di crittografia non avrei nessun problema nell’elencarti, senza dubbio alcuno, i corsi da frequentare per imparare ad utilizzarla correttamente.

Perché non deve essere possibile con un tema puramente MERCANTILE come le SSC e che non si incastra per nulla con la letteratura? Perché sfruttando l’alea mistica della “letteratura” si devono spillare soldi ad aspiranti scrittori? Perché quando si parla di “letteratura” mi pare di ritrovare sempre e comunque gli stessi circoli e circoletti che hanno portato uno stupendo scrittore come Berto ad essere ignorato e addirittura deriso da scribacchini politicizzati?

Ma il punto fondamentale mi pare un altro: non ha alcun senso che, per un obiettivo pregevole come quello del Best Off, tu sia remunerato SOLO con 500 euro (!!) dagli “strozzini” di Minimum Fax e ti debba pure sorbire le polemiche comparse nei commenti a quel post e in altri, oltre all’inevitabile lavoro. Forse il problema, generatore di tante SSC, è tutto lì.

Ho scritto decisamente troppo. :-)

Buona serata. Trespolo

Pubblicato da: Trespolo - 06.09.05 19:08

Non vorrei illudere Klemia sulle sue capacità narrative, ma il suo commento - con delle sviste e dei refusi, che facciamo tutti - mi sembra di una persona appassionata, che si esprime semplicemente, che è una dote. Di una persona che descrive la sua idea di come potrebbe essere, secondo lei, una vita migliore. Di come, se lei diventasse una scrittrice, la sua la vita potrebbe cambiare. Mi piace quando dice dell'elettricista e mi piace il tono, molto poco sostenuto che ha.

Pubblicato da: angela scarparo - 06.09.05 21:28

Angela, mi diverte ed è interessante questa discussione che mi vede nei panni dell'orco nero distruttore di sogni.
Ho però l'impressione che questa discussione stia deviando dal binario principale: le Scuole di Scrittura Creativa.
Non coinvolgo più Klemja, che non mi pare il caso, e torno ad un paragone che conosco bene: programmare, scrivere software. Molti conoscono, non sempre bene, la sintassi dei linguaggi di programmazione, molti scrivono programmi, molti finiscono, contentissimi dell'impiego, a correggere programmi di contabilità - e non ci vedo nulla di disonorevole -, molto pochi riescono ad essere originali, ad avere l'idea, a scrivere il Software con la S maiuscola.
Pochi, di quelli che scrivono *Software*, escono dai corsi di programmazione "commerciali" (nessuno che io conosca): la maggior parte di loro possiede solide basi teoriche acquisite con anni di studio, necessarie, ma non sufficienti, per arrivare all'idea originale e riuscire a realizzarla compiutamente (e nessuna scuola gliel'ha regalata).
Sicuramente possedere le nozioni basilari di programmazione è indispensabile come lo è essere una persona semplice, ma è quasi impossibile che, partendo da queste premesse, una qualsiasi persona riesca a scrivere il "Software" con la S maiuscola o un romanzo leggibile.

Mozzi stesso, che è sicuramente un bravo scrittore, non pecca per semplicità - e mi meraviglierebbe il contrario -, tu stessa, pur cercando a volte di semplificare i tuoi commenti ricorrendo ad una sintassi lineare, non sei una scrittrice "semplice"; la maggior parte degli addetti ai lavori riesce con difficoltà ad essere "semplice". Se poi, continuando a raccontarci solenni bugie, e a raccontarle a Klemja, si vuole spacciare come un pregio la semplicità e far diventare piacevole una frase scontata, possiamo continuare a farlo.

Ma torno al tema Scuole di Scrittura Creativa e non cambio idea: sono un'operazione commerciale e sarebbe ora di incominciare a raccontarlo con chiarezza e smetterla di spacciarle per circoli letterari che possono regalare qualcosa agli avventori paganti di passaggio. Perché è questa la sostanza: agli avventori di passaggio non si regala nulla, specialmente quello che non si può regalare: la creatività. E penso che su questo punto, cioé che la creatività non si impara, si possa concordare.
Con quel nome altisonante, "Scuole di Scrittura Creativa", si vende una colossale BUGIA. Potrebbe, fosse un messaggio pubblicitario canonico, essere tacciata come non veritiera e cassata pesantemente.

Chiamiamole con un altro nome, smettiamola di illudere la gente in buona o cattiva fede e spillargli soldi vendendo il Colosseo; basterebbe un briciolo di correttezza e anche le Scuole di Scrittura (togliendo l'aggettivo Creativa) potrebbero rientrare all'interno del loro ruolo naturale, senza alcuna perdita di onore per i maestri che potrebbero vendere, allo stesso prezzo, un insegnamento ugualmente importante: far amare e apprezzare la scrittura e la lettura.

Buona notte :-) Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 06.09.05 23:16

Trespolo, nessuno ti ha dato dell'"orco nero distruttore di sogni". però i luoghi comuni - grammatica perfetta = autore geniale - e la scortesia che ne può derivare quando si legga un testo (o si giudichi una parsona) dando tutto per scontato, sono insieme molto più simili a un atteggiamento da orco che da persona civile, no? peraltro, secondo me - e non sto parlando di klemia - la letteratura è tante cose: fra tutte queste cose c'è anche la possibilità di scrivere non sapendo niente di grammatica. ripeto, non è il caso di klemia. come c'è la possibilità che uno diventi un autore molto letto solo dopo aver studiato papirologia.

Pubblicato da: angela scarparo - 07.09.05 13:56

Caro Tespolo, hai scritto: " Perché sfruttando l’alea mistica della “letteratura” si devono spillare soldi ad aspiranti scrittori?".
Ma i corsi di scrittura non sono rivolti agli aspiranti scrittori, bensì a persone che vogliono migliorare le loro capacità di scrittura (per ragioni professionali, per divertimento, perché vogliono scrivere favole per i nipoti, perché amano leggere e sono incuriositi dalla scrittura...). Così come i corsi di nuoto non sono rivolti agli aspiranti atleti, ma a persone che vogliono imparare a nuotare (o a nuotare meglio).
C'è un criterio semplicissimo per distinguere un corso di scrittura serio da un corso di scrittura non serio. Chi ti dice (esplicitamente, implicitamente): "Farò di te uno scrittore", o cose simili, non è serio.
Come ho già scritto:
La domanda è: che cosa promettono, questi benedetti corsi e laboratori? E, una volta stabilito che cosa effettivamente promettono, la seconda domanda è: mantengono le promesse?
Punto.

Pubblicato da: giuliomozzi - 07.09.05 15:10

Angela: hai perfettamente ragione e, nei confronti di Klemja, sono stato come minimo scortese: dovrò trovare il modo per farle le mie scuse. Purtroppo, a volte, mi capita di partire per la tangente. Che la letteratura sia tante cose mi trova d'accordo: basta leggere "I Racconti" di Durrenmatt per rendersene conto: meravigliosi!

Giulio: d'accordo su tutti i fronti rispetto alla tua posizione, basterebbe togliere il termine "creativa" che, a mio personalissimo parere, trasmette un messaggio, nemmeno troppo subliminale, assolutamente scorretto. Il resto ci sta tutto.

Buona serata. Trespolo.

PS: in questo periodo ho ripreso a lavorare, dopo un anno sabbatico, e mi ero scordato delle code in autostrada e di quello che succede nelle macchine in coda: oggi c'era un tizio senza una calza, il piede poggiato sul volante, che si faceva le unghie. Mi sa proprio che ci farò qualche post...

Pubblicato da: Trespolo - 07.09.05 19:21

Trespolo! Un piede poggiato sul volante, senza una calza, che si faceva le unghie? Neanche in un film di Stephen Frears lo trovi uno così! Ci "devi" per forza scrivere qualcosa!

In quanto a Klemia: non foss'altro perchè volevo sapere che cosa le ha detto starnone del suo racconto, trespolo, datti una mossa, che non te la perdono, se no!

Pubblicato da: angela scarparo - 07.09.05 22:21

Traspolo, non c'è alcun bisogno di porgere scuse, ci mancherebbe altro. Tutti esprimiamo, più o meno velatamente, giudizi di valore, è un fatto naturale.
A me è dispiaciuto il tuo commento perchè mi è sembrato un pò affrettato, ciò non toglie che tu possa avere ragione; di certo, per parlare in un certo modo, devi aver fatto riferimento ai tuoi parametri culturali e sociali.
Premesso questo, mi sento di dire un paio di cose, anzi, facciamo tre.
La prima è che cercherò di rileggere ogni commento prima di inviarlo: siamo su un blog letterario, ed è stato un grosso errore sottovalutarlo.
La seconda cosa riguarda nello specifico l'argomento in questione: la valenza delle scuole di scrittura. Ebbene, trespolo, uno degli argomenti di cui si discuteva al corso era proprio il linguaggio nelle sue diverse forme. Ora, senza dilungarmi, come tu mi hai consigliato un buon corso di grammatica, io mi permetto di suggerirti alcuni autori che hanno scritto dei testi che scorticano la lingua, ne fanno la propria serva: sto parlando di Aldo Nove e Ugo Cornia. Senza scendere nello specifico, questi autori danno l'impressione di scrivere nell'esatta maniera in cui parlano.
Mi scuso con Nove e Cornia, nel caso leggessero, per averli citati e liquidati in questa maniera poco onorevole, ma è solo per spiegare, e soprattutto giustificare, il mio modo di scrivere che tenta di ispirarsi a loro e a "gente" come loro. In tutto questo discorso un altro elemento non trascurabile è quello territoriale: l'appartenenza, i luoghi che mi circondano (in senso figurato e non), e, appunto, la lingua. Io, trespolo, vivo in provincia di salerno, e questo fatto non è secondario rispetto alla cultura e alla tradizione: ci sono dibattiti aperti ovunque riguardo all'influenza della territorialità sugli autori, in generale, non solo quelli napoletani, è ovvio, ma essendo napoli (e zone limitrofe) una fonte inesauribile di stimoli (devo dire anche purtroppo), risulta difficile, oltre che non necessario, scrollarsi di dosso il senso dell'esserci dentro, se posso permettermi di dire così.
La terza e ultima cosa riguarda il beneplacito di starnone. E' accaduto semplicemente che egli abbia letto un mio racconto e che gli sia piaciuto, dicendo che in esso non vi erano personaggi, ma persone vere.
Senza negare che questo suo giudizio mi abbia fatto piacere, non mi sono mai illusa di essere diventata una letterata, anzi, mi sono sentita ancora più in dovere di studiare, di ricercare, e forse il reale motivo per il quale mi trovo in questo forum è anche questo.
Non ritengo che dopo questo intervento tu possa cambiare l'opinione che hai di me, anche perchè, per tranquillizzarti, ti partecipo che nel caso non riuscissi a pubblicare nessun mio racconto, non lo riterrei un fallimento, in quanto la mia rivincita avviene ogni volta che la mia bambina di tre anni, nel far vedere agli altri le cose più care che possiede, va diritta nello studio a prendere i suoi libri, tutte le favole che abbiamo cominciato a "leggere" da quando lei aveva meno di un anno.
Spero che questo commento sia comprensibile, leggibile e non contenga errori gravi, nel caso ci fossero non te ne meraviglierai: in fondo l'avevi detto.
Un abbraccio
Laura

Pubblicato da: Klemja - 08.09.05 12:34

Klemja: le mie scuse te le faccio comunque, ed è il minimo. Nulla di personale con te e nemmeno con le persone di provincia: sono un provinciale pure io e pure figlio di contadini.

Quello che penso delle Scuole di Scrittura Creativa credo tu l'abbia già letto e non mi ripeto, sarebbe stupido insistere ancora. Per il resto mi riprometto di approfondire i due scrittori che mi hai consigliato, e che non conosco, ma partirò prevenuto: non sopporto chi scrive come parla e leggere testi troppo realisti di solito mi infastidisce. Sarà perché, nel mio lavoro, devo sopportare gente che parla tutti i giorni e, almeno quando leggo un libro, pretendo che sia curato, ben scritto e non cerchi di scimmiottare la realtà; che la si conosce e la si vive tutti i giorni.

Sull'apprezzamento di Starnone fai benissimo ad esserne orgogliosa, così come fai benissimo ad essere orgogliosissima di tua figlia e delle storie lette o scritte per lei (io faccio lo stesso con il mio nipotino di sei anni che lunedì mattina inizierà il suo primo giorno di scuola).

Mi è partito un sorriso leggendo la chiosa finale del tuo commento. Fossi in te non me ne preoccuperei e, non ci fosse stato di mezzo il tema scuole di scrittura, non mi sarei mai azzardato a fare alcun rilievo. C'erano anche nel mio commento alcuni errori e persino in quello di Mozzi (secondo me li ha messi volutamente, o no? :-)))...); quindi chissenefrega.

Il mondo è bello perché vario, rotondo e gira; e del resto che c'importa? :-))

Buona serata. Vincenzo.

Pubblicato da: Trespolo - 08.09.05 23:17