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21.09.05
La quarta dimensione in letteratura (4d:3d = 3d:2d)
La fantascienza ha avvicinato molti matematici alla scrittura. Ma la connessione matematica-letteratura si è risolta, quasi sempre, in un esposizione della prima nei termini della seconda. Rimaneggiando alcuni racconti, ho potuto sperimentare come la letteratura stessa possa, invece, essere oggetto di calcoli. In particolar modo, lo spazio letterario sembra poter realizzare concretamente il sogno di una quarta dimensione.
La connessione è facile:
Quarta dimensione = Tempo
Tempo = Letteratura
Letteratura = Quarta dimensione
Spiegherò in breve il sillogismo sopra riportato.
1 – Quarta dimensione = Tempo
E’ una delle soluzioni che la matematica ha dato al problema di una direzionalità spaziale che superi la terza dimensione.
Ciò che noi, normalmente, intendiamo per tridimensionalità sono i tre movimenti nord-sud, est-ovest, alto-basso. Ogni rotazione, ogni curva ed ogni parabola si possono spiegare con le seguenti direzioni. Anche se, in termini di gradi di libertà, spesso facciamo movimenti bidimensionali (l’uomo che cammina per la strada non sfrutta, se non saltando, alto-basso; costrizione dovuta alla forza di gravità) o, addirittura, unidimensionali (il movimento di un'automobile è, quasi sempre, solo nord-sud).
Secondo Reichenbach possiamo considerare la quarta dimensione come un colore.
"Ogni oggetto fisico è soggetto a cambiare tanto colore quanto posizione. Un oggetto, ad esempio, dovrebbe essere capace di passare attraverso tutte le sfumature dal rosso attraverso il violetto fino al blu. Tra due corpi è possibile un’interazione fisica soltanto se essi sono vicini all’altro sia nello spazio che nel colore. Corpi di colore diverso penetrerebbero l’uno nell’altro senza interferenza…Se imprigioniamo un certo numero di mosche in una sfera di vetro rossa, esse possono ancora scappare: esse possono cambiare il loro colore in blu ed essere allora in grado di attraversare la sfera rossa" (in Rudy Rucker, La quarta dimensione).
Facile passare, dunque, dal concetto di colore a quello di tempo. E’ quanto sostiene anche Einstein.
Come, agli occhi di un paesaggio bidimensionale (vedi Abbott) un oggetto tridimensionale appare e scompare, così, nella nostra ottica, un oggetto della quarta dimensione “ora" è presente e “ora" non lo è. Da un’ora all’altra si verifica una scomparsa: io sarò in piazza Duomo alle sei di sera ma non ci sarò più alle sei e mezza.
Se dobbiamo considerare un mondo di quarta dimensione, dunque, ecco che tutto il tempo è presente allo stesso momento. Per questi motivi, lo studio della dimensione sconosciuta ha assunto spesso connotazioni mistiche.
2 – Letteratura = Tempo
La letteratura, notoriamente, permette di dilatare e restringere il tempo a proprio piacimento. L’Ulisse di Joyce, per esempio, lo dilata. I Duellanti di Conrad lo restringe.
Appunto, qui, un breve periodo come esempio:
“Ma ora è questo pomeriggio. Lei sta guidando e non ha voglia di tornare a casa. La radio continua a far passare un notiziario dopo l’altro e non si trasmette neanche un po’ di musica. Ha voglia di bere qualche cosa da sola e fare un po’ tardi. Si ferma ad un bar. Si sente osservata ma non ci fa caso. Però la cosa un po’ la eccita e così inizia a fare fuori un drink dopo l’altro. Sono le sei.
Cinque minuti dopo è mezzanotte e lei è a casa di uno sconosciuto che le sta versando del ghiaccio lungo la schiena e lei è tutta nuda e le gira la testa. Lo sconosciuto prende un cubetto di ghiaccio fra i denti e glielo fa sciogliere lentamente lungo le gambe.Poi la penetra."
Poter trasportare la mezzanotte esattamente cinque minuti dopo il pomeriggio, è un esempio di come il tempo possa essere manipolato facilmente dalla scrittura, anche ai limiti del reale (e cioè ai limiti delle tre dimensioni).
L’interpretazione del tempo, il modo in cui la narrativa si adagia al tempo reale, sono alcuni fra i più grossi impegni che la scrittura possa dare ed un tratto-segno distintivo dello stile dell’autore.
Non a caso una delle tecniche narrative più studiate è il flashback; che sfrutta proprio le situazioni cronologiche.
Burroughs disordinava il tempo, Carver lo sospendeva; ogni autore ha delle sue prerogative.
Ma prima che il libro sia fatto, quando la pagina è bianca, lo scrittore ha in mano tutta la gamma del tempo: passato, presente e futuro.
L’uomo reale convive col presente; l’autore convive con tutti e tre i tempi e può scegliere.
Il passato remoto è accettato come un fatto puramente letterario. L’ottanta per cento dei romanzi seguono un ordine quasi cronologico. Ma esaminare la possibilità di un tempo futuro nella scrittura può dare un’idea migliore della macchina del tempo posseduta dall’autore.
Partiamo dal concetto che prima del libro stampato e finito, c’è il libro in fase di costruzione. Uno scrittore può scrivere la sua storia per pezzi e poi assemblarla successivamente. In questa fase la scena finale (anche a livello logico-narrativo) del romanzo può precedere una centrale o iniziale. Se il romanzo venisse, dunque, presentato nella sua stesura originale, cioè disponendo le pagine in ordine cronologico di scrittura, ne verrebbe fuori un diario dell’autore nel quale il suo occhio viaggia nel tempo della storia. Passato, presente e futuro si mescolerebbero in un punto solo che è l’idea della storia.
Vedendo un quadro, tutto ciò è molto più comprensibile: lì, spesso, viene immortalata una scena. Un uomo può essere dipinto nell’atto di prendere in mano una tazza di caffè. Il nostro uomo potrà essere appena entrato nella stanza e, successivamente, ne uscirà. Tutto questo nel quadro non c’è; eppure è raccontato. Il tempo, cioè, si dirama spontaneamente dalle pieghe di quell’istante in cui l’uomo è ritratto.
Uno dei grossi dilemmi di Dylan nell’album Blood on the tracks era realizzare canzoni le cui storie potessero svolgere ciò che fa un quadro: unire passato, presente e futuro. La cosa gli riuscirà alla perfezione in Chronicles, autobiografia uscita di recente. Qui ogni oggetto è una scusa per un salto nel tempo, non c’è un presente ben definito ma ogni fase della vita è un presente che si lega alle cose possedute o viste da Dylan stesso. È come se Dylan avesse un armadio, pieno di tutto ciò che ha toccato in vita, e ogni figura gli aprisse la porta su una dimensione temporale. L’armadio è lì, in un punto solo, e possiede tutto il tempo.
Una struttura simile c’è anche nel libro di Dovlatov “La valigia".
Fare tutto questo significa estrarre il tempo dalla sua sacralità e ricondurlo alla materia. Incollarlo agli oggetti. Il tempo diventa qualcosa di concreto che si poggia su un divano, su un tavolino, su una parete.
È ciò che viene descritto a Dante quando questi, nella Divina Commedia, esprime dubbi sul libero arbitrio. Passato, presente e futuro sono come oggetti che scendono da un fiume. È possibile conoscere il futuro e, ciò nonostante, c’è il libero arbitrio. È una prospettiva molto interessante, a mio parere, e ci permette di entrare nell’ultima parte del sillogismo.
3 – Letteratura = Quarta dimensione
Faccio un altro periodo di esempio:
“I vetri dell’auto sono completamente appannati e tutto il mondo circostante mi sembra avvolto da una strana nebbia estiva. Chiara non urla, fa l’amore in silenzio. Ma respira ed il suo respiro è come vapore. Ad occhi chiusi, mi immagino di essere trasportato da quelle nuvole di vapore. Sono sopra di loro e mi portano sempre più in alto. Sopra questo parcheggio e, poi, sopra la città e, da lì, posso vedere la mia auto, con noi dentro. E l’auto sembra quasi immobile e tutte le strade semi-vuote e le persone, anche se ci sono, mi sembrano formiche. Poi, piano piano, con la mia nuvola, riscendo giù, sulla terra e sento che Chiara sta per avere un orgasmo e l’ascolto mentre si accascia sopra di me e il liquido seminale le scivola lungo le gambe."
In questo esempio ho cercato di mettere in luce le possibilità di uno stacco spazio-temporale in forma scritta. La possibilità che è data è quella di cambiare, improvvisamente e radicalmente, punto di vista.
C’è una scena bellissima in Io e Annie di Woody Allen, dove Annie rimane a letto mentre una sua controfigura esce dal suo corpo e guarda la situazione dall’esterno. È ciò che io intendo come esempio di quarta dimensione in letteratura. Apparire e scomparire sono prerogative della narrativa e sono termini chiave per scoprire dimensioni che superino le tre conosciute.
La consapevolezza di questo è evidente in Mercy of a Rude Stream (Alla mercé di una brutale corrente) di Henry Roth. Qui l’autore compie delle vere e proprie incursioni nel tempo della narrazione, sdoppiando il protagonista stesso Ira Stigman. Tramite un dialogo aperto col computer, Roth dilaga il tempo della sua storia (ambientata negli anni del primo dopoguerra) a quello di tutta la sua vita. Qualcosa di molto simile accade anche in “I giorni e gli anni" dello scrittore tedesco Uwe Johnson. Ciò che lega le varie fasi temporali è la connessione delle idee.
Ecco dunque la quarta dimensione:
4d = passato + presente + futuro (espressione di spazio non fisico ma mentale: temi conduttori della vicenda).
L’ennesima potenza della letteratura è che può sussistere in un punto solo eppure muoversi, non avere trama eppure raccontare, iniziare e finire nello stesso momento eppure “durare".
La quarta dimensione si muove, dunque, a livello di pensiero e permette ulteriori parabole. Come tutte le dimensioni si incrocia con le altre. Essendo a livello mentale, nel mondo fisico si percepisce solamente come qualcosa che appare e scompare. La somma delle comparse della quarta dimensione mentale è ciò che noi chiamiamo “presente". La narrazione può esprimere, invece, la trasversalità della quarta dimensione, che se non è visibile fisicamente, lo è a livello di psiche.
La letteratura, e la scrittura in senso lato, ne sono la fotografia.
Pubblicato da Nicola Manuppelli, il giorno e l'ora: 21.09.05 05:10
Interventi
Mi è piaciuto. Molto.
Buona giornata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 21.09.05 09:16
Argomentazioni intriganti, cui oso aggiungere questa mia. La teoria dell'universo piatto, sul quale un Creatore 'sparerebbe' eventi da una terza dimensione, è tra le più accreditate nel tentativo - io dico improbabile- del calcolo di Dio. Ma può anche funzionare da primo membro di un'equivalenza il cui secondo è il rapporto tra personaggio e autore.
Primo membro. A metà mattina m'è venuta voglia di una sigaretta. Ne fumo un cinque o sei al giorno e non intendo cominciare a quell'ora. Ho frugato nella tasca, estratto la confezione di cicche, e ci sono rimasto. Nemmeno una. Allora esco, corro al bar e nel pagare sento " carissimo, prendi un caffè?" . E' un buon amico, cui da un po' di tempo dico sempre di no. Sarà una coincidenza, un capriccio dei fatti, ma spunta sempre nei momenti peggiori, specie se vado di fretta. E perciò ho esitato, quel tanto che lui accennasse al barista 'due caffè!'. Il quale caffè, per chi capisca di fumo è quanto di peggio per ammazzarne il desiderio. Sorseggio, maledico, abbozzo convenevoli e scappo. Tastiera, sbuffi, desiderio di succhiare. Le cicche! ne addento un paio e mi viene l'angoscia. Che solo la miscela di menta e caffè può innescare. Intense e disgustose salivazioni e il miracolo avviene. Mi è passata ogni brama, forse anche di campare.Stando alla teoria di prima lo Sparatore ha scaricato sul mio piatto universo una serie di eventi che io, essere bidimensionale, ho percepito come insulsi o casuali, non certo ascrivibili a un'Entità Superiore. La quale Entità, nel suddetto schema, ha due possibilità teleologiche. La prima riconducibile all'esclusiva creazione di spazio e tempo, seguendo un impulso cieco e incessante, la seconda a un Disegno in cui ci sia margine per la salvezza della mia salute, la gratificazione dell'amico e mezz'ora di sollievo per la poltrona dello studio.
Secondo membro. E' buio, c'è nebbia e L'Adda è lontano. Mettiamoci nei panni del Tramaglino. Attraversa borghi di notte, si impaurisce ai latrati dei cani e sa di essere braccato. Che fine fa? di sicuro non dipende da lui, ma dalle finalità che muovono lo sparatore. Se avranno connotati provvidenziali, sentirà uno sciabordio, traghetterà e sguscerà ai Cappelletti. Ma se allo sparatore la Provvidenza risulta neutrale, anzi agisce per il semplice gusto di scrivere e raccontare, può accadere di tutto. Inciampare, battere la testa e consumarsi in lenta agonia. Essere catturato e rispedito da Ambrogio Fusella. Sistemarsi a Bergamo e
innamorarsi di un'altra. Farsi crescere il ciuffo, tornare al paese e pugnalare il rivale.
Ora una cosa la voglio dire. A prescindere da che sorte gli tocchi, Tramaglino vivrà gli eventi come dettati da Provvidenza, caso, fortuna, disgrazie, a seconda di chi è lo Sparatore. Ma il punto è questo: lui ne ignora l'esistenza, per il fatto che gli manca una dimensione, e soprattutto non sa neanche se appartiene alla prima o seconda specie postulata a primo membro. Povero Tramaglino: senza libero arbitrio, prospettive, speranze di un domani diverso. E poveretto lo Sparatore: con i dubbi, le angosce, le trepidazioni, sulla fine più adatta da fargli sortire. Sempre si tratti di Sparatore provvidenziale però.
Carlo Capone
Nota. Stamattina non ho fumato, non sono andato al bar nè ho masticato cicche. La scatolina è sufficientemente piena.
Pubblicato da: Carlo Capone - 21.09.05 16:14
interessante il tuo scritto, però strano che tu non abbia mai nominato nessun scrittore italiano (a parte Dante),
Elio Vittorini, per fare un esempio, da Conversazione in Sicilia in poi è stato ossessionato dallo sperimentare la Quarta dimensione nella scrittura e nella trama, ed è arrivato, a mio giudizio, a risultati molto interessanti.
Credo che la sua fonte di ispirizazione fosse stato Bergson, filosofo che è stato un grande influenzatore di scrittori.
georgia
Pubblicato da: georgia - 21.09.05 16:52
Eccezionale!
gg
Pubblicato da: giuseppe genna - 21.09.05 17:26
Superbello!
Pubblicato da: **** - 22.09.05 14:11




