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12.09.05
Aboliamo la letteratura!
[Questo articolo di Massimiliano Parente è apparso nel Domenicale del 29 agosto 2005. gm]
Bisogna farla finita. Bisogna abolire la letteratura nelle scuole. Bisogna abolirla sia alle medie che alle superiori che all’università. Bisogna abolirla d’urgenza, per decreto legge, tanto non si possono studiare Leopardi, e Manzoni, e Foscolo, e Gadda, e Kafka, e Faulkner, e Milton, e Swift, non si può assumere il valore assoluto della forma e della poesia e dello scarto estetico per poi ritrovarsi disoccupati o straniti o straniati di fronte alle terze pagine dei giornali dove non ci sono più strutture da decodificare, forme nuove da attraversare, dove invece degli scritti corsari oggi c’è Stefano Bucci o meglio ancora Giorgio De Rienzo per dire che i romanzi devono avere un intreccio e uno stile, ecco. Troppi lontani i tempi di “Pegaso", delle Edizioni di “Solaria" e delle Edizioni di “Letteratura", i tempi in cui di romanzi discutevano Luciano Anceschi, Walter Binni, Gianfranco Contini, Giorgio Pasquali, Giacomo Devoto. Quando però già Renato Serra, nel 1909, denunciava la simbiosi tra produttore e consumatore, quando già si poteva dire che “il numero della gente che studia e scrive – e fa di professione ciò – è cresciuto all’infinito. Le folle non possono accogliere altro livello che levato sulla parte più bassa: regolano il loro passo sul più lento. Virtù letterarie son diventate quelle che eran consentite ai più vili, ai più meschini: la esattezza materiale, la diligenza. Per forza: poiché virtù vuol dire classificazione, vuol dire mangiare". E ai giornalisti culturali Serra consigliava, o meglio intimava di “Non dare nessun giudizio – non fidarsi a nessuna impressione se non dopo aver conosciuto e per minuto e con soli occhi dell’argomento. Non parlar di un autore per averne letto un brano in un’antologia e non giudicare, no, mai – che è di gaglioffi senza pudore – ma comprendere – sentire la qualità dell’animo, del pensiero e dello stile: sentire – fin dove l’ingegno mio lo permetta". Ma l’Italia era ancora in via di alfabetizzazione. Quindi ancora a rischio. Stava nascendo la cultura media ma ancora non il felice impero dei mass-media, la media cui tutti i media si sarebbero uniformati.
Bisogna abolire la letteratura dalle scuole perché la rivoluzione è compiuta, quello che conta sono le “classifiche di vendita", che stanno ai libri come l’auditel alla televisione, e al limite, se davvero elitari o rivoluzionari, meglio studiare progettistica idraulica o elettronica, in quanto nessuno farà le classifiche di vendita delle lavatrici, sebbene il parere di un milione di massaie sarebbe più utile e persino più gramsciano del parere di un milione di coglioni. Poi tutti a dire che Kafka non pubblicava, che Svevo non vendeva. Sorseggiando l’aperitivino a Casa Bellonci. Perché studiare l’Orlando furioso? Perché studiare l’Eneide? Perché studiare l’Ecclesiaste? Cazzo ce ne frega del Don Chisciotte?
Bisogna abolire la letteratura, David Foster Wallace, William Vollmann, Samuel Beckett, Giuseppe Berto, Giovanni Verga, De Sade e Laclos, bisogna abolirla tutta, per diventare, se va male, almeno come Loredana Lipperini o Giuseppe Genna o qualsiasi altro mediatore e frullatore à la page della letteratura che non c’è e non deve più esserci: non ci sono più i generi affinché sia tutta di genere, ogni cosa si equivale a qualsiasi altra, e Kafka o Musil valgono Faletti o Avoledo o Mazzantini, anzi meno, perché sono troppo complicati, e “Antonio D’Orrico è un genio, punto", come dice l’ultrapsichico dei Miserabili, narratore autoriale appunto di thriller, quindi grandissimo scrittore. Se poi qualcuno sforna un capolavoro gli si dice che è un “massimalista" e non c’è più problema, è di genere anche lui, e per giunta noioso. E inoltre per diventare capocultura, per diventare D’Orrico o Scateni o Cevasco o De Melis o Soffici, non serve scrivere neppure i libri di Roland Barthes o di Todorov o almeno di Omar Calabrese, non serve neppure dimostrare di averli letti o tenerne conto, anzi il requisito per diventarlo è non aver scritto o letto niente di significativo, meglio ancora non aver scritto o letto niente. L’Uovo Oggi o la Gallina Domani? Vecchie solfe, siamo la Civiltà dell’Uovo Oggi, questo è il nostro Uovo di Colombo, e si attaglia bene anche per Furio, che per Guglielmi è uno dei migliori “facitori d’arte", cosa volete di più?
Bisogna vietare severamente lo studio dei Viceré di Federico De Roberto, pericolosissimo, per non parlare del Partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, che bene aveva fatto Livio Garzanti a non pubblicare intuendo forse che trattavasi di libro importante, impegnativo, bisogna spernacchiare Max Brod e incentivare i prodotti di consumo giovanili, i romanzi borghesi e generazionali, o dove si racconti l’Italia di oggi, sostituendo alla letteratura il giornalismo o la sceneggiatura applicata, purché comunque ci siano l’intreccio e lo stile di De Rienzo, purché non sia come l’opera che avrebbe impegnato Pasolini per il resto dei suoi anni, un’opera di duemila pagine, un’opera scritta “a strati…, in modo che… si presenti quasi come un diario…; alla fine… come una stratificazione cronologica, un processo formale vivente…: un misto di pagine rifinite e di pagine in abbozzo, o solo intenzionali", un’opera come “la forma magmatica e la forma progressiva della realtà", un’opera che meno male è uscita parzialmente e postuma, oggi nessuno l’avrebbe letta e tantomeno recensita. Dedicare invece strade e piazze a Maurizio Maggiani, a Maurizio Cucchi e a Maurizio Costanzo, a Walter Veltroni scrittore piuttosto che a Walter Siti, al limite a Walter Nudo, finché sono ancora vivi, affinché il disegno dell’uovo oggi sia riuscito e totale.
Bisogna abrogare la letteratura siccome poi, se volete diventare scrittori o critici di successo o qualsiasi altra cosa, non saprete cosa farvene, se volete scrivere per passatempo (ossia per “esprimervi") ci sono i blog, se volete scrivere per lavoro sapete quali strade battere come lo sa qualsiasi puttana di talento, prendetene uno in classifica e copiatelo, tenendo però conto che già lui sta copiando da quello precedente ma, appunto, tanto meglio, la clonazione della puttanaggine migliora il risultato di libro in libro.
Bisogna abrogare la letteratura perché Kafka non può essere un modello da prendere ad esempio per nessuno, perché studiando Kafka non si capiscono più i valori né di Ricucci né di Anna Falchi né di Ana Laura Ribas né di Simona Ventura né di Nicola Lagioia né di Christian Raimo né di Valeria Parrella della minimum fax né del Premio Strega né di Roberto Parpaglioni, il quale come editore di Quiritta pubblica un librino da Strega, trama più che può con la sua tramina pubblicata, non entra in cinquina e grida al complotto perché qualcuno ha tramato meglio di lui e con altre trame, e al che Parpaglioni che fa? Denuncia, chiede solidarietà. Oh, specchio specchio delle mie trame, chi è il più bello del reame? Si dovrebbe abolire anche Parpaglioni ma ora non c’è tempo e anzi all’interno di questa modesta proposta Parpaglioni è un aspirante genio, punto.
Bisogna vietare William Faulkner, sconsigliarne la lettura, metterlo al bando, ma non soltanto lui, anche Caravaggio, anche Michelangelo, anche Dante, anche Shakespeare, anche Cervantes, perché se un domani leggerete o scriverete o recensirete un romanzo vero o una poesia vera o un’opera d’arte vera sbattendovene dell’orizzonte di attesa e seguendo l’utopia assoluta di un orizzonte vostro, di sicuro potete scordarvi di costruire villette o di poter parlare di tutto senza sapere nulla o di passare un’esistenza tranquilla senza rovelli, tutta gastronomica, di palato e pacificata nella lingua come i raccontini di Francesco Pacifico.
Bisogna vietare la letteratura e istituire i criteri di D’Orrico come esami di maturità, perché altrimenti rischiereste di non capire cosa voleva dire Valéry quando scriveva “ho in sospetto la facilità dei mezzi forniti dai sentimenti, fornire i propri sentimenti non spetta all’autore, spetta all’altro"; rischiereste di non capire, in questo mondo beato di storielle e contenuti senza forma (quindi senza neppure i contenuti), la differenza tra il discobolo di Mirone e il dinamismo nello spazio di un corpo umano di Boccioni, e non capire perché, essendo uguali, sono diversi. Inoltre, se volete fare gli scrittori e avete attraversato le opere e le orbite di Céline o Joyce o Pynchon o Bolaño o Busi o Moresco, e un domani dovessero chiamarvi Repetti e Cesari rischiate di mandarli affanculo, e non sta bene, e oltretutto non è utile. Bisogna abrogare la letteratura perché gli orizzonti d’attesa sono gli unici orizzonti possibili, perché i libri devono essere piccoli e facili come quelli che vuole Camillo Langone o che Dacia Maraini dice di portarsi sull’autobus, perché all’Einaudi non ci sono più Italo Calvino, Cesare Pavese, Natalia Ginzburg, Carlo Muscetta, Elio Vittorini o Gianfranco Contini, dei quali già ci lamentavamo; oggi c’è, per esempio, Paola Gallo. E perché ormai quelli fighi non devono conformarsi a niente, non hanno nessun disagio tra le parole standardizzate per Stile Libero e la propria intenzione formativa, anzi si muovono a flottaglie desiderando essere ciò che gli editori gli chiedono, desiderano arrivare esattamente lì dove gli hanno disegnato il traguardo sotto i piedi, e spesso pensano e scrivono insieme a Paolo Repetti o a Paola Gallo per poi farsi recensire su Repubblica da Paolo Mauri, perché a questo bel mondo di Paoli e di Paole non c’è più niente di meglio, sono gli eredi della Weltanschauung di Paolo Caruso, che però era ancora più bravo nel beccare best-seller.
Bisogna cancellare e bruciare e proibire la letteratura come facevano giustamente i nazisti, e mettere la mano alla rivoltella ogniqualvolta si senta parlare di cultura, perché almeno non vi farete domande scomode sulla fatalità per cui aprendo a caso uno scrittore italiano pubblicato da Mondadori o da Einaudi o da mininum fax, la lingua non sia mai quella dello scrittore ma sempre quella dell’Einaudi o della Mondadori o della minimum fax, interscambiabili l’uno con l’altro, tutti in gara per gli stessi premi, tutti speculari e consustanziali alla mente del pubblico che legge per divagarsi, per distrarsi, mica per altro, non certo per guadagnare tempo perduto leggendo o scrivendo ma per perderlo ancora di più e una volta per tutte.
Bisogna abolire la letteratura che porta l’uomo verso la meritocrazia, mentre è bene che tutti gli insegnanti siano uguali e guadagnino punti non per quello che sanno ma per anzianità (“Basta invecchiare. E qualche punto te lo dà avere figli. Se scrivi Guerra e Pace no" mi risponde Fabio Canessa interpellato al riguardo via sms); e affinché non capiti mai, a nessun utilitarista lettore di entertainment, a nessun Midcult mezzo e mezzo, di leggere neppure per sbaglio le parole di Emanuel Carnevali quando scriveva “parlo della vostra forma, quella cosa mezza e mezza, quella cosa che non riesce a infrangere la gabbia dei ritmi metrici e che cerca goffamente di raggiungere la spontaneità del parlato; quella cosa che è così spezzata, strana, grottesca e semi-uccisa è vostra volontà", lui che, avendo capito cos’era l’arte, diceva “se volete che l’arte sia inutile, ecco qui un’inutilità vivente".
Bisogna arrestare immediatamente Antonio Moresco e Aldo Busi, bisogna metterli ai ceppi, in manicomio, in esilio, alla gogna, in quanto si ostinano a ritenere la letteratura una cosa importante, Moresco ancora peggio perché è di un’integrità monastica e scrive capolavori, o Busi ancora peggio perché andando in televisione tra gli aspiranti cantanti e ballerini è pur sempre l’autore di capolavori ignorati per eccesso di visibilità e di goliardia. Bisogna arrestarli prima che si riconoscano, prima che a Busi passi la puzza sotto al naso e intuisca e telefoni a Moresco o viceversa, bisogna pedinarli, intercettarli o se non altro staccargli i telefoni. Bisogna metterli in condizione di non nuocere poiché, pur ignorati dalla cultura per motivi opposti, ma scrivendo opere, recano danno alla nostra civiltà dell’effimero che vuole scrivere e leggere e pensare Melissa P e la Mazzantini e la Mazzucco in santa pace, e anche a quella erudita, che vuole leggersi Alessandro Piperno perché qualcuno ha detto che è come Proust, e allora ci frega un cazzo di Proust, Piperno è meno faticoso, è più corto, più borghese, più ebreo, più Bellow, evviva Piperno.
Bisogna abrogare la letteratura e l’arte, sostituire Dante con Tommaso Pincio, Foscolo con Babette Factory, Conrad con Melissa P, la Bibbia con l’opera omnia di Wu Ming, ogni grande opera con il livre de chevet di uno pseudonimo carino, e sul fronte della critica Giancarlo Roscioni e Ezio Raimondi con Mirella Serri, Michail Bachtin con Nico Orengo; anche, motivazione non secondaria, per non dar pensiero ai genitori, che già si preoccupano se il figlio vuole fare il ricercatore scientifico, figuriamoci se è uno scrittore e dovesse prendere la strada di Stefano D’Arrigo, se è un filosofo e dovesse finire demente e senza una lira come Nietzsche, una tragedia. Invece oggi il figlio vuole diventare come Costantino Vitaliano, se non vuole scrivere, come Christian Raimo se vuole scrivere, andando ovviamente al relativo corso di scrittura creativa.
Bisogna vietare la letteratura, l’arte, la filosofia, quelle tanto amate dagli italiani, intellettuali e non, che si sentono tanto più intelligenti degli americani, e chissà perché poi in America inventano e spopolano programmi come il Letterman Show o I Simpson e qui le Fattorie e le Buone Domeniche, chissà perché la Cappella degli Scrovegni è piena di americani e gli italiani non sanno neppure dov’è, chissà perché lì esiste una Columbia University Press e qui non una Statale University Press, una Sapienza University Press. Perché siamo più felici, più gaudenti, più spensierati, più minimum, ecco perché. E allora bisogna vietare i geni perché se, parlando dei libri che ti cambiano la vita, Oliviero Diliberto ha letto Bukalkov a diciott'anni e gli ha dato “qualche idea eterodossa", e Giorgio Montefoschi ha letto Musil a ventidue anni diventando Montefoschi, e Christian De Sica una biografia di Oscar Wilde al Savoy di Londra rimanendo Christian De Sica, significa, tra l’altro, che la letteratura non serve a niente, e comunque sia non si sa mai, meglio non correre rischi.
Bisogna abrogarla ora che si può, ora che i tempi sono maturi, perché la letteratura distoglie dal pensiero del benessere e delle forme facili e dai salottini chic o fintamente underground, perché la letteratura, come pensano i Repetti e Cesari, D’Orrico e Genna, Cassini e De Gennaro, Berlusconi e De Benedetti (Carlo De Benedetti, non Giacomo Debenedetti, e non Carla Benedetti, altra pazza da arrestare subito, che scrive libri troppo intelligenti come “Il tradimento dei critici" per i quali viene pure querelata, e studia Gadda e il “pensiero della complessità" e altre minacce simili al dominante pensiero della spensieratezza) deve poter essere una carriera quanto un’altra, un cartellino da timbrare quanto un altro, e non deve far pensare nulla, non ci deve far sforzare, non deve spingere i giovani verso il baratro dell’intelligenza, della non visibilità, della conflittualità e del senso della parola, della non ospitabilità al prossimo reality dove li sentiremo parlare capendo che, per fortuna, anche stavolta è andata, non hanno letto niente, non pensano niente, non parlano di niente, non finiranno morti di fame, e siamo salvi.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 12.09.05 12:35
Interventi
Leggere questo articolo è come leggere Alberoni.
Mentre lo sto facendo, da una parte mi viene da dire: "che strano, mi sembra di essere d'accordo" e dall'altra: "c'è qualcosa che non va, mi dà fastidio".
Poi lo finisco, mi fermo un momento e scoppio a ridere.
Un insieme di luoghi comuni e di analisi superficiali all'interno di una sensazione che percepiamo collettivamente: in questo caso quella del valore letterario e dell'impossibilità (almeno per me) di utilizzare qualsiasi metodo o misura per esprimerlo riguardo alla scrittura contemporanea.
Sembra l'analisi acuta di un problema effettivo, concreto, comune a molti e invece è solo un pamphlet divertente che non va alla radice del problema - problema su cui poi si discute da sempre.
(tuttavia io adoro i libri di Aldo Busi: questo al di là di tutto)
Pubblicato da: Roberto Tossani - 12.09.05 13:42
A me Massimiliano Parente interessa perché è amico di Sgarbi e Mughini. Mi interessa perché sembra veramente incazzato e perché ha quella faccia da Gianni Pettenati che invece di cantare Bandiera Gialla alza bandiera bianca. Per questo, ma non solo, l'ho invitato a parlare della sua Macinatrice a Ferrara venerdi 14 ottobre 2005 alle 18.30. Bar Del Castello, dentro al castello degli estensi. Riferimento più reciso di così! Tutto gratis. Potreste insultarlo o elogiarlo, capire se fa sul serio sui giornali o se è un poseur, sapere se imita Genna o Moresco senza riuscirci o se scrive meglio di loro.
D.B.
Pubblicato da: Bregola - 12.09.05 13:59
... va bene, ma solo se aboliamo anche Parente.
Pubblicato da: marco v - 12.09.05 14:19
Una cosa non perdoneremo mai a Leonardo Colombati: l'averci fatto trovare nella pensosa situazione di essere - seppure parzialmente, sebbene con molti distinguo - d'accordo con quell'imbecille di Giorgio De Rienzo.
(Questo commento sembrab fuori tema, ma si riferisce al primo link messo da Mozzi in questo articolo)
Pubblicato da: Turturro - 12.09.05 14:27
Posso dire che tutti questi piagnistei cominciano a rompere le balle ? Si scrive, si cerca di mettere nei libri quanto di meglio siamo in grado di dare, poi non ce li pubblicano, e se si pubblicano non si vendono. E allora ? E' sempre stato così. Non è scritto da nessuna parte che se uno riesce a scrivere 400 pagine deve essere acclamato, riverito e locupletato. Proviamo a scrivere per dire qualcosa (e se non abbiamo niente da dire stiamo zitti). Così, se non ci pubblicano, avremo almeno due soddisfazioni: avremo detto a noi stessi le cose in cui crediamo, e sapremo che non gliene frega niente a nessuno.
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 12.09.05 14:35
La persona che qui sopra si firma Turturro si riferisce a questo articolo di Leonardo Colombati: http://www.perceber.com/archives/2005/06/di_leonardo_col.html
Che dire? Ci sono persone capaci di mettersi in discussione, come Leonardo Colombati; e persone, come scrive altrove Giacomo Marelli, che "hanno già una risposta, non possono produrre discorsi interessanti ma solo ribadire norme pre-giudiziali".
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.09.05 15:01
La Benedetti l'ha recensito bene e lui gentilmente ricambia. Scrive sul Domenicale di Dell'Utri. Pequod l'ha pure pubblicato. Ma perchè tutto questo maledettismo? Perchè parlar male di così tanta gente?
Pubblicato da: angela scarparo - 12.09.05 15:07
Parente è uno Iannozzi che ha avuto un po' di culo.
Pubblicato da: Franco Melloni - 12.09.05 15:13
E poi tutti a polemizzare coi reality, con le veline, con Amici, con gli aspiranti cantanti, gli aspiranti ballerini. Ma basta. Ma sarà meglio fare la velina contenta che la drogata infelice? Sarà meglio fare un reality tranquillo che il/la critico letterario che per fare carriera si augura tutti morti? Preferirei più programmi di libri. Preferirei parlare di libri. Non è possibile? Ne parlo sui blog. E di chi sarà la nuova velina, non lo so. Non me ne frega niente. E basta.
Pubblicato da: angela scarparo - 12.09.05 15:26
Errata corrige, scusate! Volevo dire che Iannozzi è un Parente che ha avuto un po' di culo.
Pubblicato da: Franco Melloni - 12.09.05 15:54
Mi ricorda la canzone di Masini "Vaffanculo":
"Ero uno di quei figli sognatori adolescenti
Che non vogliono consigli e rispondono fra i denti
Vaffanculo Vaffanculo
Ma la musica è cattiva è una fossa di serpenti
E per uno che ci arriva quanti sono i fallimenti
Mi diceva quella gente che s'intende di canzoni
Hai la faccia da perdente mi dispiace non funzioni
Masini Vaffanculo
Vaffanculo Vaffanculo... (ad libitum)
Pubblicato da: Lucio Angelini - 12.09.05 15:55
Angelini è un grandissimo, e sicuramente ha avuto più culo di Iannozzi e Parenti messi insieme.
Pubblicato da: Franco Melloni - 12.09.05 16:03
Ma Parenti chi? Neri Parenti?
Pubblicato da: ano nemo - 12.09.05 16:04
La cosa comica di quella canzone, Lucio, era il coretto tutto leccato che cantava "vaffanculo" come se dicesse: "Io ti amo" oppure "vado al mare". Ecco perché non era credibile affatto.
E non solo Masini, ovviamente.
;-) G.B.
Pubblicato da: gianni biondillo - 12.09.05 16:11
Direi 'la cosa geniale' di quella canzone, Gianni...
Pubblicato da: Lucio Angelini - 12.09.05 16:32
Caro Mozzi, grazie per il link a quella risposta di Colombati a De Rienzo, che mi era sfuggita.
Lasciamo perdere l'indefessa costanza con cui Colombati accudisce la ricezione della propria opera, caso unicissimo e rarissimo di autocertificazione di valore. In altri termini: come fare, cari amici, per scrivere un capolavoro? Comportarsi come se lo si avesse scritto. Dedicargli chiose, difese, autocommenti, una mole di lavoro critico e autocritico pari a quello che si dedica a un classico. Magari la sostanza (il libro) sarà manchevole, ma i discorsi di contorno faranno pensare che l'oggetto del discorso sia degno di cotanto impiego di tempo e intelligenza. Magari all'interno la città non sarà un gran che, ma da fuori le mura svetteranno alte e massicce.
Che dire? Sono completamente alieno da tutti quei discorsi che fa Colombati su record mondiali, voti che si meriterebbe un tuffo, "gare" tra opere. E' una visione - per quanto metaforica - orribile della letteratura, che cerca il bel voto, la competizione, la bravura rispetto ai predecessori, il record. Lo sport! La letteratura come sport! C'è da ridere a crepapelle. Tra l'altro, questa visione è possibile grazie a uno storicismo gretto, limitato alle storie della letteratura parziali, liofilizzate, ristrette, ridotte a un genere di una piccola porzione di decenni in un piccolo alveo culturale e geopolitico. Ancora con questa storia di Joyce! Come se scrivere significasse "fare meglio di". E farlo all'interno del solito piccolo stadio, con i soliti nomi di predecessori, sempre quelli, all'interno della stessa micragnosa disciplina sportiva... Andiamo! Scrivere è tutt'altro.
Inoltre, se mai c'è una dichiarazione di poetica stilistica terminale, epigonale, del tutto priva di interesse, è questa: "Qual era la mia intenzione, riguardo allo stile, quando ho scritto Perceber? Quello, appunto, di accettare tutti gli stili, parodiandoli." La parodia! La letteratura come parodia! La cosa più facile che esista, la cosa più inessenziale e superflua. Il modo di rendere definitivamente superflua e marginale la letteratura.
Sì, davvero Colombati ha il non lieve torto di far apparire sensate persino le obiezioni di un cretino come De Rienzo.
Pubblicato da: Turturro - 12.09.05 16:49
Finalmente qualcuno che scrive bene e dice cose intelligenti! I miei complimenti a Turturro, che ha decisamente alzato il livello medio dei commenti a questo blog.
Pubblicato da: igor - 12.09.05 17:09
Perché, dando del cretino a De Rienzo si alza il livello medio del commenti?
Pubblicato da: giuliomozzi - 12.09.05 17:56
No, è un po' tutto l'intervento che mi è piaciuto. Un'invettiva davvero ben confezionata, sia stilisticamente che nei contenuti. Secondo me Turturro è uno scrittore (Parente? mah!).
Pubblicato da: igor - 12.09.05 18:24
Vi invito a leggere recensione e intervista a Massimiliano Parente
sul mio blog qui
http://www.biogiannozzi.splinder.com/1125430418#5579658
su King Lear qui
http://kinglear.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=639154
o Intercom anche, qui
http://www.intercom-sf.com/modules.php?name=News&file=article&sid=217
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 12.09.05 18:28
dovrebbero abolire la gente che scrive per il domenicale
Pubblicato da: cazzaniga - 12.09.05 21:51
ATTENZIONE SIGNORI.E!!!!!!!!! INNOVATIVA PROPOSTA/REPORTAGE/ARTCIOLO/ECCEZIONALE CON ESTREMA TROVATA ICOGRAFICA NEL VMO GIORNALE CON UN REPORTAGE ANTI-RESTAURATIVO DA MANTOVA FESTIVAL LETTERATURA (BERGONOZNI, GRISHAM ETCETERA) NELLA FORMA DEL GIORNALINO (COMIC) DEL SIGNORE BUONAVENTURA RIFATTO IN OMAGGIO ALL'INCONTRO AVUTO CON MORESCO AL FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI MANTOVA, STRETTOGLI LA MANO MA CON VERGOGNA SENZA PRESENTARCI!!!!, L'INDIRIZZO E' http://vmo.splinder.com/post/5706069
onorati nell'innovazione VINCENZO e BASILE
Pubblicato da: VINCENZO e BASILE - 13.09.05 00:34
Molti commenti supeficiali contro Parente e vabbè. Sta sul cavolo a tutti che scriva sul giornale di Dell'Utri e siamo d'accordo. Ma questa Angela Scarparo che scrive ovunque e che evidentemente aspira al velinismo - e in effetti lei è il prezzemolo dei blog - è davvero un po' vuotina. voglio dire qualche volta non le scappa un commento un po'intelligente? Anche le veline hanno un cervello.
Pubblicato da: Elisabetta - 13.09.05 11:30
Io so che alcune persone pensano che un certo critico letterario è un incapace, un cretino, un presenzialista. Di queste solo una persona lo ha scritto chiaramente sul web: in pratica gli ha dato del cretino. Si è comportato peggio di quelli che tacciono?
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.09.05 11:37
Barbieri, e io chi sono, il figlio della serva? Se c'è da dare del cretino a un cretino e del paraculo a un paraculo (e del fascista a un fascista), io non mi tiro indietro. Su Parente ho sempre scritto quel che pensavo, papale papale. Non mi si può certo accusare di mandarla a dire. Quindi se c'è un club di cui fa parte Angela, ci tengo a farne parte anch'io.
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 11:45
Che Vincenzo di VMO abbia stretto la mano a Moresco in quel di Mantova è un vero, piccolo, importante evento. Peccato non si sia presentato, chissà la faccia... :))))
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 11:46
Faccio un esempio, questo diceva un recensore a Lettere a nessuno:
"C'è poi l'elemento altamente sconvolgente di fare nomi e cognomi (ma non numeri di telefono, graziaddio) e portare turbamento nelle famiglie e nella quiete degli alti studi. Espediente debole e piuttosto isterico, tipico di chi minaccia "ora ci penso io a voi, vil razza dannata". Esisterà un lettore che cada in tale trappoletta per sorci di campagna?"
E' veramente tutto isterismo? Io penso di no.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.09.05 11:50
Cioè stai mettendo sullo stesso piano Moresco e Parente? Il "far nomi" di Moresco con quello di Parente?
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 11:54
Sì è vero, dici le cose in faccia, però Melloni certe volte le spari un po' grosse. Senti, me lo chiedo sempre: sei in qualche modo legato ai Wu Ming? Sai che pensavo addirittura che tu fossi un WM in incognito.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.09.05 11:54
Se si può parlare di "legame", sono iscritto a Giap, ma come me tanti altri. WM in incognito: magari! Avrei un reddito più alto :) Penso che ai WM, di molte cose di cui parlo/parliamo qui (cioè della letteratura, diciamo così), freghi poco o nulla.
Sullo "spararle grosse", mi sembra di aver sempre argomentato, o no?
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 11:57
@ Melloni
No, Moresco portava tutto su un piano molto alto: faceva invenzione, pur partendo da un'esperienza drammatica.
A me semplicemente Parente non interessa, non trovo niente in quello che scrive, nonostante parli anche di autori che stimo. Per esempio - si sarà capito - considero Moresco è un grande scrittore, ma darne un ritratto da superuomo, da genio irredento, da monaco e cose del genere per me è fare qualcosa di inutile e di stupido al limite del subnormale.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.09.05 12:02
Sono d'accordo, credo che Parente stia facendo del male a Moresco. Detto in modo più terra-terra: convoglia verso Moresco le antipatie che suscita lui. Checché se ne dica, c'è ancora una bella differenza tra i "Canti del caos" e "La macinatrice", e tra il discorso sulla restaurazione di Moresco (che non mi trova d'accordo ma ha una sua dignità) e le sbracate invettive di Parente.
Ma di chi è la colpa dello "sdoganamento" di Parente e di tutti questi paragoni tra lui e Moresco?
Non c'è dubbio che la responsabilità sia di Carla Benedetti e di quello che ha scritto su L'Espresso. Poi si sono accodati vari blogger, tipo Iannozzi, ma è stata lei a cominciare.
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 12:06
Melloni, siamo fuori fase con le risposte :-)
Neanche a me interessa niente di questi dibattiti.
E penso anche che non ci sia un reale confronto con le idee dei WM, eppure qualcosa hanno capito sti ragazzi bolognesi. Quindi se c'è rimozione non vale solo per Moresco & co., ma anche in senso contrario.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.09.05 12:07
Non so, io non sono d'accordo agli attacchi contro Iannozzi. Dà spazio a Parente in buona fede. E poi fa tante altre cose.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.09.05 12:11
La differenza mi sembra questa: i WM non si lamentano di alcuna "rimozione" da parte della critica. Mai letto lamentele in tal senso. Sostanzialmente se ne strafottono, a loro interessano il contatto diretto coi lettori e le ricadute del loro lavoro in ambito extraletterario (l'immaginario, mettiamola così). Invece mi sembra che Moresco abbia costruito, libro dopo libro, tutta una poetica della lamentela. Lamentela molto ben scritta, a volte acuta, ma - non saprei come altro spiegarmi - "reattiva" piuttosto che attiva.
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 12:11
Non discuto affatto la buona fede di Iannozzi, per carità. Ma è indubbio che anche lui, coi suoi paragoni iperbolici, contribuisca a schiacciare Moresco su Parente, in linea con la disgraziata recensione benedettiana.
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 12:13
@ ANDREA
Ho dato spazio a Massimiliano Parente come ho fatto - e continuo/erò a fare - con gli autori che intervisto e di cui apprezzo sinceramente il lavoro.
@ MELLONI
Sì, mi fa piacere che mi tiri in ballo come il prezzemolo. Solo che a me il pesto alla genevose dopo un po' stanca. Capiscimi.
Melloni, fammi un piacere: leggitelo il libro di Massimiliano Parente, poi magari ne potrai pure parlare. Per adesso - l'hai detto da me con una battutina acritica stupida e colma di livore - sei a pagina 69: cerca di crescere e di andare avanti. Consiglio che puoi pure ignorare, ma la figura ce la fai tu che parli tanto per fiato alle trombe, in maniera acritica e pregiudiziévole. Parli basandoti sulle recensioni che hai letto in rete? E' un'impressione ma anche una certezza suffragata da questi tuoi commenti assolutamente acritici che non sono buoni nemmeno per un po' di opinionismo fritto e rifritto. Parlare con le parole di altri in bocca, come stai di fatto facendo, non è opinionismo, ma solo chiacchiere da portinaia.
Un'altra cosa: I am not a blogger. E te lo metto bene in evidenza: non aspettettarti altre risposte da me, ho altro a cui badare che non a uno come te che va a piangere da... Tu m'hai capito, nevvero?
In ogni caso, stammi bene.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.09.05 12:52
Io li detesto, quelli che scrivono peste e corna dell'interlocutore e poi concludono con: "Non avrai altre risposte da me". E' una scorrettezza.
Pubblicato da: Giovanni - 13.09.05 13:00
Non è colpa mia se non riesco a finire "La macinatrice". Fino a prova contraria, è diritto di ogni lettore chiudere un libro sgradito e non riaprirlo più. Io l'ho rubato alla Feltrinelli, per morbosa curiosità, e a pag.69 mi sono arreso. Il mio modesto parere è che Moresco sia proprio ad anni-luce di distanza. Qualunque paragone tra questo libro e quelli di Moresco non può che arrecare danni a quest'ultimo. Vedi, Iannox, al contrario di quel che hai fatto tu con "Scirocco" di De Michele, io non sparo giudizi su libri che non ho almeno provato a leggere.
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 13:04
Andrea, non credo che ci voglia molto coraggio per dare del cretino a De Rienzo, senza firmarsi, in un commento a un post di vibrisse. E credo anche che sia un'azione senza conseguenze (cioè: De Rienzo non perderà né potere né lettori ecc. per questo). (Se è di questo che parlavi, in quel tuo intervento qui sopra nel quale fai solo allusioni).
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.09.05 13:04
Dimenticavo: Iannozzi, nel pesto alla genovese c'è il basilico, non il prezzemolo. Le tue competenze culinarie sono pari a quelle letterarie.
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 13:18
@ MELLONI
Ok, allora se sei fermo a pagina 69, se non ti riesce d'andare avanti, peccato per te. Ma è un tuo diritto non andare avanti, come per ogni altro libro che in futuro non dovesse incontrare le tue simpatie. Però il tuo opinionismo di aria fritta risparmiacelo, non serve a nessuno.
"Scirocco" l'ho letto e bene. Io ho segnato bene in evidenza che non "sto recensendo "Scirocco" di G. De Michele". Rileggiti il post interessato, che è nella categorie "riflessioni". Se la memoria ti è corta, peggio per te. Ma fossi in te farei qualcosa per la memoria e non solo.
@ GIOVANNI
Io detesto quelli che vengono a dirmi cosa devo o non devo fare, cosa dovrei e cosa non dovrei fare: non sono il tuo lacchè né di nessun altro. Chiaro?
E le "peste e corna" le ha iniziate il qui presente Franco Melloni, non solo su di me. Se vogliamo dirla con le tue parole, "la scorrettezza" è tutta di chi si firma Franco Melloni. Se ha qualcosa da dirmi il Melloni, che venga pure a dirmela in faccia. Ma che il Melloni vada in giro a dire peste e corna di me non va affatto bene. Evidentemente al Melloli gli piace parlare alle spalle, una portinaia in pratica: non si può pretendere maggior gentilezza, che è già tanta quella che gl'è stata data e che, sinceramente, non meriterebbe.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.09.05 13:20
@ MELLONI
Rileggi quello che ho scritto e l'ironia. Addio portinaia.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.09.05 13:27
Mamma mia, Iannozzi, che basso livello... :-(
Pubblicato da: Gedeone Pannunzio - 13.09.05 13:33
iannozzi facce ride'. ammazza e quanto sei ignorante, il prezzemolo nel pesto è proprio grande!
Pubblicato da: tiromancino - 13.09.05 13:41
@ GEDEONE @ TIROMANCINO
Visto, l'ironia mica è solo dei VMO. Gli tengo o no testa? Grassa ignoranza prezzemolata con un filo d'olio appena, però di quello dietetico.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.09.05 14:04
Metti addosso una tristezza...
Pubblicato da: Franco Melloni - 13.09.05 14:08
Mozzi storna tutto su un aggettivo, una frase. Ultimamente è il suo metodo. Depistare su un dettaglio
Pubblicato da: Vittorio - 13.09.05 14:34
Be': le parole sono importanti, no?
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.09.05 14:40
Proprio perché le parole sono importanti, bisogna ascoltarle e leggerle e valutarle tutte, mica solo una su cento come hai fatto tu.
Pubblicato da: Vittorio - 13.09.05 15:12
Mozzi mette un link a un pezzo. Un lettore prende sul serio quel link, va a leggere e commenta il pezzo che ha letto. Un altro lettore dice che questo commento, scritto dal primo lettore, è di buon livello. Mozzi commenta chiedendo se può essere di buon livello un commento che contiene la parola "cretino". (Ne dobbiamo arguire, per esempio, che la Divina Commedia non è di buon livello perché contiene le parole "merda" e "cul"). Ma comprendiamo umanamente Mozzi, che difende la sua creatura, Colombati. Solo che così gli fa un cattivo servizio. Non affronta il nocciolo della questione ma si ferma a cosette di contorno. Tattica argomentativa insulsa, che però intanto confonde le acque.
Pubblicato da: Vittorio - 13.09.05 15:18
Sì, Giulio, non erano allusioni, ho solo evitato i nomi, tra l'altro mi riferivo a un episodio di Nazione Indiana in cui non c'entri niente. Evitavo i nomi solo perché è un esempio tipico di quello che accade (tipico per chi guarda da fuori) nel mondo dell'arte. In sostanza volevo soltanto dire: il problema non è dare del cretino, che in sé può essere anche una parola di verità, il problema è darlo da anonimo.
Il fatto è che penso un sacco al galateo. Io lo vedo come qualcosa di negativo perché porta a comportamenti falsi ecc. ecc. Forse mi sbaglio, ma a me pare che anche tu sia d'accordo, solo che temperi la cosa pensando all'efficacia (anche eversiva, civile) che ha un'azione. Se non è efficace, per te è inutile stare a violare il galateo. Non so, se è così credo che tu abbia ragione perché la tua priorità è l'obiettivo di migliorare tangibilmente le cose, anche se di poco. Il mio obiettivo è un'astratta coerenza che non porta a niente e che non rispetto nella vita reale.
L'anonimato comunque non ha senso, ne sono sempre più convinto. Io sono sempre stato riconoscibile, ora uso il nome per esserlo ancora di più. Del fatto che non può che essere così mi sono convinto definitivamente col casino esploso per la vicenda Mazzucato: ero contento di essere un "io" in carne e ossa.
Pubblicato da: andrea barbieri - 13.09.05 15:31
Ma dove trovate tutto 'sto tempo per scrivere tutte 'ste cose?
Pubblicato da: Nicolò La Rocca - 13.09.05 15:57
D'accordo con Barbieri. Ma allora bisognerebbe dire: i commenti anonimi non sono ben accetti qui. Bisognerebbe trovare un modo per filtrare i commenti, per far parrtecipare solo chi si iscrive. Oppure chiuderli. Oppure non prendere in considerazione chi si nasconde. Non mi sembra equo dialogare costantemente con tutti, anonimi e no, pseudonimi e no, e poi lamentarsi solo quando il discorso non va giù. Non si possono usare due metri e due misure. Che cosa ha da dire Mozzi sul commento di Turtutto sullodato da Igor, che cosa ne pensa di quel discorso? Sa dire soltanto che non gli piace che contenga la parola "cretino"? Ma ultimamente Mozzi evita di affrontare la sostanza dei discorsi, si appiglia a piccoli termini, ritaglia frasi. O non ha voglia, o non ha argomenti.
Pubblicato da: Vittorio - 13.09.05 18:35
Io credo che Mozzi non abbia né la voglia né il tempo di cancellare alcuni commenti: forse pensa, "Tutto fa brodo, anche se alcune parole non mi piacciono..." Ma se uno gli spara un 'porca puttana' come ora, forse si decide, e cancella per cancellare la parola - o per rimaner fedele a un perbenismo borghese? No, non farà nulla di tutto questo. Farà finta di niente, poi cancellarà quando il post sarà in archivio. E fra qualche mese ci farà su un post, probabilmente: "Ho cancellato un po' di commenti - sparerà una cifra esorbitante - che erano di spammatori, che erano di parole sporche, ecc. ecc." Ovviamente è fantascienza spicciola questa che scrivo, per giunta male.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.09.05 19:34
ATTENZIONE Sig.r Mozzi, anche se non ci ha ancora risposto riguardo all'inserimento di FRANZA O SPAGNA sul suo BESTOFF, la interrompiamo nelle sue riflessioni per comunicare che: abbiamo anticipato la pubblicazione dell'incredibile contributo TERRAGNO e LINGUISTICAMENTE NON-CONCILIATO che un Innominato ha composto in lode al FONOAUTORE TIZIANO SCARPA, un poema sperimentale dedicato all'animale enigmatico d'eccellenza, L'ORNITORINCO (qui: LU 'RNITURINCHIA) a cui anche il celebre UNBERTO ECO dedicò anni fa un libro intitolato KANT E L'ORNITORINCO al cui titolo questo poemetto si ispira per proseguire il lavoro OSTETRICO di SCARPA che mette al mondo una lingua ancora sporca di placenta!!!!
Il poema da noi ricevuto e volentieri pubblicato (TERRAGNO!) si chiama:
LU KANTU DE LU 'RNITURINCHIA:
http://vmo.splinder.com/post/5714478
Invitiamo tutti quanti possibile a continuare il lavoro di sperimentazione sul solco dei GROPPI D'AMORE NELLA SCURAGGIA e del nostro FRANZA O SPAGNA che presto sarà recitato su SKY dal noto attore MASSIMO GHINI!!!!!!!!! GRANDE!!!!!!!!!!!
BASILE (che ha scritto) e VINCENZO (che ha stretto la mano a Moresco!!!!!!!)
P.S. Ci ha scritto la poetessa Anna Lamberti Bocconi scambiandoci per qualcun altro ma siamo ONORATI lo stesso ora che abbiamo saputo che è una poetessa!!!!!!
Pubblicato da: BASILE PESARO BORGNA - 13.09.05 21:19
Vittorio, Vittorio: fai esattamente ciò che mi rimproveri di fare, ti "appigli a pochi termini", "ritagli frasi". Vuoi darmi il cattivo esempio? Scrivi: "Mozzi commenta chiedendo se può essere di buon livello un commento che contiene la parola 'cretino' "; ma non è questo che io ho scritto, come ognuno può leggere. Ne deduco che sarà probabilmente tempo perso discutere con te, perché se io dirò A tu ribatterai come se avessi detto B. Quindi ti lascio perdere: e se farò la figura di quello che non ha argomenti, pazienza.
Che io non condivida le ragioni di chi interviene firmandosi con nomi e indirizzi fasulli, è noto; e altrettanto noto è che, pur non condividendole, le trovo comprensibili e non infondate. Di questo ho scritto più volte.
Ho scelto di non mettere filtri, e sono soddisfatto di questa scelta. Magari un giorno la cambierò: ma per il momento non ne ho alcuna intenzione.
Caro Iannozzi, devo smentirti. Da quando traffico con i blog (dal 27 maggio del 2003) sono intervenuto a censurare commenti solo tre volte: in un caso si insultava pesantissimamente una persona, e mi sono limitato a togliere il nome e cognome della persona; in due casi c'erano bestemmie e li ho cancellati sostituendo la bestemmia con una frase che diceva, più o meno: qui c'era una bestemmia e l'ho cancellata.
Poi, sì, cancello la spam, ossia i commenti inviati automaticamente da ditte che vendono porno, giochi d'azzardo e simili. Può darsi che mi sia successo, per errore, di cancellare anche commenti veri (di sicuro mi è successo una volta in Pordenonelegge).
Caro Andrea, se Tizio dà del cretino a Caio, e non dice perché a suo giudizio Caio è un cretino, non è questione di galateo. Un discorso che mi spieghi perché e percome Caio è un cretino può essere interessante; un discorso che si limita a dire che Caio è un cretino non mi interessa. Allo stesso modo ho poco interesse per uno che dica, ad esempio, come Cazzaniga, "dovrebbero abolire la gente che scrive per il domenicale". Se Cazzaniga si degnasse di spiegare perché e percome si dovrebbe abolire la gente che scrive per il domenicale; se Cazzaniga si degnasse di spiegare che cosa intende dire adoperando il verbo "abolire" (vuole togliere loro il diritto di esprimere opinioni? vuole vuole mandarli in camera a gas? vuole esiliarli? vuole vietare la stampa di opinione non cazzanighiana?); se Cazzaniga di degnasse di dire chi dovrebbe fare questo (la sua frase è priva di soggetto); se Cazzaniga si degnasse di indicare in base a quale legge, criterio morale, consuetudine, regolamento, decreto divino, eccetera, si dovrebbe abolire la gente che scrive per il domenicale: ecco, se Cazzaniga facesse tutto questo, magari ci sarebbe da discutere.
Pubblicato da: giuliomozzi - 13.09.05 22:04
@Angela Scarparo "Ma sarà meglio fare la velina contenta che la drogata infelice?"
carissima, la lettura di questa unica frase mi ha fatto venire il desiderio di saltare in fondo ai commenti per scrivere questo, grazie, brava, ogni tanto un po' di buon senso ci vuole, secondo me, anche quando si parla di letteratura fra letterati e per i lettori, intuisco che il mondo della letteratura (come quello del lavoro, quello della televisione e quello dei pusher) sia pieno di sciacalli e persone che non fanno altro che sbranarsi, però il buon senso è il buon senso è una valigetta che contiene un manoscritto è sempre differente da una valigetta che contiene i codici di lancio per testate missilistiche a lunga gittata, oppure qualche contratto firmato per la fornitura di servizi da una società ad un'altra, o ancora la possibilità di scrivere dei libri che ci piacciono come ci va e non semplicemente dei libri che DEVONO o che non DEVONO andare; l'Italia è bella perchè è faziosa, se uno fa il maledetto invece è come se volesse che questa allegra faziosità fosse temporaneamente sospesa, soltanto per le sue opere, senza riferimenti a Parente che ancora voglio leggere per vedere com'è scritto;
saluti
GTesen
Pubblicato da: Giorgio Tesen - 13.09.05 22:11
@ GIULIO
Caro Giulio,
felice d'esser stato smentito. E lo dico seriamente.
Pure io faccio fuori lo spam, così anche i commenti pesanti: una sola volta m'è capitato di dover censurare dei commenti, ma erano incitazione all'odio razziale. Quelli non sono passati proprio, nemmeno accomodati. Così è.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 13.09.05 22:43
Ciao Giorgio, visto che ci troviamo d'accordo vuol dire che appena formalizzo l'Accademia dei Buonsensisti (mi piace perchè fa tanto buonguastai, però quell''Accademia' davanti gli da un non so che di "rigore") ti chiamo. Non sto scherzando.
Pubblicato da: angela scarparo - 14.09.05 00:08
