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26.09.05
Tòpoi della polemica letteraria (citazioni e appunti)
di giuliomozzi
Mi è successo in questi giorni di rileggere il saggio di Renato Serra su Pascoli [Scritti di Renato Serra, a cura di G. De Robertis e A. Grilli, Le Monnier 1938, pp. 1-47.]. E mi è successo di leggere, spintovi da Angela Scarparo e da Loredana Lipperini (qui, in fondo al post) la recensione di Silvia Dai Pra' al libro Lo sbrego di Antonio Moresco, la furibonda risposta di Valerio Evangelisti alla stessa Dai Pra' e infine la risposta di Silvia Dai Pra' a Evangelisti.
La recensione di Silvia Dai Pra' comincia con queste parole: "Antonio Moresco è uno di quegli scrittori che o si ama o si odia. I suoi ammiratori lo considerano una reincarnazione di Dostoevskij, di Melville o di Pasolini. I detrattori poco più che un impostore. O, almeno, questo si dice di lui. Può capitare, invece, che questo autore lasci semplicemente perplessi".
Nel saggio di Serra, al terzo capoverso, si legge: "Perché, in quanto al Pascoli, c’è chi lo ama molto, e chi non lo può soffrire, c’è chi partecipando dell’un sentimento e dell’alto, resta combattuto e sospeso; e concorrono anche intorno a lui molti giudizi e formule che rappresentano più o meno vivamente queste disposizioni varie degli animi; ma, se si guarda bene, una che sciolga interamente il nodo di tante contraddizioni e dubbi che dividono la gente, una che ci dia conto chiaro del fatto suo, non si trova" (pp. 1 sg.).
Evangelisti, criticando la recensione di Silvia Dai Pra': "L’esordio è un luogo comune mille volte ripetuto".
Più avanti, Dai Pra' scrive: "Tutto ciò che lo scrittore tocca, prova, enuncia, deve situarsi vari toni sopra la media: il suo dolore è insopportabile, la sua passione è irrinunciabile, la sua voce è profetica. E le profezie non si discutono, si sa. Tutto ciò che non fa parte di loro ne viene automaticamente espulso. Ed è proprio questo che manca a Moresco, e quello che crea il limite di un autore che pure il suo talento lo avrebbe, come si vede nelle parti migliori dei Canti del caos. L’altro non esiste. Il mondo neppure, se non centrifugato in un composto caotico, ma che sa di identico. Universi, materie in putrefazione, tuorli, ovuli, gelatine degli occhi, peni, vagine, materie psicofisiche: nei suoi libri la realtà brulica come un ammasso di lombrichi, ma che, da bravi lombrichi, sono tutti identici. E tenuti insieme dalla mano ordinatrice dell’uno che genera il cosmo: l’autore, unico sopravvissuto al diluvio, magari un po’ acciaccato, pieno di malattie, ma superstite".
Evangelisti: "Ciò potrebbe applicarsi a un bel po’ di autori ritenuti geniali, da Leopardi (che almeno non aveva problemi di affitto) a Céline".
Scrive Serra, a proposito delle antologie per le scuole curate da Pascoli: "Ma egli non conosce nel vasto universo altri che se stesso; non fa nulla che non sia inteso alla piena soddisfazione dei suoi bisogni spirituali, soli e puri. Dice che ha fatto il libro ch’egli avrebbe voluto aver tra le mani quando era fanciullo a scuola; e l’ha fatto solo per sé. Il libro ci dà il suo mondo poetico; le cose ch'egli stima poetiche, il mondo come se lo sente. E' la sua stessa poesia, soltanto, se volete, abbssaa d'un tono" (p. 4). E più avanti: "Egli è perpetuamente inebbriato e assorto nel mondo fittizio che la sua propria parola gli ha creato dintorno. Egli vive nei propri versi con tutta l'anima; e in quel che gli par grande consuma tutto l'ardore della sua forza morale, e in quel che gli riesce pietoso piange tutte le lacrime dei suoi occhi. Questa è la sua gran forza e la sua gran debolezza" (p. 19).
E pare quasi che Renato Serra abbia tenuti presenti (grazie a una prodigiosa inversione temporale) i pezzi di Dai Pra' ed Evangelisti, quando scrive: "Questo è il fatto dei pascoliani; nei quali opera sopra ogni altra cosa una simpatia non ragionabile, onde vedono quasi con gli occhi suoi stessi e sentono con le sue viscere; tutto quello che viene a lui, a loro è caro ugualmente, poiché essi amano d'un solo amore il poeta e l'uomo e la sua vita disgraziata e la sua anima piena di dolcezza e i suoi occhi pieni di pianto. Ma se io riguardo freddo e curioso, quell'uomo che così inerme mi si abbandona e si scopre, quel poeta che dà la stessa importanza alle sue lagrime e ai suoi versi, mi riesce la più strana cosa del mondo: è probabile che l'uomo non mi piaccia e che con uno stesso moto io mi allontani anche dall'artista: poiché l'uno e l'altro son troppo stretti nella medesima persona" (p. 19 sg.).
Se qualcuno mi interrogasse sullo scopo di questo articolo fatto solo di citazioni, risponderei che le recensioni, le critiche alle recensioni, le polemiche letterarie costituiscono pur sempre un "genere" dotato delle sue forme, dei suoi temi ricorrenti, dei suoi tòpoi, eccetera. E credo che, nonostante i quasi cent'anni di distanza (il saggio di Serra su Pascoli è del 1909) le somiglianze tra i due passi che ho citati si vedano.
Evangelisti, criticando la recensione di Silvia Dai Pra', scrive tra l'altro: "Silvia Dai Pra’ non riconosce al suo bersaglio [Antonio Moresco] la virtù della sincerità e, con ciò, gli nega una delle doti fondamentali che connotano un artista".
E Serra, in conclusione del saggio: "La fantasia mi suscita davanti una persona viva; quella poderosa e prosperosa figura è dunque del Pascoli? Se vi cammina davanti, tarchiato nella sua statura mezzana, con quella impostatura così spiccata del petto, che si dondola un poco assecondando con le spalle e le braccia corte il moto risoluto del passo, col collo taurino e la testa forte sotto il cappello largo e molle, egli è uno dei nostri agenti di campagna, un fattore del più buon ceppo romagnolo. Ma si volta; vi guarda, vi parla. E quando udite frasi rotte, una voce che pare senza accento, movimenti rapidi eprofondi a cui la parola a ogni tratto vien meno; quando vedete su quella fronte tormentata, che mostra nei solchi fondi il travaglio e l'ansia dello spirito, quando vedete su quegli occhi grigi l'ombra del pensiero e del sogno trascorrere come l'ombra della nuvola nel cielo, allora sentite che è lui, Pascoli, il poeta.
"C'è qualche cosa in quell'uomo, che par dei nostri, in quella spoglia corporale e massiccia, che non si sa definire; qualche cosa di vivo, di mobile, di creatore, un getto perenne di forza che sfugge a ogni usato vincolo, che lo pone in mezzo al nostro universo invecchiato come uomo libero e nuovo. E' un poeta. Ogni timore, ogni inquietudine che la lettura poteva aver lasciato dietro di sé, subito cade; in lui non c'è falsità, maschera, posa, artifizio. Tali cose non esistono; non possono aver luogo in quest'uomo ch'io vedo. Altri potrà giudicare, pesare, classificare; nella sua viva presenza io sento la schiettezza dell'anima. Si muove tra gli uomini disarmata e innocente come quella del bambino che pur ora ha aperto i vergini occhi sulle cose" (pp. 45 sg.).
Il corpo, dunque; non il corpo reale (questa di Serra è una "fantasia") ma una visione (eventualmente fondata su documenti fotografici, eventuali incontri ecc.; ma pur sempre una visione). Qualunque pagina di Moresco suscita in me, mentre leggo, e mi lascia impressa nella mente, una visione del suo corpo; ed è sempre la visione di un corpo dentro uno spazio, aperto o chiuso ma sempre soffocante (una camerata, una via di Milano, un monolocale...) dentro il quale quel corpo soffre e patisce, si agita, urta contro le pareti e gli spigoli. Non pretendo che questa mia visione sia ragionevole. Fattostà che ce l'ho.
Sospetto che quando Loredana Lipperini, introducendo la risposta di Silvia Dai Pra' a Evangelisti, dice: "Penso che per uno scrittore come Moresco sia impossibile separare 'l'uomo' dall' 'autore', perché è proprio lui a non volerlo", dica meno di quel che andrebbe detto: e cioè che è impossibile separare i testi di Moresco dal corpo di Moresco.
Conclusioni? No, nessuna. Tranne questa: tra l'estrema sottrazione (Pynchon, Salinger) e l'estrema esibizione (Moresco, ma anche Busi - per dirne uno), sembra proprio vero che la notizia della scomparsa dell'autore, pervenuta negli anni Settanta, si dimostri ormai una bufala, o a esser buoni un mito (vedi il libro non a caso di Carla Benedetti L'ombra lunga dell'autore, Feltrinelli). Solo che oggi come oggi non abbiamo più tra noi autori-persone; abbiamo autori-corpi. Non è più un pensiero ciò che può "autenticare" un testo (la recensione di Silvia Dai Pra' a Lo sbrego è tutto sommato un'accusa di inautenticità): è solo il corpo, glorioso o sofferente che sia, dell'autore.
(La porta è aperta per chi volesse, a questo punto, fare dei discorsi sulla mediatizzazione del corpo, e provare a dimostrare che Antonio Moresco non è poi tanto diverso da Costantino. La porta è aperta, mi rendo conto, ma io proprio non credo che un corpo "veramente mediato" nella narrazione scritta sia confondibile con il corpo "falsamente immediato" offerto dalla televisione).
Poche idee e ben confuse: stop, quindi.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 26.09.05 16:15
Interventi
Se la Dai Pra'ha scritto "tutto sommato un'accusa di inautenticità" e quindi non ha recensito il libro ma ha accusato l'uomo (lo penso anch'io) perché dire una cosa così raffinata e così bella: "è impossibile separare i testi di Moresco dal corpo di Moresco". La dimensione del corpo, anche del proprio, in una narrazione deve esserci assolutamente (non solo quella, altrimenti - saltando dalla scrittura alla pittura - L. Freud sarebbe un grandissimo pittore). Ma tutto questo cosa c'entra con la retorica delegittimante, quello che per strada si chiama lo "sputtanare", praticata dalla Dai Pra'?
Pubblicato da: andrea barbieri - 26.09.05 18:15
Barbieri deve aver conosciuto Lucian Freud dal mio blog e ha subito pensato di disprezzarlo, da quel gran critico d'arte che è. Povero bamboccino. Certo, se solo potesse trasformarsi in un misero pelo del culo di Moresco per "fare corpo con lui" (e di conseguenza anche con i suoi testi), forse sarebbe finalmente felice:-/
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 26.09.05 19:49
Barbieri, Freud 'è' un grandissimo pittore, e non perchè disegni corpi. anche se noi dicessimo il contrario, rimarrebbe comunque un grande pittore. Lo sarebbe anche se disegnasse alberi. Lo è, ma proprio grande, secondo me - proprio come Bacon, come Gericault - per esempio, perchè 'di proposito' sceglie di dipingere 'cose scontate' (che c'è di più scontato del 'nudo'? o di un cane?) e non è mai banale. ma ci disegnare 'cose scontate' e non essere banali, mica siamo capaci tutti, secondo me. come quando si racconta. in Freud, c'è sempre quello 'scarto', quel 'particolare', tipico di lui, del pittore. ecco, se narrando narrando il particolare ti scappa, o lo trovi, sei un'artista. se metti giù un'accozzaglia di luoghi comuni, no. oh, capita a tutti, eh? la dai pra ha rinvenuto in moresco un po' di questa accozzaglia. dove sta il 'denigrare'? veramente non capisco.
Pubblicato da: angela scarparo - 26.09.05 20:04
...e il fatto che moresco metta sempre in mezzo il 'suo' corpo secondo me è come dire, ' a margine'. un po' come sironi - grandissimo anche lui - che anche se faceva 'figure umane' poi ci metteva sempre dietro i palazzi. sempre sti palazzi. come dire, la 'sua cifra'. miller (henry) era un altro che - apparentemente - parlava sempre di sè. ma tanto l'arte è comunque 'un'invenzione', è comunque una 'bugia', prevede comunque uno 'sguardo sggettivo' quindi che io parli di me, o di un albero, non cambia. quello - il fatto che parli esplicitamente di sè - dovrà secondo me, per esempio, essere elencato dal critico, come dato. "parla di sè esplicitamente", dirà, "invece di parlare di sè attraverso gli alberi...o i cani, o una storia di spionaggio"
quindi: "pinco pallino ci racconta la storia di sè" bene, come ce la racconta? il critico avrà il diritto o no di dire: questa descrizione - di sè, di un gatto, di un cesso - è fatta con un dose di luoghi comuni tale da renderla 'già vista, poco originale'. che c'è di male? poi uno/a che legga il lavoro del critico, potrà dire: questo/a critico/a non ha colto questo, non ha visto quell'altro, e quell'altro ancora ...ne ha tutto il diritto. ma non ha il diritto di dire : "come si permette, questa critica di dire che questo scrittore parla per 'luoghi comuni'? e di dire che ne accumula tanti da risultare poco originale? ah, questo significa delegittimare lo scrittore". ma chi lo dice? quello resta uno scrittore, e chi gliela leva la qualifica? ci mancherebbe, ma è poco originale. e chi se ne frega dove è vissuto - da punto di vista artistico - poi dal punto di vista umano si potrà provare tenerezza, compassione, amore, quello che ti pare. ma una cosa è il giudizio 'artistico' - che andrà dato secondo me, che sia impopolare o no, non importa come dichiarazione - che andrà dato 'conoscendo' quello di cui si parla, e un altro è il giudizio di angela, di sergio, di giorgio, etc su anna, pietro, rino, fabrizio come persone.
Pubblicato da: angela scarparo - 26.09.05 20:26
oddio, scusate: volevo dire,(lapsusone!) "...sei un 'bravo artista', se no, no". invece ho detto, "sei un'artista (pure al femminile!), se no no. scusate. resti comunque un artista.
Pubblicato da: angela scarparo - 26.09.05 20:34
Grande Gericault! Bellissimo e pieno di pathos il quadro raffigurante Mazeppa legato al dorso del cavallo.
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 26.09.05 21:32
Mazeppa legato al dorso del cavallo è un vero e proprio topos nei romanzi di Andersen:-/
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 26.09.05 21:36
Giulio, azzarola che chiosa finale all'intervento. Mi astengo: troppo complesso per me il tema :-)
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 26.09.05 22:25
ma non ci avevano fatto uno spettacolo equestre in inghilterra? e non c'entrava per caso anche Lord Byron? Massì dai che non mi sbaglio!
Pubblicato da: Lu - 26.09.05 22:43
scusa Giulio
da un po' di tempo non sento la tua voce. Come mai? Nei tuoi pezzi non cerchi né dai tue risposte. Come mai? Tra le tue righe leggo dubbi e mai certezze. Come mai? Sei un grande lettore e un buon scrittore, bene. Non scrivo per far polemica. Ma sento un tuo distacco da tutto. Forse è un bene. Come mai? Questo è un giudizio da tuo lettore innocuo.
Pubblicato da: Onan - 26.09.05 23:06
Francesco, ho dubbi e incertezze. Le risposte utili possono venire soltanto da domande ben poste. Sto cercando il modo di porre bene alcune domande.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.05 00:22
Io invece (copio l'incipit de "Gli esordi") sono convinto che Moresco sia assolutamente "sincero", soprattutto quando denuncia "le vergogne" di questo mondo marcio dominato da uomini vili e compromessi (tranne lui, ovviamente); ed è proprio questa sua sincerità, e questo suo tirarsi fuori, che non mi fanno amare i suoi libri. Quello della "vergogna", il "de contemptu mundi", è un profondo tema messianico; e ciò spiegherebbe perché venga così spesso accusato di assumere toni da profeta, da salvatore deciso a immolarsi per redimere l'arte corrotta. Il martirologio aiuta, commuove gli animi sensibili dei molti che si sentono oppressi dal "blocco di potere mediatico-editoriale-pubblicitario"; e la recente scelta di piazzare orgogliosamente nella quarta di copertina de "I Canti del caos" la stroncatura di Angelo Guglielmi ("un libro illeggibile") conferma questa inclinazione soteriologica. In fondo, l'ostentazione dei giudizi impietosi ricorda l'esibizione delle stigmate: sono ferite sacrileghe inferte al corpo dello scrittore e al suo corpus narrativo. Ma tornando alla polemica nata dall'articolo de "Lo Straniero", io segnalerei pure la malafede di certi passi del "furibondo attacco" di Evangelisti; valga per tutti quello in cui ironizzava a proposito dell'accostamento con gli extracomunitari. Solo chi ha letto "Lo Sbrego" sa che quell'apparentamento era giustificato da un passo del libro di Moresco in cui l'autore si dichiarava consentaneo a quel tipo di marginalità. Se non lo avesse evidenziato Silvia
nella replica ospitata dalla Lipperini (perché Evangelisti si è ben guardato dall'offrirgliene la possibilità su Carmilla), a chiunque sarebbe suonato come una volgare e ingiustificata offesa a Moresco. Poi certo, esiste un'estetica della polemica che prescinde dalle argomentazioni messe in campo, nel senso che si può apprezzare una stoccata pur non condividendo le ragioni di chi l'ha portata; e a questo proposito mi sembra difficile che si possano preferire ai toni pacati e ragionevoli della giovane dai Pra' quelli scomposti e rissosi di Evangelisti, a meno che non intervengano logiche aprioristiche di schieramento. Ma forse anche qui si evidenzia una significativa affinità tra Moresco e i suoi coriacei estimatori, che ha molto a che vedere col corpo e la fisicità. Se i suoi libri vengono spesso definiti "un corpo a corpo con la letteratura" (parole di Carla Benedetti ne "Il tradimento dei critici"), una "collutazione ermeneutica" (parole di Tiziano Scarpa in "Cos'è questo fracasso"), la propensione allo scontro nei suoi aficionados non può di certo stupire.
Pubblicato da: sergio garufi - 27.09.05 03:28
"De contemptu mundi" a parte, secondo i critici più accreditati "castigat ridendo Mores": Moresco castiga le more, ma (forse?) sorride (alle bionde?):-/
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 27.09.05 07:38
Caro Sergio, il pezzo di Silvia Dai Pra' metteva in questione, mi pare, non la "sincerità" ma l' "autenticità". Chi ha una falsa coscienza è assolutamente sincero nei suoi inautentici sentimenti. Antonio Moresco, secondo il giudizio di Silvia Dai Pra', è provvisto di falsa coscienza (lei non dice così: questa è una mia traduzione). E (notare) il giudizio sull'autenticità non è un giudizio morale (lo è, invece, il giudizio sulla sincerità).
La risposta di Evangelisti contiene un trucco retorico in due mosse. "Silvia Dai Pra’ non riconosce al suo bersaglio la virtù della sincerità e, con ciò, gli nega una delle doti fondamentali che connotano un artista". La prima mossa è confondere un giudizio sull'autenticità, effettivamente espresso da Silvia Dai Pra', con un giudizio sulla sincerità, che nel testo di Dai Pra' a me non pare ci sia. La seconda mossa è una sorta di prova ontologica: Moresco è pensabile solo come artista; l'artista è necessariamente sincero/autentico; sostenere che Moresco non è sincero/autentico equivarrebbe quindi a sostenere che Moresco non esiste, il che è palesemente assurdo (Moresco infatti esiste, e anch'io posso testimoniarlo).
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.05 08:42
cosa significa "avere una falsa coscienza"?
Pubblicato da: ign - 27.09.05 09:30
Caro ign, è proprio quello che volevo scrivere anch'io... E aggiungo: come si fa a stabilire quando si è in presenza di sincerità o autenticità. E: che cosa è la sincerità, e che cosa l'autenticità? Qui non si tratta di fare il verso a Socrate, qui si tratta di non fare la versione intellettuale di Amici di Maria De Filippi.
Pubblicato da: Marco Candida - 27.09.05 10:08
Io insisto. Silvia Dai Pra' dando un giudizio sull'inautenticità di Moresco (che tocchi o no la sua sincerità a me pare davvero poco importante) ne delegittima l'opera: la rende illeggibile. E infatti la “recensione”, dello Sbrego non parla. Non ne parlano nemmeno i commentatori nel colonnino, che molto probabilmente non l’hanno nemmeno letto. Questo è il fatto.
Poi le mosse e le contromosse retoriche, i giudizi ontologici ecc. credo che siano raffinatezze che sarebbe bello dedicare a qualche causa più attinente.
A Garufi, che non posso chiamare “caro” perché in fondo allude anche a me quando qui e sui colonnini di Lipperatura dipinge un popolo di servi sciocchi di Moresco pronti alla battaglia, a Garufi non so che rispondere: se anche a lui piace la retorica della delegittimazione, non posso che prendere atto che scegliendo la negazione del dialogo e della dialettica, Garufi ha trovato un modo per suicidarsi come intellettuale. Questo mi riempie di tristezza, perché anch’io ero tra quelli che criticava l’attacco di Moresco a Caliceti, anche a me è dispiaciuto che chiudesse con NI, e ora mi accorgo che alcuni, che pensavo ragionevoli, fanno ben di peggio.
Pubblicato da: andrea barbieri - 27.09.05 10:50
Off Topic
ripropongo anche qui alcune domande che ho lasciato su Nazione Indiana.
Ho preso come confine l’articolo di Franz Krauspenhaar “La crisi” del 26 Luglio. So già la risposta di Gianni. Agli altri, da lettore affezionato di Nazione Indiana, chiedo:
Andrea Bajani perché pur facendone parte non intervieni?
Jacopo Guerriero perché pur facendone parte non intervieni?
Giulio Mozzi perché pur facendone parte non intervieni?
Michele Rossi perché pur facendone parte non intervieni?
Piero Vereni perché pur facendone parte non intervieni?
Christian Raimo perché pur facendone parte non intervieni?
Roberto Saviano perché pur facendone parte non intervieni?
Giorgio Vasta perché pur facendone parte non intervieni?
Ovviamente si possono avere mille buone ragioni per non intervenire. Vorrei soltanto capirle, capire se le parole di commiato di alcuni indiani andavano a segno oppure no. Vorrei, da lettore e senza avere pregiudizi, rendermi conto di che pasta sono fatti gli indiani “fantasma”. Ecco tutto.
Pubblicato da: andrea barbieri - 27.09.05 10:55
Barbieri, l'ultimo dei Moi Cani.
Pubblicato da: Lucio Angelini - 27.09.05 11:27
L'estetica (un americano a Roma) di Barbieri: "E allora signori, io vi dico una cooooosa...quelli che delegittimano Moresco...quelli del colonnino...signori! Bene. E' perchè non l'hanno letto!"
Pubblicato da: angela scarparo - 27.09.05 11:51
Caro Andrea, in una discussione fatta di parole che si riferiscono a fatti, non mi sembra fuori luogo andare a vedere come sono organizzate le parole.
Quanto alla domanda: "Perché non intervieni?", rispondo: ho scelto di non prendere la parola in Nazione Indiana (ma l'ho ben presa qui, in vibrisse) e non ho intenzione di motivare la mia scelta.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.05 11:53
Giulio, cerco di usare un po’ di buon senso. Evangelisti scrive:
“Silvia Dai Pra’ non riconosce al suo bersaglio la virtù della sincerità e, con ciò, gli nega una delle doti fondamentali che connotano un artista (e persino un artigiano di qualità).”
Avrebbe dovuto scrivere “autenticità” invece di “sincerità”? A mio parere non fa tanta differenza essendo ovvio che il senso del discorso è la delegittimazione personale (e comunque il confine tra i due concetti non è certo così pacifico come da tua premessa). La delegittimazione personale è evidentemente assurda dato che stiamo parlando di un libro e non di Antonio.
Di fronte a questa cosa macroscopica, anzi a queste due cose:
- giudicare la vita di un uomo in base a non so quali evidenze e da quale sovraordinata posizione;
- passare dal giudizio delegittimante sull’uomo alla delegittimazione della sua scrittura,
tu Giulio rispondi come una specie di filosofo analitico, con un ragionamento che nulla ha a che fare coi fatti, ma si risolve in una prova di coerenza interna: le parole sono false in quanto portano all’affermazione assurda che Evangelisti non esiste come persona in carne e ossa.
E’ così strano che io sia perplesso per questo modo di ragionare?
E’ giusto che nessuno parli dello Sbrego nel colonnino dei commenti?
E’ normale la levata di scudi contro Evangelisti?
Per quanto riguarda Nazione Indiana, il problema, da quello che ho capito, è la mancanza di aggiornamento del "Chi siamo", se è così prima o poi pubblicheranno 'sto benedetto "organigramma" corretto e io sarò finalmente un lettore tranquillo.
Pubblicato da: andrea barbieri - 27.09.05 16:58
io quando penso alla creazione, mi viene in mente mia madre. lei si ostina nell'affermare che noi 3 figli siamo stati voluti. io le credo sulla parola. per me lei è sincera quando afferma che prima di mettermi al mondo e renderci autentici, ci ha immaginato, e quell'immagine l'ha fatta sua attraverso l'amore. beh, forse sarò banale, ma è questo che penso quando faccio mia, fruendone, un'opera d'arte: essa mi rimanda sempre all'immagine della copula, non al padre o alla madre, e nemmeno a entrambi in quanto coppia coniugata.
Pubblicato da: kristian - 27.09.05 17:10
Scrivi il piccinino di Forlì:
"- giudicare la vita di un uomo in base a non so quali evidenze e da quale sovraordinata posizione;
- passare dal giudizio delegittimante sull’uomo alla delegittimazione della sua scrittura"
Ma è esattamente quello che lui fa in continuazione! L'ha fatto anche con me.
Già che ci sono trascrivo la parte più importante dell'articolo di Wu Ming sui VMO (L'Unità di oggi): "Dopo gli equivoci iniziali (pare che alcuni elogiati abbiano scritto a Vincenzo e Basile per ringraziarli), si è capito che vero oggetto della satira è la scorciatoia intellettuale del "nientismo" ("non c'è più niente di buono ormai"), con la variante del "quasi-nientismo" ("non c'è più niente di buono, ormai, a parte me che sono un genio, e pure i miei amici non sono male"). Ne abbiamo fin sopra le orecchie. In Italia, oggi, mostrarsi apocalittici è una strategia per rimanere integrati".
Resta il quesito: "Letteratura è vita?". La risposta, inesorabile, solo nel mio blog:-)
Pubblicato da: Lucio Angelini - 27.09.05 17:12
Caro Andrea, il "senso del discorso" di Silvia Dei Pra' a me non pare proprio che sia la "delegittimazione personale" di Antonio Moresco.
"Sincerità" e "autenticità" non mi pare che siano la stessa cosa. Mi rendo conto che nel parlare corrente spesso le due parole vengono confuse. Nel dizionario online di De Mauro (www.demauroparavia.it: al quale faccio riferimento non perché sia un oracolo, o perché sia migliore di altri: ma perché, essendo in rete, può essere consultato da chi ci legge) la "sincerità" è definita in primo luogo come un "atteggiamento morale che si fonda sulla determinazione di non mentire"; mentre per l'autenticità è fornita una definizione riferita alla "filosofia esistenzialista": "l’esistenza in cui il singolo ritrova il proprio più profondo se stesso, diversamente dalla condizione superficiale e impersonale in cui vive abitualmente". Se usiamo le parole in questo senso (non dico che questo sia l'unico senso; dico: se le usiamo in questo senso), credo non facciamo confusione.
Ad esempio: si potrà ben dire che in ciò che io scrivo (faccio un esempio personale, così non do noia a nessuno) è continuamente in atto il tentativo di riscattare l'inautenticità (determinata dalle condizioni sociali, dalle eredità educative eccetera) per mezzo di una sorta di manierismo della sincerità. Si può ben dire questo, di ciò che io scrivo, mi pare: si può dirlo e, chi lo dicesse, non farebbe altro che descrivere ciò che avviene nella mia scrittura. Non direbbe nulla sulla mia persona: mi darebbe né dell' "inautentico" né dell' "insincero" né del "mentitore" né del "manierista", eccetera. Chi dicesse questo, parlerebbe dei miei testi: e stop.
Tu scrivi: "La delegittimazione personale è evidentemente assurda dato che stiamo parlando di un libro e non di Antonio": ed è vero! Aggiungo: e siamo parlando di alcuni articoli e non di Silvia Dei Pra' o di Valerio Evangelisti.
Mi dici che rispondo "come una specie di filosofo analitico, con un ragionamento che nulla ha a che fare coi fatti": eh no. Se stiamo parlando di una discussione e di un libro - e stiamo effettivamente parlando di una discussione e di un libro -, i "fatti" sono le parole della discussione e le parole del libro.
Continui scrivendo che (secondo me) "le parole sono false in quanto portano all’affermazione assurda che Moresco [tu scrivi Evangelisti, ma immagino sia una svista] non esiste come persona in carne e ossa". No. Io ho scritto che Evangelisti ha usata una sorta di prova ontologica. Ho sbagliato, forse, perché mi sono permesso di fare un po' d'ironia. Dico la cosa con altre parole:
- A Moresco va riconosciuta a priori la "virtù della sincerità", dice Evangelisti; la "virtù della sincerità" è "una delle doti fondamentali che connotano un artista"; quindi Moresco ha la "virtù della sincerità", ed è un "artista" (a priori).
Ragionamenti di questa specie, caro Andrea, servono solo a tappare la bocca all'interlocutore.
Se tu sei "perplesso" per il mio modo di ragionare, non so che farci. Vuoi dirmi che sbaglio (o almeno ti lascio "perplesso") se cerco di mettere a fuoco il significato delle parole che si stanno usando? Vuoi dirmi che sbaglio (o almeno ti lascio "perplesso") se mostro che un certo ragionamento, in quanto mi sembra porti a conclusioni assurde, è un po' sospetto?
Quanto alla "levata di scudi contro Evangelisti", scusa, sospetto che sia una tua invenzione. Se non sono d'accordo con il modo in cui Valerio Evangelisti ha criticato l'articolo di Silvia Dei Pra', questa è una "levata di scudi"? O è, semplicemente, che non sono d'accordo con Valerio Evangelisti?
Se qui nei commenti nessuno parla direttamente del libro "Lo sbrego", è probabilmente per due ragioni. Prima ragione: "Lo sbrego" è un libro finora letto da poche persone. Seconda ragione: il mio articolo non concerne "Lo sbrego", ma alcuni tòpoi della polemica letteraria (vedi il titolo).
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.05 17:44
Lucio, scrivi: "quello che lui fa in continuazione". Chi è "lui"?
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.05 17:56
.. io preferisco gli scrittori che nello scrivere ci stanno anche un po' male (ma intanto stanno scrivendo di altro) a quelli che PER scrivere devono stare un po' male (e già che ci sono ti raccontano quello)..
Pubblicato da: marco v - 27.09.05 19:18
Giulio. Lui... è il piccinino di Forlì. Non si capiva?
Pubblicato da: Lucio Angelini - 27.09.05 19:48
Mi pare, Giulio che la frase “incriminata” di Evangelisti:
“Silvia Dai Pra’ non riconosce al suo bersaglio la virtù della sincerità e, con ciò, gli nega una delle doti fondamentali che connotano un artista (e persino un artigiano di qualità).”
si possa interpretare in due modi:
1. Evangelisti sostiene che qualsiasi artista e artigiano è per definizione sincero, anzi: autentico, quindi chi sostiene la sua inautenticità non rientra nell’ordine del discorso, ovvero, in modo nemmeno tanto raffinato, Evangelisti tappa la bocca all’interlocutore;
2. La frase è scritta male, l’autenticità è da attribuire al testo e non all’autore, ovvero in sostanza sostiene Evangelisti, la premessa per leggere un testo è accettare la sua autenticità, cioè il fatto che sia lì per dirmi qualcosa sul mondo o sulla bellezza di una storia. Poi, l’esito della lettura può essere che questa autenticità non esiste, che il testo è una patacca, ma se alla prima riga il lettore non parte con questo pregiudizio addosso, qualsiasi lettura critica diventa impossibile. E infatti Evangelisti scrive “La presunta recensione potrebbe finire qua.”
Tra le due interpretazioni, io scelgo la seconda, anche perché trovo che la recensione al recensore sia, non un gesto di violenza contro una ragazza tutto sommato molto giovane e che non possiede la preparazione e la forza retorica di un "pezzo da novanta" come Evangelisti, ma piuttosto un discorso molto umano, una testimonianza sulla dignità da riconoscere a una persona. E credo alla sincerità (deve esserci in chi testimonia) di Evangelisti perché so per certo che non è né un amico di Moresco né un suo lettore, perlomeno non un lettore accanito. Io credo che tutto questo possa essere un suggerimento prezioso anche per la Dai Pra’. Purtroppo quello che ha fatto lei è un errore che capita a tutti. Anche a Serra. Io stesso sono partito spesso lancia in resta, molto sinceramente, ma prendendo dei granchi mostruosi.
Pubblicato da: andrea barbieri - 27.09.05 19:54
Caro Andrea, ora dico tre cose separate tra loro.
1. Se la frase "incriminata" di Evangelisti è "scritta male", forse dovremmo pensare che Valerio Evangelisti non possiede "la preparazione e la forza retorica" degne di un "pezzo da novanta". Se invece Evangelisti possiede "la preparazione e la forza retorica" degne di un "pezzo da novanta", allora, guarda: non gli concedo il diritto di pubblicare una frase "scritta male".
2. Il testo è lì. La frase è quello che è. Perché mai dovrei ipotizzare, al di là della frase "scritta male", un pensiero *pensato bene* e dalla stessa frase non reso adeguatamente? Con quale diritto (e con quale mancanza di rispetto per Evangelisti!) mi permetto di prendere una frase di Evangelisti, giudicarla "scritta male", e ipotizzare (con quale garanzia che non si tratti di una mia proiezione?) che al di là di essa vi sia un pensiero *pensato bene*?
3. Valerio Evangelisti sarà un "pezzo da novanta" dal punto di vista della "preparazione" e della "forza retorica". Ma soprattutto è un "pezzo da novanta", in confronto a Silvia Dai Pra', dal punto di vista del potere. Se c'è qualcosa di assolutamente antimoreschiano, è proprio l'attacco di Evangelisti (autore premiato dal mercato, coccolato dai fan, bene inserito in un "giro" genno-wuminghiano ecc.) a una persona molto meno potente, molto meno nota, priva di fans, eccetera eccetera.
Poi. Scrivi: "La premessa per leggere un testo è accettare la sua autenticità [...] Poi, l’esito della lettura può essere che questa autenticità non esiste". Che cosa ha fatto Silvia Dai Pra'? Ha letto il testo, e l'esito della sua lettura è che in quel testo non vi è autenticità. Ha fatto ciò che tu stesso dici che si ha pieno diritto di fare.
O tu credi che Silvia Dai Pra' abbia affrontata la lettura dello "Sbrego" con la testa piena di pregiudizi? Se credi questo, sei in grado di provarlo? Silvia Dai Pra' ha evidentemente letti altri libri di Antonio Moresco (li cita); sulla base di queste letture si sarà ovviamente formata un'opinione; intendi sostenere che questa opinione è un pregiudizio? A ragionar così, credo che si finirebbe necessariamente col concludere che i soli soggetti abilitati a recensire libri sono le persone che non hanno mai letto un libro: essendo per così dire vergini, è garantita l'assenza di pregiudizi.
Senza contare che un'affermazione del tipo: "Silvia Dai Pra' ha affrontata la lettura dello 'Sbrego' con la testa piena di pregiudizi non è un'affermazione relativa al testo scritto da Silvia Dai Pra', bensì un'affermazione relativa alla persona di Silvia Dai Pra'. Se tu volessi sostenere che Silvia Dai Pra' ha letto "Lo sbrego" con la testa piena di pregiudizi, daresti un giudizio sull'inautenticità/insincerità di Silvia Dai Pra' per arrivare a delegittimarne il testo. Cioè faresti ciò che hai appena condannato.
(Non dico che lo fai; dico che "se...", eccetera, "allora..." lo faresti).
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.05 21:20
E, scusa, Andrea: che questo pubblico sputtanamento la Silvia Dai Pra' debba prenderlo come un "suggerimento prezioso", mi pare una cosa da mondo alla rovescia.
Ti rendi conto che quando scrivi: "Credo alla sincerità (deve esserci in chi testimonia) di Evangelisti perché so per certo che non è né un amico di Moresco né un suo lettore, perlomeno non un lettore accanito" fai esattamente ciò che condanni? Cioè *esci dal testo* e decidi di avere delle opinioni sui testi motivate da cose esterne ai testi? Evangelisti potrebbe anche essere uno stronzo mafioso malevolo vendicativo bugiardo truffatore, e avere ragione; così come potrebbe essere il sant'uomo più sant'uomo del mondo, e avere torto. Stiamo discutendo per iscritto, conta quello che è scritto.
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.09.05 21:30
17 commenti fa ho fatto una domanda e nessuno ha risposto. forse perché era una domanda stupida. a scuola a mia figlia hanno insegnato che nessuna domanda è stupida (adesso mi tempesta per farmi vedere come ha imparato bene). la mia domanda, desumo, non era all'altezza della discussione, che presuppone delle conoscenze. significa che se uno, come me, capita su questo blog, legge, si interessa e vuole fare una domanda è meglio che non la faccia perché nessuno gli risponderà? è meglio che vada a vedersi le parole sul dizionario? ma "avere falsa coscienza" c'è sul dizionario? (sì, ci sono domande stupide, questa, per esempio, potrei guardare nel dizionario invece di farla, ma il fatto è che non ce l'ho e di giorno lavoro non posso passare in biblioteca, potrei acquistarlo? eh sì, però questo mese ho pagato il certificato medico per mia figlia che si iscrive a ginnastica. ah, momento, potrei cercare in internet! sì, era una domanda stupida). o nessuno (che poi mi accontenterei che rispondesse chi l'ha usata questa espressione, no?)risponde perché non ho messo nome e cognome? dai, non ci credo.
bando alle polemiche spiccie, mi chiedo perché a certe domande non si dà risposta. c'è un criterio?
Pubblicato da: ign - 27.09.05 22:25
@ IGN: hai una risposta appena sotto alla tua domanda... :-)
Buona notte. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 28.09.05 00:30
Sì, c'è un criterio (per me, dico; perché poi vibrisse non è mica una società di servizi, presso la quale si fanno domande e si ottengono risposte; è un luogo dove si pubblicano informazioni e opinioni; se altri hanno altri criteri, non so). Se la domanda è una di quelle alle quali si può trovare la risposta semplicemente sfogliando un dizionario o scrivendo "falsa coscienza" nella finestrella di Google, io generalmente penso: ma a questo qui, gliene fregherà davvero qualosa, della risposta, visto che non fa neanche la fatica di sfogliare un dizionario o di scrivere "falsa coscienza" nella finestrella di Google?
E allora può capitare che non mi venga voglia di rispondere. Certo: è possibile che il domandante non abbia a disposizione un dizionario. Ma, se fa la domanda in questa sede, sicuramente ha a disposizione Google.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.09.05 06:20
Ecco cosa viene fuori, dottor Mozzi, se si gigita google:
Ampliare la coscienza
... che ciò di cui si soffriva era proprio una specie di falsa coscienza. ...
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... gli scostamenti da esso costituiscano forme di "falsa coscienza"), ecc., ecc.
... modo deducibile dalla condizione oggettiva) ed una falsa coscienza. ...
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Fondazione Ernesto Balducci
25/09/2005 La «falsa coscienza» è quella di chi è convinto di essere nella verità
come genericamente coloro che sono parte integrante del cristianesimo e ...
www.fondazionebalducci.it/news_det.asp?IDnews=499 - 11k - 25 set 2005 - Copia cache - Pagine simili
www.giorgiogaber.org - Bibliografia
Smascherare la nostra falsa coscienza individuale. Subito. Qui e ora. Sì, basterebbe
pochissimo. Non è poi così difficile. ...
www.giorgiogaber.org/stampa/vedilib.php?codArt=32 - 10k - Copia cache - Pagine simili
HERBERT MARCUSE:
Gli uomini devono trovare la via che porta dalla falsa coscienza alla coscienza
... La distinzione tra coscienza autentica e falsa coscienza, tra interesse ...
www.filosofico.net/onedimensionman1.htm - 34k - Copia cache - Pagine simili
Dottor Mozzi, che cosa cazzo è la falsa coscienza di Gianburrasca?
Pubblicato da: Petalo - 28.09.05 06:50
evangelisti replica
Pubblicato da: paolo beneforti - 28.09.05 08:40
Giulio, naturalmente sui primi due punti puoi avere ragione, anche se io, da lettore, sento un senso nella frase di Evangelisti (tu stesso dici che attribuisco un "buon pensiero"). Comunque sia quella frase non ha nessun peso nella recensione della recensione: toglila e rimarrà tutto perfettamente in piedi.
Sul punto tre, quello più corposo di tutti, occorre rispondere.
Evangelisti per te usa il suo potere contro la Dai Pra’. Il tuo argomento è insormontabile: qualsiasi replica di Evangelisti è esercizio di potere in quanto lui è potente. Ma allora tu, che sei un pezzo da novanta non meno di Evangelisti, stai usando il tuo potere contro di me? O piuttosto perdi tempo a rispondermi perché in fondo credi che sia utile a tutti? Forse ingenuamente credo la seconda e non perché cominci i post con “caro andrea…” visto che poi tiri mazzate micidiali. Potremmo pensare la stessa cosa di Evangelisti no? La sua controreplica mi pare mi dia ragione su questo punto.
Poi la cosa più importante. Secondo te io dovrei fornire la prova che la Dai Pra’ non ha pregiudizi. Questo è curioso perché non è il lettore che deve provare che il recensore ha dei pregiudizi: è il recensore che deve mostrare il percorso attraverso il libro e quindi chiarire l’esito del proprio giudizio. E nella recensione della Dai Pra’ il percorso, macroscopicamente, non esiste!
Infine, Giulio, penso che Evangelisti non abbia messo in atto come tu hai scritto “uno sputtanamento” ma un miracoloso caso di dibattito in rete che serve a qualche cosa.
Pubblicato da: andrea barbieri - 28.09.05 10:12
Cari tutti,
su Carmilla c'è una contro-controreplica di Evangelisti. Non vogliatemene se non colgo la sua indicazione a replicare. Rubo soltanto lo spazio per un semplice esempio che ve ne spieghi il motivo:
quando, nella mia recensione, scrivevo che quello di Dostoevskji è un nome speso impropriamente, per l'assenza di polifonia nello scrittore Moresco, pensavo che fosse evidente che stessi parlando del paragone - reperibile frequentemente - di Moresco a Dostoevskij. Non di quello che Moresco dice di Dostoevskij nello Sbrego. Bè, alla contro-contro replica di Evangelisti sembrano piacere questi equivoci.
Comunque: mi pare evidente che io ho detto una cosa, Evangelisti ne ha detta un'altra, io ne ho detta ancora un'altra, lui ne ha detta ancora un'altra, e siamo rimasti sempre della stessa opinione. Quattro colpi sono troppi per non rendersi conto che la discussione non è destinata ad approdare in nessun luogo. Magari l'unica nota positiva è che, Pappalardi, Antonelle Elia e phisyque du role a parte, si sono alzate una grande quantità di prese di posizione che, pure nella confusione propria della rete, ha fatto vedere che il mondo letterario è assai più sfaccettato di quanto si potesse pensare.
Ciao a tutti
Silvia
Pubblicato da: silvia dai pra' - 28.09.05 10:45
“Gentilissima Silvia Dal(i) Pra’,
anzitutto qualche precisazione “tecnica”:
[…]
Mi darà atto che sono stato tra i pochi a scrivere correttamente il suo nome e cognome”.
Lapsus freudiano del dito sulla tastiera, niente di grave.
Scusate sono uno fissato con la Parola.
Pubblicato da: Onan - 28.09.05 10:59
Petalo, buona l'ultima! come al cinema, e non fare casino, che la cosa si fa interessanate!
HERBERT MARCUSE:
Gli uomini devono trovare la via che porta dalla falsa coscienza alla coscienza
... La distinzione tra coscienza autentica e falsa coscienza, tra interesse ...
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Pubblicato da: angela scarparo - 28.09.05 11:18
Lei ha scritto tante di quelle scemenze su Moresco che sarà veramente difficile emularla:
Pubblicato da: Witoild - 28.09.05 11:20
Scusi Silvia Dai Pra', ma cosa c'entra con Lo sbrego il giudizio che qualcuno dà di Moresco come un nuovo Dostoevskji (tra l'altro io l'ho sentito solo in un brevissimo servizio televisivo), forse nello Sbrego Moresco scrive "Io sono il nuovo Dostoevskji"?
A me non risulta, e ho letto il libro attentamente.
Pubblicato da: andrea barbieri - 28.09.05 11:29
Il ragionare di Mozzi mi è parso ineccepibile.
Mi piacerebbe sapere poi dove nasca l'idea che ogni artista è sincero, all'artista si chiede di essere autentico, a una richiesta di sincerità di questo tipo Svevo, per citare il primo che mi viene in mente, sarebbe scappato a gambe levate.
Ho letto la dai Prà, e non capisco perché barbieri la delegittimi definendola " una ragazza tutto sommato molto giovane e che non possiede la preparazione e la forza retorica di un "pezzo da novanta" come Evangelisti", lo trovo un trucchetto piuttosto cheap. Di questo pezzo da novanta, Evangelisti, io non so manco chi sia, ho letto solo la risposta alla recensione della dai Pra. Ho ovviamente letto anche la recensione della "ragazzina", senza chiedermi che età avesse, per essere definita "giovane ragazza dovrebbe avere che ne so, diciannove anni? venti? ho trovato che argomentasse benissimo, dunque se è giovane è un enfant prodige. Tra un vecchio pezzo da novanta e una giovane ragazzina che ragiona così bene e che difende il proprio pezzo con tanto garbo, beh, per me la scelta è obbligata.
Pubblicato da: temperanza - 28.09.05 13:29
I libri di Moresco sono separabili dal suo corpo, per esempio nella recentissima edizione tedesca degli "Esordi", pubblicata da una casa editrice molto prestigiosa senza tutte queste polemichette italiane. Lì hanno riconosciuto il valore letterario, e stop, qui continuate ad accampare piccinerie personalistiche.
Pubblicato da: Otto Kraut - 28.09.05 13:30
Temperanza, la spiegazione è una sola: il vero ragazzino è Barbieri, che gli ormai famosi VMO non hanno esitato a definire il "bambino con i capelli".
Quanto a Moresco/nuovo Dostoevskji, stendiamo un VELLO PELOSO.
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 28.09.05 13:35
Caro Andrea, scrivi: " Secondo te io dovrei fornire la prova che la Dai Pra’ non ha pregiudizi". L'onere della prova spetta sempre all'accusa, mi pare. Quindi, se ritieni che Silvia Dai Pra' abbia dei pregiudizi, e se ne sei così tanto convinto da dirlo esplicitamente o da implicarlo nel discorso che fai, credo che dovresti fornire la prova. Ovviamente dovrà trattarsi di una prova interna al testo (i nomi degli autori, in questa discussione, funzionano spesso come metonimie per indicare i loro testi).
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.09.05 13:43
Temperanza, credo che tu non abbia capito bene il senso della frase "una ragazza tutto sommato molto giovane e che non possiede la preparazione e la forza retorica di un "pezzo da novanta" come Evangelisti". Quella frase era a favore della Dai Pra', era per dire che lo scontro è del tipo Davide-Golia. Che poi, a mio parere, avesse ragione Golia è un'altra storia.
Sull'argomentazione di Mozzi, che tu trovi ineccepibile, anche sopra ho fatto un esempio (quello dell'"onere della prova" sui pregiudizi) che mi pare indichi esattamente il contrario. Del resto la stessa argomentazione della Dai Pra' ti sembra ineccepibile... Non so che farci. Diciamo che abbiamo discusso e che forse questo è servito a qualcosa. Non ad avvicinare le nostre posizione, ma a porre dei problemi sì (Come si recensisce? Che cosa significa "autenticità", "sincerità", Che cosa vuol dire stare dentro il testo? ecc.) Ti pare poco? A me no.
Pubblicato da: andrea barbieri - 28.09.05 13:50
Caro IGN, su i miserabili (www.miserabili.com) vi è una bella recensione di "Gladiatori", l'ultimo lavoro di Antonio Franchini. Genna, prima di parlare del libro scrive tutto un racconto su Franchini molto piacevole, piacevole almeno per me che ho conosciuto l'autore qualche anno fa. Per "conosciuto" intendo che ho partecipato ad un incontro in cui lui era ospite, incontro dal quale emerse la stessa identica personalità che descrive Genna.
Franchini in quell'occasione pronunciò una frase sulla quale discutemmo poi per parecchio tempo.
Franchini disse: "Il lettore puro vuole solo sapere come va a finire la storia". Parlava da editor ma anche da autore, è evidente. La discussione che nacque da una frase apparentemente banale era la seguente: i critici letterari, e tutti coloro che si occupano di letteratura, a tutti i livelli, sono lettori puri? Sono ancora lettori puri? Lo sono mai stati? Vale a dire: Evangelisti, Silvia Dai Prà e quant'altri, leggono "Lo sbrego" di Moresco come lo leggiamo tu, io e il "lettore puro" inteso come categoria vera e propria, come colui che legge il libro per quello che è e non per quello che potrebbe essere tenendo presenti tutta una serie di fattori contingenti all’autore stesso?
Non so dare risposte a queste domande, mi piacerebbe solo che si leggessero e si commentassero i libri senza tener conto dell’autore: non me ne può fregare di meno che Moresco (come uomo) sia (o meno) sincero, inautentico o altro, mi interessa quello che c’è dentro le pagine, perché, per me, quelle pagine è come se si fossero scritte da sole.
laura
Pubblicato da: Klemja - 28.09.05 14:22
Sì, sì, non c'è ombra di dubbio, vibrisse non è mica una società di servizi presso la quale si fanno domande e si ottengono risposte; è un luogo dove si pubblicano informazioni e opinioni, un po' simile, qualcuno una volta ha detto, parlando di blog, a un bar in cui si entra da cui si esce, dove si incontrano persone conosciute, o amici, più o meno a tutte le ore... e si chiacchiera, o si sta in silenzio, si sta in un angolo o al centro, si fanno domande o si danno risposte,...
Pubblicato da: ign - 28.09.05 14:23
Caro Giulio, la prova che io ti dovrei fornire tu ce l'hai già: è la stessa recensione della Dai Pra', in cui si accusano un uomo e un testo senza portare prove. Dunque, stando rigorosamente al testo, questo esprime un pregiudizio.
Ora che io ho provato quello che dovevo, chiedi a lei la prova dell'accusa a Moresco e al suo libro.
Scacco matto.
Pubblicato da: andrea barbieri - 28.09.05 14:25
Mozzi, ti prego, non rispondergli. E' un caso disperato.
Pubblicato da: grillo parlante - 28.09.05 14:50
@barbieri
Se ho capito male l'accenno all'età mi scuso e ne sono anche contenta perché come ho detto mi sarebbe parso un trucchetto retorico delegittimante.
Al dilà di questo, mi sembrerebbe invece interessante parlare della sincerità dell'artista. Non sarebbe il caso di darle il ruolo che si merita? E cioè nessun ruolo? La "bugia" è estremamente produttiva, nell'arte, soprattutto in quella della parola, facevo il caso di Svevo, ma se ne potrebbero fare molti altri, se l'artista trucca le carte visibili, biografiche ad esempio, per arrivare a una verità (non sincerità) dell'opera, cioè appunto alla sua autenticità, beh, viva l'insincerità.
Pubblicato da: temperanza - 28.09.05 14:52
Questo è proprio il colmo: un matto che dà del matto a uno scacco!
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 28.09.05 14:54
Caro Andrea, no: a me sembra che il testo di Silvia Dai Pra' parli solo del testo "Lo sbrego" (ovviamente con riferimenti intertestuali ad altri testi di Moresco ecc.).; e mi pare che sia un testo che argomenta ciò che dice.
Poiché Evangelisti non c'è riuscito, prova tu (mostrando come e dove, indicando frasi e parole ecc.) a convincermi che il testo di Silvia Dai Pra' "accusa un uomo". A te l'onere della prova.
In alternativa, potresti provare a dimostrare che nei miei testi esiste un pregiudizio che mi impedisce di vedere ciò che tu vedi nel testo di Silvia Dai Pra'.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.09.05 15:20
Giulio, potremmo andare avanti duemila anni. Io non ti posso dimostrare l'evidenza, sono così limitato che non ti potrei dimostrae nemmeno che non siamo "cervelli in una vasca". Direi che abbiamo detto tutto e che siamo al capolinea, ognuno con la sua idea in testa. Però tante cose importanti sono state toccate col contributo di tutti.
A questo punto chiedo io una cosa a te, compatibilmente col tuo tempo e la tua voglia: mi piacerebbe leggere una tua recensione allo Sbrego. Sono sicuro che se il libro non ti convince la "stroncatura" sarà puntuale e intelligente.
Pubblicato da: andrea barbieri - 28.09.05 16:14
Caro Andrea: ho letto lo "Sbrego" e considero "puntuale e intelligente" (ma non mi sembra per nulla una "stroncatura") la recensione di Silvia Dai Pra'.
(Questa risposta è insincera. In realtà non ho alcuna intenzione di fornirti, pubblicando una "puntuale e intelligente" recensione dello "Sbrego", il destro di sostenere che la recensione di Silvia Dai Pra' sarebbe meno "puntuale e intelligente" della mia).
(In questa mia insincerità, come noto, sta la mia autenticità).
(In questa discussione abbiamo discusso di una questione che potremmo definire, con qualche forzatura: "la liceità di un certo comportamento recensorio". Ora, esiste in Italia una formale libertà d'opinione. Non esiste tuttavia una sostanziale eguaglianza nell'opinione. Direi che potremmo, eventualmente, un'altra volta, discutere su questo tema: "la liceità della messa in discussione della liceità dei comportamenti recensori". Ovvero: "Quale relazione c'è tra la formale libertà di opinione e la sostanziale dseguaglianza nell'opinione"?).
Pubblicato da: giuliomozzi - 29.09.05 09:08
Giulio, già che stai a spaccà er capello, secondo te si dice "dello Wyoming" o "del Wyoming"? (Nel mio blog parlo di gente di quello stato).
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 29.09.05 09:37
Secondo me, Lucio, dovrebbe essere legato alla pronuncia inglese: se comincia con vocale (uomin o iomin) andrebbe bene "dello".
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 29.09.05 12:58
Bart, tu, come toscano, non sei affidabile:-)
(Si pronuncia uaiòming= accento sulla o)
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 29.09.05 14:34
Sulla pronuncia mi sono affidato a te, traduttore dall'inglese tra i più bravi.
Cominciando la pronuncia con vocale (come, nella mia ignoranza, intuivo. Non credo si faccia sentire la "g" finale) io metterei "dello".
Mi pare di aver capito che stai lavorando alla traduzione di un altro lavoro di Andersen (ma, capisco, acqua in bocca:-) )
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 29.09.05 16:29
Lavoro già consegnato. Nel fine settimana, scampagnata dalle tue parti con la GM (Passo del Lupo - Monte Cimone; + Lago Santo, Monte Rondinaio, Lago Torbido, Lago Turchino). Vuoi che ci vediamo sul monte Rondinaio domenica a mezzogiorno?
Pubblicato da: http://www.lucioangelini.splinder.com - 29.09.05 17:13
Giulio, io sostengo che quella della Dai Pra’ non sia una recensione in quanto non parla dello Sbrego, però la considero – non so se questo dato può esserti utile - un pezzo di analisi psicologica indiziaria e contumaciale. Nel genere dell’analisi psicologica indiziaria e contumaciale, di un uomo reale, quello della Dai Pra’ è un pezzo pertinentissimo.
Dunque la tua frase
“In realtà non ho alcuna intenzione di fornirti, pubblicando una "puntuale e intelligente" recensione dello "Sbrego", il destro di sostenere che la recensione di Silvia Dai Pra' sarebbe meno "puntuale e intelligente" della mia ”
è dal mio punto di vista assolutamente priva di senso, poiché confronti un pezzo di analisi psicologica indiziaria e contumaciale con la recensione di un libro.
Quanto alla “libertà di opinione” a cui tu fai riferimento, va ricordato che non esistono diritti illimitati. Ogni diritto subisce la compressione di altri diritti essendo parte di un sistema. Facciamo l’esempio che io sia un barista e tu un assetato di coca cola. Se ti prometto della coca cola e ti verso della pepsi cola e tu ti lamenti e io ti rispondo che la mia opinione è che la pepsi cola è uguale alla coca cola, per quanto tu sia garbato, ti lamenterai e non pagherai il conto. Oppure no, avrai una consonanza di opinione con me e non ti lamenterai. Ma ugualmente capisci quanto sia importante per un lettore trovare una recensione quando viene annunciata una recensione, e non una recensione nel tuo senso, che comprende (credo che questo accada soltanto perché genialmente sai produrre mitologia su tutto) anche i pezzi di analisi psicologica indiziaria e contumaciale.
Una rivista di psicologia forse avrebbe rifiutato il pezzo perché fondato su giudizi indiziari e contumaciali (che spesso sfociano nell’insulto personale) ma comunque il pezzo avrebbe una collocazione più pertinente.
Se la “recensione” della Dai Pra’ avesse attaccato non uno scrittore ma una minoranza extracomunitaria o i “comunisti” l’autrice avrebbe avuto una carriera brillante sotto la direzione di Feltri.
Quindi essenzialmente il problema è di collocazione o di oggetto della “recensione”: cambiando l’una o l’altro il pezzo acquisterebbe un'identità coerente.
Presso questo link http://www.roquentin.net/archivio/del_mio_scarso_tempismo_e_dei_conti_che_non_tornano_aggiornato.php
si può trovare un pezzo di forte critica allo Sbrego. A mio parere dice cose assurde, giudicando una frase dello Sbrego come fosse un saggio universitario, ma almeno: 1. si parla del libro, 2. è interessante nel senso in cui Galiazzo sosteneva che leggere libri brutti aiuta a capire gli errori e in definitiva a scrivere bene.
Pubblicato da: andrea barbieri - 29.09.05 17:31
Cosa ti avevo detto ? "Indiziario e contumaciale". Magari anche magmatico, proteiforme, e perché no, elusivo.
Pubblicato da: grillo parlante - 29.09.05 17:41
Caro Grillo Parlante Palla di Merda (scusa se ti insulto, ma non avendo tu un'identità posso farlo senza problemi...)
Mi pare che la recensione della Dei Pra' abbia qualcosa di processuale. Di un processo alla persona che si svolge sulla base di indizi e senza che l'interessato possa ribattere nulla, perché non è prevista la sua presenza: in contumacia dunque.
Certo si potrà dire che una recensione non prevede la parola del recensito. Cosa verissima. Ma questo è un processo, non una recensione, e il processo in contumacia e sulla base di indizi è un'ipotesi residuale.
Invece non ci trovo niente di magmatico, proteiforme ed elusivo.
Ora Grillo torna pure nel cesso da dove sei uscito(ancora scusami per gli insulti, ma vale sempre il ragionamento di prima)
Pubblicato da: andrea barbieri - 29.09.05 20:38
Barbieri, non entro nel merito della discussione, mi limito a una precisazione in merito al pezzo su Roquentin.net, di cui io sono collaboratrice: la mia segnalazione (una distorsione, spero involontaria, di una citazione di Sartre/De Beauvoir, su cui Moresco costruisce un "quadretto" che non regge, proprio perché la citazione è totalmente inventata) nel pezzo che tu hai segnalato, di "assurdo" non ha nulla; e neppure il resto del pezzo pare assurdo, ora che lo rileggo. Il timbro narrativo di Ivan è molto sarcastico, ma se lo leggi e lo conosci sai che è la sua voce abituale, non è certo "dedicata" a Moresco. Io inizio a domandarmi con tutta l'ingenuità di cui sono capace se è possibile riuscire a scrivere qualsiasi cosa riguardi Antonio Moresco senza venir definiti "assurdi"; su un altro blog (Cadavrexquis) ho dovuto assistere, assai perplessa, a Sergio Baratto che riteneva persino "inconcepibile" che qualcuno non trovasse geniale l'opera di Moresco e provasse il desiderio di recensirla negativamente. Io non so davvero cosa stia accadendo, però approfitto dell'ospitalità di Mozzi, che stimo silenziosamente, per dirti che in mailing list di Roquentin.net e con tutti i "gestori" di weblog con cui ho rapporti di collaborazione, a titolo personale ho esplicitamente chiesto che si eviti di menzionare Antonio Moresco, per qualsivoglia ragione. Almeno finché non sarà chiara la dinamica per cui tutti sono criticabili tranne Moresco, dinamica che a me comincia a fare spavento. Per il resto, se vuoi, ci sentiamo privatamente, ma trovo un po' inopportuno definire "assurdo" un pezzo che di "assurdo" a mio parere non ha nulla: è una recensione negativa de "Lo Sbrego", tutto lì. Non so perché definirla "assurda": a meno che non si voglia bollare come "assurdo" tutto quello che non celebra Antonio Moresco come il nuovo Messia, o che semplicemente non corrisponde alla tua personale opinione. Mi scuso con Giulio per l'intervento "out of the blue".
Pubblicato da: Babsi - 29.09.05 20:53
@ Lucio,
sei tutto matto:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 29.09.05 21:58
Indiziario, contumaciale e scatologico.
Pubblicato da: grillo parlante - 29.09.05 23:02
Barbieri, quello non è un pezzo di critica, sebbene contenga una critica, come un barattolo di marmellata non è marmellata, sebbene contenga marmellata: sono un paio di appunti gettati lì, e affermai anche che la mia recensione sarebbe arrivata. Adesso, sinceramente, mi avete annoiato, tu e i vari scudieri di Antonio Moresco. Vuoi sapere perché non è stata fatta la recensione subito dopo? Perché sono stato letteramente OSSESSIONATO dai suoi (forse pure tuoi?) amici in privato. Perché non appena si nomina Moresco arrivano "i suoi bravi". Questa è una versione dei fatti un po' sfottente, ma prova a chidere prima di fare affermazioni avventate, prova ad informarti. E in ogni caso, provvederò a scrivere la recensione, per la tua felicità, e tu, se ne avrai voglia, potrai contestarla punto per punto.
Ancora: "assurdo"??? Barbieri, tu condividi l'"uso" della lingua della comunità linguistica di cui condividi "gli usi"? In questo caso, spiega perchè sarebbe assurdo, perché non si capisce affatto.
Tu parli di saggio universitario, approfitto per quotare una frase a caso:
"Ma, al di là della debole critica di chi si appella all’urgenza politica, alla civiltà minima dell’argomentare contro la stessa critica, rivendico il diritto di non pisciare con il metronomo. Non è la vita privata che mi sottrae quel tempo prezioso che il pio scrittore dovrebbe dedicare alle risposte, che per il ruolo che da solo si assume si configurano come doveri: chi potrebbe negare questa ovvietà? La vita privata, quando non è pubblica, è, in rapporto alla scrittura, un accidente trascurabile. Al di là della metodica dell’assalto alla baionetta, non essendo in corso alcuna guerra, ho la tendenza ad argomentare solo dopo aver letto i documenti necessari, e viviamo in un’epoca in cui gli uomini di lettere, se non sono arguti, sono almeno prolifici come i conigli. L’ultima necessità, quasi un’incombenza da tazza cacatoria, è “Lo sbrego” di Antonio Moresco: "
Ti sembra che possa mai essere un saggio universitario? Ma davvero, pur di restare cieco, ti caveresti gli occhi da solo?
Pubblicato da: Ivan - 30.09.05 17:12
Ivan, sei partito lancia in resta... Ho scritto che tu prendi lo Sbrego come un saggio universitario, non che tu scrivi sullo Sbrego un saggio universitario.
Ti ho scritto una risposta. Preferisco affiggerla nel forum di Fernandel, perché questo Blog, continuamente aggiornato, lascia precipitare le discussioni, insomma in pratica richiede tempi "televisivi" che non aiutano certo a ragionare.
Un'altra cosa. Io riconosco una sincerità in quello che scrivi. Vorrei anch'io sentirmi in una condizione di rispetto. Quindi se non la finisci di scrivere che sono "un bravo" di Moresco, il nostro dialogo terminerà immediatamente.
Penso di postare la risposta questa sera o domani, ora vado a fare altro. Nessuno ci corre dietro.
Pubblicato da: andrea barbieri - 30.09.05 19:41
Barbieri, se tu non hai la più pallida idea di come si scriva in italiano non è colpa mia (che tu abbia imparato da Moresco?): "giudicando una frase dello Sbrego come fosse un saggio universitario": il fosse a chi/cosa si riferisce? Lo sai che è ambiguo? Quindi, innanzitutto, hai sbagliato tu, e non manchi di una comica arroganza, perciò scusati.
"lancia in resta"? Mi viene da ridere...Io sto discutendo qui, non sul forum di Fernandel, che non ho mai letto. "se non la finisci bla bla bla...", non so se tu sia un bravo, un lacché un calzare alato del dio Moresco, è certo che non capisco per quale motivo ti ostini. Se continui a discutere qui, bene, sul forum di un altro sito no, sarebbe fuori contesto.
Ivan
Pubblicato da: Ivan - 01.10.05 08:29
Barbieri, se tu non hai la più pallida idea di come si scriva in italiano non è colpa mia (che tu abbia imparato da Moresco?): "giudicando una frase dello Sbrego come fosse un saggio universitario": il fosse a chi/cosa si riferisce? Lo sai che è ambiguo? Quindi, innanzitutto, hai sbagliato tu, e non manchi di una comica arroganza, perciò scusati.
"lancia in resta"? Mi viene da ridere...Io sto discutendo qui, non sul forum di Fernandel, che non ho mai letto. "se non la finisci bla bla bla...", non so se tu sia un bravo, un lacché un calzare alato del dio Moresco, è certo che non capisco per quale motivo ti ostini. Se continui a discutere qui, bene, sul forum di un altro sito no, sarebbe fuori contesto.
Ivan
Pubblicato da: Ivan - 01.10.05 08:30
Caro Giulio,
per errore ho postato il messaggio due volte (se può, concelli il primo: ho notato che l'url del primo è http://barbieri, forse lo spazio commenti è "posseduto"...)
Pubblicato da: Ivan - 01.10.05 08:32
Ho visto il topic sul forum di Fernandel seguendo i referrer del mio sistema di statistiche e non capisco lo spostamento di "luogo virtuale". Mi pareva corretto parlarne qui, se c'è o c'era necessità di continuare a parlarne, ben intesi. Non capisco neppure il link al mio weblog, che è un diario simile a quello di Giulio, dove racconto le mie piccole cose (dal tumore di mio papà ai miei viaggi a Belgrado), e dove non si parla affatto di Moresco né di critica letteraria. Non capisco dove e quando e come, poi, avrei domandato di fare della "filologia". Ho solo segnalato su Roquentin.net quello che per me è un grossolano errore bibliografico, più o meno voluto. Era ed è, per me, solo una questione di correttezza """storica""". Se fra 20 anni qualcuno scrivesse che Giulio Mozzi aveva una pessima opinione di Scrittore XYZ e che ne parlava riducendolo a macchietta, e io avessi le prove concrete (lettere, carteggi, dichiarazioni pubbliche) che attestano il contrario, mi affretterei a ribattere con i miei poveri mezzi. Mi pare di capire che per Barbieri la distorsione che Moresco opera nei confronti di Sartre sia una specie di "licenza dell'immaginario"; per quanto mi sforzi di comprenderlo, non lo condivido. Mi faccio delle domande, anche ingenue. Lo Sbrego ha un impianto di saggistica forte, o così io l'ho letto, e non mi pare corretto che - in un simile contesto - si adoperino le dichiarazioni di due scrittori (Sartre e De Beauvoir) distorcendole, e costringendoli post mortem a una farsa per me di cattivo gusto. Forse non è importante perché già morti e archiviati, forse non è importante perché l'invenzione di Moresco, il piacere di quel "Kafkà" alla francese, ha un valore maggiore della """verità""" storica (l'opinione che Sartre aveva di Kafka, che è più volte stata espressa e documentata). Forse. Confesso di non capire, di restare accucciata nei miei piccoli dubbi, e ribadisco la mia intenzione di non occuparmi più della poetica, della letteratura, del pensiero di Moresco. Evidentemente sono inadatta a comprendere, o anche solo a percepire, una tale grandezza. In questa moreschiana querelle auguro a tutti di essere in buona fede: io lo sono. Alla fine, mi sembra che quel che può davvero importare è proprio la buona fede.
Pubblicato da: Babsi - 01.10.05 16:56
Babsi, sì, è quello che volevo dire, e per dirlo ho cercato di inventare il modo. Solo non la chiamerei "licenza dell'immaginario" perché non so come l'immaginario possa chiedere il permesso :-)
Mi aspettavo che potesse nascere una discussione proprio su questo, ma penso che non possa nascere niente. Boh, forse abbiamo già detto tutto.
Ho linkato il tuo blog affinché la gente lo leggesse e inserisse tra i preferiti, come ho fatto io. Tutto qui.
Con questa chiudo le discussioni in rete. Non so se per colpa mia o del mezzo, in rete non combino un tubo. E in più pare che ce lo tasseranno :-)
Stai benone e non ti incazzare, come sai, come sappiamo tutti, i problemi veri sono altri.
ciao
Pubblicato da: andrea barbieri - 01.10.05 23:00




