« Il fallimento di Perceber | Main | Laurence Sterne: Vita e opinioni di Tristram Shandy (1760) »
21.09.05
Arbasino e la critica
Non si può non voler bene a Alberto Arbasino quando si leggono i suoi articoli che imperversano su tutti i giornali italiani. Anche se sono da anni un po’ tutti uguali. Con due punti fermi. Sempre. Il primo: “Quanto erano belli i tempi antichi! Quanto erano meglio di oggi!". Il secondo: “Quanto ero giovane io! Quante robe e gran persone frequentavo rispetto alla feccia di oggi!". Un atteggiamento apparentemente un po’ snob, rispetto a cui un Busi o un Baricco, che pur non sono giovani scrittori, sembrano debuttanti. Sabato scorso Arbasino ha scritto un lungo e bellissimo articolo su “Il Manifesto": un’ulteriore eccezionale variazione sopra i suoi due soliti temi o punti fermi preferiti. Un pezzettone scritto per spiegare meglio quello che aveva scritto qualche settimana prima, quando se l’era presa con certa critica letteraria che re-introduceva, rispetto alla letteratura di oggi, la nozione per altro non nuova di “letteratura postuma". Dopo una serie di palleggi verbali da Maradona della Parola, Arbasino liquida così la faccenda: “Ogni generazione si ritiene comunque e insistentemente “perduta": tipicamente nell’Età del Charleston e di Chanel. Si dichiara anche “postuma": almeno dalla Querelle settecentesca degli Antichi e dei Moderni, e più massicciamente dopo i suicidi neoclassici e romantici del Giovane Werther e di Jacopo Ortis, nonché di Kleist e di altri". E poi, tranquillo come Pelè che si beve un frappè alla banana, riprende a parlare di quanto ieri era meglio di oggi e di quanto lui & amici eccetera eccetera. Rispetto all’oggi non parla apertamente di restaurazione culturale in atto, ma lo fa capire.
Un vero campione. Un fuoriclasse. Le cose che dice, il modo in cui le scrive, le sue conoscenze e frequentazioni con tutti i grandi e i grandissimi del mondo artistico e culturale di ieri sono così esplosive e smisurate che è difficile non ammirarlo e invidiarlo.
Però la contrapposizione tra un il mondo artistico e letterario splendido e puro di un tempo rispetto alle sole miserie di oggi alla lunga è un po’ troppo netto. Al punto che io mi sono chiesto: chi settant’anni fa aveva l’età che ha oggi Arbasino forse, settant’anni fa, non è che rimpiangeva pure lui un mondo artistico letterl culturale ancora più splendido e puro? Mi sono risposto: C’è da scommetterci! Poi lascia un po’ perplessi non tanto la comprensibile diffidenza arbasiniana verso una critica letteraria che oggi è sempre più debole e legata equivocamente al marketing del libro, quanto la tentazione sempre più forte del guru a azzerarla totalmente. Non è il solo, beninteso. Ci sono in tanti, oggi – tanti anche che in un modo o nell’altro quando erano più giovani e debuttanti per esempio erano vicini al Gruppo ’63 e che credevano in una funzione forte (stavo per scrivere fon-da-men-ta-le) della critica e la praticava pure, (senza remore, a volte anche un po’ squadristicamente), che a una certa età hanno deciso di dichiarare, chi in un modo o nell’altro, che non esiste più alcuna funzione della critica artistico letteraria e/o che la critica artistico letteraria di oggi è tutta inevitabilmente, assiduamente, assolutamente: merda. O quasi. Vassalli, Celati, tanto per fare due nomi a caso. Adesso anche Arbasino. Non me l’aspettavo. E’ come se, in questo modo, avvalorassero la tesi che la critica letteraria abbia una funzione meramente propedeutica, di “lancio" e di “marketing", solo da giovani: quando si è diventati un mito, chissenefrega! Esattamente come la considerano i giovani autori di oggi e chi lavora in una casa editrice italiana. E così, benedicendo la sapienza del libero consumo e del libero mercato, il cerchio si chiude. Il mio sogno? E’ che attorno all’anno domine 2080 Alberto Arbasino si reincarnasse in un neonato italiano di Voghera. Sono sicuro, sicurissimo, che attorno all’anno 2150 scriverebbe sui giornali italiani articoli brillanti, splendidi, pieni di nostalgie per il bel mondo letteral cultural artistico di cinquanta, sessanta, settant’anni prima, articoli invidianili e memorabili tutti farciti di ricordi di sue brillanti, splendide, memorabili conoscenze e frequentazioni di grandi e grandissimi del mondo artistico e culturale di ieri.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.09.05 13:29
Interventi
Caliceti ha ragione su tutta la linea. Eppure, averne di Arbasini !
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 21.09.05 14:30
Scusiamo Arbasino, poichè pare che in 'anzianità' - prepariamoci - ci si divida in due grandi 'categorie': quelli e quelle che continuano a rendere alla grande (De Oliveira, Yourcenar, la Morante, Elsa de Giorgi) e quelli che vanno a 'scemare' (Fellini, Billy Wilder, Risi, Calvino, Arbasino). Non vorrei eccedere nell'ottimismo ma mi pare così, lo dico superficialmente, che le donne scemino di meno.
Pubblicato da: angela scarparo - 21.09.05 14:46
e come no, angela scarparo, basta pensare a Oriana Fallaci o a Ida Magli, per dire. Almeno Arbasino ha il non piccolo pregio, per uno scrivente, di scrivere da dio.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 21.09.05 14:51
Mi pare che dare dell'artista a Oriana Fallaci e Ida Magli sia offenderle. e sinceramente mi pare che sia un po' offendere anche noi. ehm, ehm. quanti anni hai, tassinari?
Pubblicato da: angela scarparo - 21.09.05 14:53
poi ho solo detto: "una qualità eccelsa diventa media". non ho detto: "si rincoglioniscono!", e non lo dirò mai. io, non lo dirò mai. se altri l'hanno detto non lo condivido. devo giurarlo?
Pubblicato da: angela scarparo - 21.09.05 14:56
E perché avrei dato loro dell'artista? rispondevo a una tua frase rigorosamente generica ("pare che in anzianità *ci si divida*"), non certo limitata agli artisti.
La Fallaci e la Magli sono scriventi, esattamente come Arbasino, anche se infinitamente meno brave di lui.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 21.09.05 14:58
Nel caso della Fallaci e della Magli, però, la qualità eccelsa, che pure ci fu, non divenne media, ahimè, ma assente.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 21.09.05 14:59
Io ho indicato - e li ho scritti apposta, elencati, sono lì - solo rigorosamente artisti, e non darei mai ad Arbasino - che non adoro come Fellini, ma quasi - della Ida Magli. Comunque, per quanto mi riguarda. Non c'è niente di male se uno/a parte in sprint e poi si ammoscia. Fratelli d'Italia è un bellissimo libro. Arbasino è meraviglioso nella sua provincialità non provinciale.
Pubblicato da: angela scarparo - 21.09.05 15:04
Sylvia Plath nei "Diari" afferma che la critica letteraria è un non senso di gente che parla di libri scritti da altri per permettere ad altri ancora di avere un'opinione sugli altri che hanno scritto libri. Insomma, vado a memoria, ma più o meno ha girato la frittata in questo modo, concludendo che è più utile leggere il libro senza mediazioni.
Pubblicato da: maddalena mongiò - 21.09.05 19:01
dio mio, ma quando avete iniziato a leggere arbasino? è stato piccolo grande, cone?! ma sono trent'anni che dice le stesse cose, uguali uguali davvero, e, mi dispiace per caliceti, senza nessuna variazione: letto UN PAESE SENZA, L'ANONIMO LOMABARDO, e qualche altra pagina sparsa qua e là, il nostro non ha fatto che copiare letteralemente se stesso: andateveli a vedere i suoi articoli: ve ne sono decine e decine immaginabilissimi dall'inizio alla fine: enumerazione ad libitum scambiando al massimo l'ordine alfabetico - che l'uomo viva cent'anni e pace all'anima dello scrittore...
Pubblicato da: lupo - 21.09.05 19:17
s'impone riesumare, da quel geniale spreco d'intelligenze che fu vue, questo post -e commenti -che su l'alberto già disse la parola penultima, essendo l'ultima dell'arbasina medesima, domani nella pagina delle lettere.
http://vue.splinder.com/1091304917#2663970
Pubblicato da: Casalinga di Voghera - 21.09.05 23:42
Per me ha ragione Arbasino.
Infatti, qual è oggi il contributo al dibattito sulla letteratura e alla letteratura strictu sensu fornito da Alberto Arbasino (confrontato con quello di Contini, Montale, Calvino Debenedetti, Longhi, D'amico, Cacumi...)?
ezio
(la domanda è seria)
Pubblicato da: ezio - 22.09.05 10:23
Un ragazzo (ricco e omosessuale) è "qui da un'ora all'aeroporto" con il suo amico Antonio, un po' un depressone, presumibilmente alterego dell'autore (il coraggio di descriversi com un depressone scassacazzi un po' provinciale!).
I due aspettano due altri che arrivano da Parigi. Antonio e i suoi amici devono deve fare un film: questo film si chiama, L'Italia si chiama amore. Dall'aeroporto comincia un viaggio che da Roma, (via Appia) porterà i quattro a Napoli ("ma è mai possibile arrivar sempre giù attratti proprio dalla fame sottoproletaria, dalla miseria neanche pittoresca che piace tanto perchè è secolare e orrida, mentre la prosperità civile viene deplorata in quanto perversamente illuministica..?)"
Lì si va a cena da un tedesco, regista anche lui. Gli intellettuali durante la cena piantano 'pipponi' da cui capiamo che cosa si muovesse davvero negli anni '60 come 'cultura'. lo capiamo davvero perchè Arbasino è ironico e mai 'servo' (non lecca il culo per avere un posticino, una pubblicazioncella, un favorino.)
Parlano di Ricoeur, di Compton Burnett, di Angus Wilson, di Firbank, di Verri e Beccaria. Vanno a Capri. C'è Marcello (!), la Silvana (!), e Lilli Giuliani famoso fotografo.Si torna a Roma, per la Spezia e ta-ta, Spoleto! Lì, Klaus - amico regista - sta allestendo un lavoro per il Festival . Avanti e indietro con Roma. La Spiaggia. Desideria, un bellissimo personaggio femminile che si suiciderà.
"Arcangelo Elvesio Bustini era un poeta famoso in Italia e Svizzera già prima che noi nascessimo...". pare sia una sfottitura di Montale (come Gadda fece con Foscolo? può darsi. ma l'esempio è cmunque alto). Andando avanti nel romanzo, si vedrà, la sfottitura nei confronti del 'poeta' così omaggiato - secondo alcuni sopravvalutato - è grande. Si conversa. E' vero. Si conversa molto, ma in modo intelligente, preciso, puntuale.
Se si vuol sfottere qualcuno lo si sfotte e non la si manda a dire per paura di perdere 'il favore'. Tra 'serate ordinarie' Rcconigi e Tupinigi, e viaggi, viaggi, viaggi, come a non voler pensare, come a non voler raccontare, come a volersi perdere (!) ma comunque e smpre ridendo... si analizzano 'le teorie letterarie più in voga dell'epoca', si introduce Frye, di Slovskij, si descrive Balzac come un 'descrittore realista', non come un 'fantasioso fantasista'si riprendono Giovenale e Petronio.
Si fanno elenchi di roba buona da leggere, di film da guardare. Li si analizza con precisione e serietà.
Troppa intelligenza? Uno spreco? Troppa 'scienza' a 'sfavore della trama'? Può essere. Anche per me è un 'difetto'. Ma riconosciamogliela, però, questa capacità di 'only connect' che Arbasino ha!
Forse ha avuto anche culo? Fellini, Visconti e Pasolini, Bertolucci, Truffaut, Godard che girano film nello stesso periodo non è cosa che capiti tutti gli anni!
Pubblicato da: angela scarparo - 22.09.05 11:10
Ah: la trama era Fratelli d'Italia. E poi, motivo della trama, e del suddetto post (bisogna chiamarli per forza post?) una domanda: Caliceti, ma quando mai, quando mai, Arbasino contrappone "il mondo artistico e letterario splendido e puro di un tempo"? Ma dove lo dice? Arbasino è spietato. Non ha paura di dare giudizi, anche perchè sa di che parla. Qui, o non si danno giudizi con la paura che qualcuno ti fori le gomme, (e magari non si ha neanche la macchina)o li si danno a cacchio di cane!
E lo ripeto: alla grande intelligenza e brillantezza saggistica - che ha, Arbasino non è la vecchietta ridicola che viene descritta da alcuni - preferisco l'indolenza richiosa di un Fitzgerald o la compatezza emotiva e la cattiveria lumpen-proletaria della Compton Burnett. O la dolcezza - sempre emotiva - di un Testori, o la tristezza borghese di una Ginzburg, o di un Bassani
Non è vero che Arbasino dica che non c'è più critica: parla bene di Giovanni Agosti.
Pubblicato da: angela scarparo - 22.09.05 11:24
A me quand'ero giovane Arbasino ha insegnato moltissime cose e adesso gli perdono se si ripete, il suo occhio acutissimo e intelligente forse è sopravvissuto a se stesso, vabbè, però ogni tanto qualcosa su cui riflettere la dice anche adesso, non ho mai capito il livore contro di lui, viene da piccoli moralisti verso un moralista vero, mi sembra, e poi Tassinari ha ragione, scrive da dio, e la fallaci no.
Pubblicato da: temperanza - 22.09.05 12:46
... possibile che una gita a Chiasso di quarant'anni fa, faccia ancora tutto 'sto rumore?
Vabbè che repetita juvant... "signora mia."
PS
Bello l'Anonimo Lombardo, con quel contrappunto di note a fondo pagina. Non era ancora così snob e rococò.
Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 22.09.05 15:51




