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29.08.05

Neuropa / Intervista a Gianluca Gigliozzi

intervista a Gianluca Gigliozzi

neuropa.jpeg[...] Il romanzo storico è una vera impostura, ci dà l’illusione di ricostruire un ambiente scomparso, un tempo inabissato, solo per favorire l’evasione in mondi colorati, dai confini scenograficamente determinati. Neuropa, almeno nell’intenzione, rifiuta questa prospettiva sminuente e la rovescia: il passato è qui utilizzato per capire meglio il nostro presente. [...] Ma l’arte non deve essere innocua, né spontanea. L’arte è artificio, e rapporto con una tradizione, con un repertorio di stili, forme e temi. Lo è sempre stata. Oggi poi più che mai ha il dovere di contrastare la visione atomizzata del reale che ci restituiscono media e mediatori, quella visione che ci fa sembrare normale scordare in pochi giorni le imposture di un politico o di un dirigente. E questo può farlo solo attraverso i suoi mezzi specifici, cioè degli artifici, utilizzati in maniera consapevole e rigorosa, e non con la spontaneità o con l’estetica/retorica facilona e furbesca delle emozioni. [...]

Leggi tutta l'intervista di Angelo Petrelli a Gianluca Gigliozzi, autore di Neuropa.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 29.08.05 12:01

Interventi

Leggerò Neuropa. Mi ha incuriosita. Specie quando dice che l'arte non deve essere innocua nè spontanea. Ma in che senso l'arte deve o non deve essere innocua?

Pubblicato da: Klemja - 29.08.05 16:59

Nel senso che non deve scorrere come acqua sul vetro. O annullarsi come lacrime nella pioggia. Ho visto cose che voi umani.....

Pubblicato da: Orso - 29.08.05 21:46

Interessante l'intervista, ma una domanda: esiste una possibilità che Gigliozzi passi a rispondere ad eventuali quesiti?
Grazie.

Buona notte. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 29.08.05 23:10

Caro Trespolo, se cerchi un recapito di Gianluca Gigliozzi lo trovi qui: http://neuropa.splinder.com/post/5314347

Pubblicato da: giuliomozzi - 29.08.05 23:16

Allora Orso se l'arte non è acqua sul vetro deve in qualche modo contenere un messaggio,qualunque esso sia, politico etico morale? Mi pare che Gigliozzi proprio questo escluda, la morale nell'arte. O sono io che non ho capito? Anche il concetto di non-spontaneità dell'arte come valore assoluto mi fa pensare. Sarà che io sono sempre per le vie di mezzo e oltremodo possibilista: secondo me l'arte è così tanta e tutta che può permettersi il lusso di apparire sotto tutte le forme che vuole, spontanea, a casaccio, cercata o vissuta.
K.

Pubblicato da: Klemja - 30.08.05 10:10

Cara Klemja (che bel nome!) chiarisco, alla luce del mio modesto sentire, riportando un brano dell'intervista:

"....quello che m’interessa è un’idea di letteratura come forma di conoscenza del reale e non come auto-espressione, come la si intende perlopiù oggigiorno. Conoscenza del reale, lo sappiamo bene grazie alla fisica e alla filosofia, non vuol dire conoscenza oggettiva ....lo sguardo rimodella il mondo nell’atto di vederlo".

Ora io non so se Gigliozzi conosca il principio di Heisenberg, però la sua analisi ne trasferisce in qualche modo gli assiomi in ambito letterario. Dice Heisenberg: nessuna grandezza fisica è quantificabile con precisione, l'osservatore ne modifica il valore (che so, della posizione, della massa, della velocità) all'atto della misura (secondo Gigliozzi: "lo sguardo rimodella il mondo nell’atto di vederlo"). Dunque quello sguardo non è innocuo perchè incide,rimodella, pur restando per legge di natura inadeguato. Chè - ma questo l'aggiungo io - è impossibile ricavare una sfera perfetta da un foglio piano.

Sere fa seguivo su RAI3 quella chicca di Philip Daverio che è 'Passepartout'. Si parlava di arti figurative quando ha lanciato il sasso: "la sfida è coniugare il conoscere della scienza col sentire della letteratura".
Ma tutto questo non so se c'entra molto con Neuropa ( che non ho ancora letto ma ho inserito in lista di attesa) e con l'androide di Dick.

Saluto scusandomi per il diluvio di chiacchiere.

Orso

Pubblicato da: Orso - 30.08.05 11:42

Per un'altra strada, ma era quello che dicevo anche io. Grazie per le spiegazioni, non sei poi così orso come ti chiami, ma nemmeno io sono così klemja come si potrebbe pensare, mi chiamo laura infatti.
Il discorso è che suppongo voi siate tutti addetti ai lavori su questo bollettino, almeno questo è quello che traspare. Io sono solo un'appassionata lettrice che scrive delle cose di cui sa, vale a dire della scuola, sono insegnante infatti. Ed ho solo 35 anni, pochi per sapere quanto sapete voi, servirà pure a qualcosa il tempo che passa e facciamo che serva quantomeno a leggere più libri, cioè più si è vecchi più libri sono stati letti, sennò uno che ci campa a fare.
Quanto al diluvio di chiacchiere, meglio questo diluvio che quello che sta facendo qua,(sto nei pressi di napoli, quindi troppo lontano dalle scuole di scritture padovane).
grazie

Pubblicato da: Klemja - 30.08.05 14:29

Cara Klemja, non ti buttare giù. Poco fa discorrevo con un tizio direi influente nel suo settore di lavoro. Mi ha detto: "non esiste il difficile in assoluto. Se una cosa difficile la sai la ritieni facile, e se non la conosci la presumi difficile".
Sarà banale ma ci sono un po' rimasto.

Maaah.... anche a Napoli piove? ah, signora mia, non sono più quei bei tempi di una volta!
saluti acquatici

Orso

PS non sono un addetto ai lavori, almeno nell'accezione comune del termine, e mi ritengo parecchio ignorante. Qualcosa tuttavia la so pure io, ad esempio che a Napoli, credo, c'è una creative writing school tenuta da Antonella Cilento, brava e 'nitida'scrittirce. Estate 2004 il suo Neronapoletano mi tirò lo scherzetto. Lo lessi in tre giorni per scoprire alla fine che gioca coi piani temporali. Se ho capito bene però.

Pubblicato da: Orso - 30.08.05 17:10

Certo, la Cilento la conosco bene, non ho avuto modo ancora di incontrarla di persona, ma appena ne avrò l'occasione sicuramente. Figurati che proprio ieri mi ha mandato una mail, a me e anche ad altri, di uno stage di scrittura sai dove? A Ischia!! Immagina tu..
K.

Pubblicato da: Klemja - 30.08.05 17:34

Più che di una "creative writing school", che sinceramente mi sembra un po' pomposetto, parlerei di un semplice "laboratorio di scrittura". Antonella è, secondo me, assai brava. Tutte le informazioni nel suo sito: www.lalineascritta.it. Inoltre Antonella (dalle Alpi alle Piramidi: anzi, dalle Piramidi alle Alpi!) è la "direttrice didattica" (se così si può dire) della scuola di scrittura Le Scimmie presso l'Upad di Bolzano. Informazioni qui: http://www.upad.it/?page=singolanews&id=att196913901542934fa01bfc4&sito=u

Pubblicato da: giuliomozzi - 30.08.05 18:11

Sì, la Cilento è proprio brava ,caro Giulio, mi piace ribadirlo da semplice lettore. Anzi, fuor di compostezza, mi viene da dire :"e leggiamoli questi italiani, non fanno così schifo, anzi. Il guaio è che gli italiani non solo leggono poco (ma io ne dubito) ma quel poco che leggono deve essere rigorosamente estero.Così, per definizione, o per l'effetto alone. Se però gli chiedi, sparando nel mucchio, 'sì, ma tu l'hai letto Herman Hesse? o il sì alla vita di Molly Bloom (non dico tanto, ma almeno quello, dell'Ulisse)? strabuzzano gli occhi.

Quanto al pomposetto...mai dire mai...in fondo la citazione in inglese richiamava ciò che accade nelle Università americane, dove esistono corsi di scrittura creativa. Qui da noi la scuola pubblica la creatività la sopprime, per non dire dell'Università, che funziona a crediti, a gettoni e sulla base dell'audience da buoni voti.
A proposito, ma è è vero che la Federico II di Napoli ne ha istituito uno di quei corsi?

Saluti di stima

Pubblicato da: Orso - 31.08.05 00:31

Alla Federico II non so (magari lo sa proprio Antonella). In parecchie università sono stati avviati, in maniera più o meno sensata, dei corsi o dei seminari di scrittura.

Pubblicato da: giuliomozzi - 31.08.05 00:39

Io sono stata tra le poche fortunate ad essere scelta per frequentare un corso di scrittura creativa che si è tenuto la scorso anno all'università di Salerno, con Diego De Silva e il critico letterario Domenico Scarpa. Si chiamava "Prima leggere poi scrivere..."
Sicuramente è stata, culturalmente parlando, l'esperienza più bella della mia vita. Sai quando ti accade che esiste solo il martedì pomeriggio e tutti gli altri giorni della settimana sono solo una faccenda da sopportare? Ecco, quello. Si parlava di letteratura, si leggeva, si stava in silenzio dopo una lettura come appena prima di recitare il credo dopo l'omelia. Io lo dico sempre a Diego e Domenico, voi mi avete insegnato a leggere, lo scrivere se c'è verrà dopo.
Solo che, come tutte le cose belle, non c'è paura che possa essere rifatto, l'università ha spesso un pò di soldi per poche persone, i docenti delle facoltà umanistiche si sono sentiti levare la terra da sotto i piedi, anche se nessuno di loro si era mai sognato prima di istituire un corsiciattolo, magari minimo, di scrittura. Vabbè che non so nelle altre università, ma qua l'ultima volta che si scrive più o meno creativamente, è al compito d'italiao all'esame si stato, poi mai più, per tutto il corso di laurea.
E devo dire pure un'altra cosa: quando le cose sono gratuite,perchè il corso era gratuito e si sa quello che costano, le persone non è che apprezzino tanto.
K.

Pubblicato da: Klemja - 31.08.05 10:17

Grande Diego, il che mi induce a ripetere - lo dirò fino all'estenuazione - che gli italiani sono bravi, non hanno nulla da invidiare a nessuno. Non abbiamo vette assolute, forse, ma una cordigliera di Appennini rocciosa e consapevole dei proprio saper fare (mi riferisco alla generazione dei 90 e primi 2000, ovvio). Ma scusate, prendiamo giusto ad esempio 'Certi Bambini'. Il piccolo autistico e delinquente suo eroe, che fa prima di andare a uccidere? va in cucina, apre una scatoletta di tonno, e incurante dell'olio che cola ne divora il contenuto. A digiuno. Se penso che quando è giorno di tonno ne curo il colaggio di olio in lavandino, e poi eseguo con getto bollente il risciacquo del suddetto, e infine depongo la carne su carta assorbente sperando che ne asciughi gli umori, se penso a tutto questo e al bambino di De Silva inorridisco. E non dico quando per sventura mi imbratto: insapono le mani come affette da scabbia. Lui invece, terminata colazione, le deterge a uno straccio e buonasera, fregandosene di tanfo e dell'orrendo umidiccio. Ora, se una catena di simili piccole e nefande porcherie ti lascia neutrale, per me significa che del mondo, della vita e di te non t'importa una cippa. Come si addice a un killer camorristico.
Ma io lo descrivo, De Silva l'agisce.

Non sapevo, per concludere, che De Silva tenesse corsi all'università, ma immagino le difficoltà che abbia dovuto superare. Mah, l'Università, se appunto non c'è il mammasantissima che ti para le spalle, è meglio lasciar perdere, per certe faccende. Epperò già il fatto che l'UPad o Salerno si siano mosse ( e con due ottimi scrittori) lascia sperare. In ogni caso meglio i privati.

Saluti e venia per l'occupazione di spazio informatico. Ma la passione è passione....

Pubblicato da: Orso - 31.08.05 13:11

Certi Bambini, La donna di scorta, sono capolavori secondo me. Ti dirò, ma non dirlo a nessuno sennò mi buttono fuori da vibrisse: io adoro la narrativa italiana. Mai letto Ugo Cornia ad esempio? E che devo fare, a me certa gente mi fa morire.
Alla prossima
K.

Pubblicato da: Klemja - 31.08.05 15:01

Eh no! C'è una sola persona, qui in vibrisse, che ha la possibilità di "buttare fuori" qualcuno (anche se non la uso mai): e sono io. Che non sono certo un detrattore della narrativa italiana. (Tra l'altro: nei ringraziamenti alla fine della "Donna di scorta" c'è anche il mio nome...).

Pubblicato da: giuliomozzi - 31.08.05 15:39

Te lo dicevo Orso che eravamo circondati!
K.

Pubblicato da: Klemja - 31.08.05 16:56

Ringrazio Giulio Mozzi, di cuore.

Quanto a Cornia, ahimè, Klemja, non ho letto niente. A volte avrei voglia di inseguire il vento. Ma la testa, e gli impegni, e diciamo pure certe faccende scrivane, mi impediscono di farlo.
Di Cornia, leggo da IBS che ha fatto anche qualcosa con Loriano Macchiavelli, Pendragon editore, e questo mi spinge a consigliarti, visto anche il tuo lavoro, un libriccino piovutomi per caso tra le mani. E' una raccolta di racconti gialli e noir intitolata 'Il giallo italiano: da Sciascia a Camilleri', Einaudi scuola. Un tentativo, direi onesto, di far entrare un po' di letteratura fine 900 tra i banchi di scuola. Certo, già nel titolo c'è a mio giudizio un piccolo errore (giallo e noir non sono esattamente la stessa cosa) ma dentro perbacco ci sono Macchiavelli, Camilleri, Scerbanenco, Colaprico, Fois, la Grimaldi, Andrea G. Pinketts,Celli (prestato alla scrittura), oltre a Chiara, Buzzati e appunto Sciascia. Ammazza gli italiani! e meno male che i gialli non li sapevano fare. L'altra sera ho letto il Macchiavelli ( sempre bravo a fondere racconto in prima con quello in terza) e ieri notte - un po' tra i fumi di un ottimo Barolo - quell'inestimabile matto del Pinketts (la G dopo Andrea sta per genio, dice lui). Ora anche riguardo tale genere andrebbe scritto a fiumi, a testimonianza della vivacità della narrativa italiana dei 90 e oltre. L'hanno fatto in tanti più bravi e quindi mi astengo, son cose fritte e rifritte. Una cosa però va riferita, a riprova dell'inferiority complex nei confronti degli esteri: negli anni 70 Scerbanenco lo trovavi nelle edicole, raramente in libreria. La cosa oggi appare normale, ma guarda che all'epoca acquistare libri dal giornalaio era atto indecente, 'perchè solo un poveretto può vendere in edicola, certamnente sarà affare di culi e di cosce'. Se penso alla sua riscoperta elevo perciò l'ennesimo inno alla postilla di Eco, per servizio reso. E' chiaro che di giallisti ne abbiamo molti altri (Carlotto, a suo modo lo stesso Ammaniti, il De Cataldo) a me però piace ricordare il primo Lucarelli (sull'attuale taccio), quello di 'L'estate torbida' , 'Carta Bianca' e 'Via delle Oche', tutti per Sellerio. Il motivo? c'è voluto un coraggio caino a scrivere tre inchieste di un commissario di PS della Repubblica di Salò, anche un po' compromesso, nel periodo imminente la Liberazione e immediatamente successivo. E qui torniamo a Eco: il giallo, la suspense, come espedienti per raccontare la Storia. O la vita e il costume.
Altro che americani, senti a me.

Un saluto un po' triste, e ancora un grazie a Mozzi. Domani mi aspetta uno giorno pieno di necessari nienti. Depressione settembrina?


Orso

Pubblicato da: Orso - 31.08.05 18:11