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14.08.05
Maria Corti: L’ora di tutti (1962)
Una introduzione partecipata e tenera crea intorno a noi l’invisibile presenza, duratura nel tempo, degli ottocento eroi - conosciuti come “i martiri di Otranto" - i cui resti sono conservati nella cattedrale della città salentina “in fondo all’abside, a destra".
Era il mattino di venerdì 28 luglio del 1480; il mare grosso e una leggera foschia imperversavano davanti alla Torre del Serpe. Nei paraggi si muovevano i pescatori con i visi bruciati dalla fatica e dal sole. I lori nomi erano anche tutta la loro storia: Procomio da Malcantone, Cola Mazzapinta, Nachira, Alfio da Faggiano, Antonello d’Alessandro, Antonio De Raho, e così altri: “fermi con gli occhi fissi al canale" e “Diventammo venti, trenta sugli scogli, nessuno parlava, uno stare tanto zitti insieme non c’era mai stato." C’è la sua ragione. A largo hanno visto “la cosa", ossia le galee turche che, dirette a Brindisi, sono state spinte dalle condizioni del mare e dal vento di tramontana sulle coste di Otranto. Ed ecco la consapevolezza e la paura prenderli al cuore. Uno di essi, Procomio, alzò le braccia e gridò: “OohÃ, i turchi!" Le comanda il terribile Akmed Pascià , “un uomo furioso, ignorante e crudele". L’autrice usa l’artifizio di far narrare ad alcuni protagonisti, i cui nomi dà nno il titolo ai vari capitoli, i fatti che direttamente li coinvolgono, permettendoci così di entrare anche nei loro pensieri, e qui, nel primo capitolo, è Colangelo, un pescatore, che racconta, e già siamo conquistati dallo stile, cesellato di quiete e di garbo, di questa narratrice che, prima di scrivere questo romanzo di esordio, era già famosa per i suoi molti studi filologici, e che si mostra avvezza a passar per le mani frasi belle quali: “dava a vedere che ci contava per mosche" oppure: “come sentono battere i timpani" o “abbiamo ciascuno tanto corpo quanto un turco" e “i ragionamenti adesso sono tutte frasche". Ho aspettato quarantuno anni per estrarre dalla mia libreria, e rileggerlo, questo romanzo, uscito nel 1962. L’occasione me l’ha data la celebrazione, il 18 marzo 2003, di un seminario dedicato a lei dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Firenze, a poco più di un anno dalla sua morte, avvenuta il 22 febbraio del 2002. Felice incontro per me, dunque, una lettura bella che ho ritrovato.
L’inizio, con quei colloqui sui bastioni delle mura della città , intrattenuti di notte dai pescatori messi di guardia, e mentre si leva la nebbia e appaiono e scompaiono ombre e visioni, mi ha ricordato le prime pagine dell’ “Amleto", nel rimescolio di silenzi e di paure che qui e là s’incontrano.
Si avverte sin dal principio, senza alcun inutile preambolo, che si sta approssimando “L’ora di tutti", e che stiamo vivendo quel tempo indefinito – breve o lungo, chi può misurarlo? – che è l’attesa della morte, in cui tutto può succedere e si può diventare - superato perfino il nostro stupore - eroi o vili (“a ciascun uomo nella vita capita almeno una volta un’ora in cui dare prova di sé; viene sempre per tutti."), e quello di Vincenzo, messo così all’avvio del romanzo, è il grido di una disperata ribellione alla morte in difesa della vita: “Io fossi un re, ecco, abolirei tutte le guerre." e “Qua molti di noi hanno da morire." Colangelo dirà più avanti: “Noi non abbiamo mai ammazzato un uomo."
Il raccontare della Corti è “dolce e tranquillo", e lo sguardo è sempre pronto a cogliere con tenerezza i pensieri che si muovono dentro i protagonisti, mai abbandonati a se stessi, e amorosamente accompagnati verso quel destino già presentito e ineluttabile. Il soccorso atteso dai pescatori, infatti, non arriverà mai, il re don Ferrante d’Aragona non ha i denari necessari per inviare subito una spedizione al comando del figlio don Alfonso. I pescatori lo intuiscono, lo sanno. Le loro conversazioni si vestono a poco a poco della rassegnazione propria della fatalità e i loro sono sospiri che risaltano come tarsie.
La bella Idrusa (“non mi lasciava mai la volontà di essere bella"), desiderata da tutti perché la donna più attraente che sia mai nata ad Otranto, fa la sua comparsa una notte con la dolcezza di un raggio di luna, ma il profumo della sua seduzione pare anch’esso vinto, lei che è stata capace di ispirare a Colangelo “l’idea che volesse appropriarsi di tutto, appropriarsi del dolore e della felicità del mondo."
La morte, sebbene ancora lontana, appena intuita, è compagna della memoria. La difende e la trae dai nostri recessi e, paradossalmente, per il tramite proprio della memoria, la morte ricompone la vita. Una specie di sortilegio e di fiaba si riannoda dai primordi dell’esistenza, con il fascino di una rivelazione, anzi di una resurrezione che pareva impossibile e dimenticata: “gli spiriti del bosco, che si fanno beffe degli uomini e, al loro passaggio, dice che si cambiano in raggi di sole." e “da un lato c’erano le cose della vita […]; dall’altro c’erano quelle poche che stanno celate dentro le prime […], sicché alla fine uniche sopravvivevano e in piccolo corteo accompagnavano l’uomo alla morte". Assunta e Idrusa nascono, così, avvolte dalla poesia, nelle morbide vesti della memoria.
Il romanzo si arricchisce via via dei lenti processi dell’attesa, della “nostalgia della partenza". Quando Colangelo, che nella notte sta ritornando alle mura, si accorge che la porta della cattedrale, dove sono stati radunati le donne, i bambini, i vecchi, è rimasta socchiusa, si affaccia e chiede al frate di poter parlare con Assunta e Alfio, suo figlio. C’è tutta l’atmosfera incombente e densa di ciò che noi sappiamo accadrà , e tuttavia siamo colpiti da quella consapevolezza rarefatta di una speranza dovuta e possibile. Tutto si muove con la finalità della tragedia storica, che resta sempre, anche quando ci se ne allontani, il punto focale della narrazione. Ogni sentimento, ogni gesto, ogni combinazione dei fatti, sussistono per condurre là .
L’autrice ci fa assistere all’assalto dei turchi alle mura di Otranto, ci mette a contatto con le morti dei personaggi ai quali ci eravamo affezionati, poi se ne allontana per percorrere ricordi e memorie, tutti segnandoli col marchio della fatalità , al modo che noi tocchiamo con mano una specie di congiura che spesso segna, senza che ce ne avvediamo, la nostra esistenza. E emergono le tristezze, la ferocia, l’ironia di un disegno che si è formato sopra di noi a nostra insaputa, e che ci ha destinati ad essere eroi, martiri, temerari o vili (come accade ai soldati spagnoli che fuggono appena scorgono le galee dei turchi), al di là della nostra libera scelta: “Chissà se qualche sventura sovrasta questa terra." e “Così possono comportarsi uomini umili, caduti nella rete di un grande destino". Sarà così anche per Idrusa, figura magnifica ed emblematica in questa storia, in cui convergono e si disegnano, in un capitolo che ha, specialmente nella prima e nell’ultima parte, tratti di scrittura maiuscola, i labili confini tra sogno, felicità e tragedia. Finché anche la morte, nonostante sia ancora vigoroso e desiderato il legame con la vita (“è tanto lungo il tempo che deve venire dopo, lasciatecene ancora un po’") non farà più paura: “Ecco com’è fatta la morte, ma non è una cosa tanto difficile. Mi pare che si possa proprio andare." E a smitizzare la morte, e forse addirittura a sconfiggerla (o a rivelarla, chissà ?), sarà proprio l’autrice che, attraverso la particolare struttura del romanzo, non fa morire mai definitivamente i suoi personaggi, che riprendono a vivere allorché sarà , in un nuovo capitolo, un altro personaggio a ricordarli. Quasi che la morte, finalmente giunta, lasciasse scoprire che dentro di sé v’è come un nido di vita, una resurrezione. Che è la risposta che l’autrice dà a quella domanda disperata di Idrusa: “ma bastava prendere un capo del filo, tirarlo ed ecco che scivolavamo ciascuno per conto suo in un grande mare; era così dunque? A uno non restava niente?"
Il libro è anche un affettuoso, partecipato omaggio alla Puglia e agli otrantini: “Che uomini questi popolani. Come farà la storia a non perderne di vista nessuno?" e anche: “Chi lo direbbe che questa razza, se cà pita, fa quello che ha fatto contro i turchi. Che sia una forza del sangue?" Si vedano, inoltre, nel capitolo dedicato a Idrusa, le pagine che raffigurano le donne di Otranto (“Si riposavano ed avevano umore buono e tranquillo le donne senza i mariti") intente, all’ora del vespro, ciascuna davanti al proprio uscio di casa, alle loro abitudini secolari. E altrettanto belle sono le parole messe in bocca ad un altro dei protagonisti, don Felice Ayerbo d’Aragona, splendida figura che troverà il suo maggior risalto nel capitolo dedicato a Idrusa, e l’unico spagnolo rimasto a combattere i turchi: “Io qui a Otranto ho trovato la felicità ."
(Da Quarantatre letture – Il Sud nella letteratura italiana contemporanea, Marco Valerio Editore, 2005)
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 14.08.05 09:12
Interventi
Caro Bartolomeo, se parli di Maria Corti, parli al mio cuore. Grazie.
Pubblicato da: Marco - 14.08.05 09:32
Grazie a te, Marco.
Ho letto nel tuo blog (che visito quotidianamente) la prossima, imminente pubblicazione di tuoi racconti qui su vibrisse.
Poiché mi piace come scrivi (i tuoi resoconti sono davvero un pezzo forte)ti leggerò con molto interesse e molta curiosità .
Come aspetto di leggere il Mozzi romanziere, così aspetto te, come raccontatore.
A presto, dunque.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 14.08.05 09:52
Gentile Bartolomeo, leggo con piacere e attenzione le tue recensioni che, al contrario di tanta altra critica, parlano in maniera esauriente e semplice, direi recensioni didattiche, recensioni che insegnano a leggere, con umiltà , rimanendo in attesa e in ascolto di quanto può parlare di altro dalle parole, di quanto può avvenire in me lettrice media, per questo ti ringrazio e ti leggo. Alda
Pubblicato da: alda - 14.08.05 10:27
Cara Alda, non puoi immaginare quanto le tue parole mi siano gradite. Hai còlto, molto più di altri coi quali ho dovuto battagliare, abituati ad una critica cosiddetta cólta (ed incomprensibile), lo scopo del mio lavoro.
Tu, che ti consideri una lettrice media, sai quanti ne superi di quelli!
Grazie davvero. Aspettavo da tempo un commento come quello che generosamente mi hai inviato tu, e che mi rende felicissimo.
Con gratitudine.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 14.08.05 12:05
sono quasi commossa... ;-(
Pubblicato da: georgina - 14.08.05 13:12
Gentile Bartolomeo, ho visitato il tuo sito e stampato alcune recensioni di libri che già ho letto, per il puro piacere di ripercorrerli anche attraverso il tuo sguardo. Mi piacerebbe avere la tua opinione su questi libri che ho letto recentemente: "Il filo di mezzogiorno" di Goliarda Sapienza La Tartaruga edizioni, Vite minime (scritti diseducativi) di Daniele Boccardi edito da Stampa Alternativa e Scirocco di Girolamo de Michele, Einaudi. Capisco che la mia possa essere una richiesta stramba ma condividere le letture fa bene e mi fa bene. Grazie Alda
Pubblicato da: alda - 14.08.05 20:09
Sono libri che non ho letto. Mi dispiace.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 14.08.05 20:55
Be', leggili Di monaco, cribbio, almeno Goliarda Sapienza, non capisco, vuoi tenere sveglie le vibrisse di Mozzi e poi alla prima persona gentile che vuole condividere le sue letture con te, dici no grazie.
La rete mi sta proprio deludendo.
Pubblicato da: woah - 14.08.05 22:22
A BART
scusa bart se posto qui, dove è OT, questa indicazione (ma l'altro post mi sembra ormai chiuso).
Ho appena postato nel mio blog un interessante traduzione di un aritcolo sugli attentati suicidi postata da andrea raos in Nazioneindiana
http://www.nazioneindiana.com/2005/08/14/sugli-attentati-suicidi/
che l'ha presa da
http://monsterlippa.chiedere.info/?p=449
che l'ha presa da Mirumir
http://www.haloscan.com/tb/mirumir/112119275068045238/
che ha tradotto estratti dall'articolo in inglese (che io ancora non o letto) trovato in The american conservative
http://www.amconmag.com/2005_07_18/article.html
Forse ti potrà interessare leggerlo per documentarti sull'argomento che mi sembra ti interessi.
georgia
P.S
Lo ripeto (se mai FOSSE NECESSARIO :-): IO NON SONO GEORGINA E NON SO ASSOLUTAMENTE CHI ESSA/O SIA.
Pubblicato da: georgia - 14.08.05 22:56
Cara Georgia, ti ringrazio della segnalazione. Seguo giornalmente Nazione Indiana, come altri siti in cui mi è capitato di trovare cose interessanti. Devo dirti che il mondo è diventato troppo complicato per me. Sin da ragazzo mi sono interessato ai problemi sociali dando anche nel mio lavoro un contributo personale. Poi, in tutti questi anni ho visto che, sia in Italia che fuori, tutto ritorna sempre come prima, come l'acqua di uno stagno in cui sono stati gettati dei sassolini. Non sono più giovane e le mie forze si sono esaurite. Ora sono un misantropo, ed esco di casa solo per partecipare a qualche dibattito letterario. Ma sempre più raramente. Ho trovato la mia felicità dentro le mura di casa mia e nell'affetto dei miei cari. Mi sono rinchiuso in una nicchia di benessere e sono diventato molto scettico nei confronti di coloro che governano questo mondo. Un giorno a Giorgio Saviane confessai che era mia impressione che il male andasse espandendosi nel mondo e che l'umanità si stesse distruggendo. Non fu d'accordo e mi rispose che, al contrario, era il bene che a poco a poco prevaleva, ed ero soltanto io che non riuscivo a scorgerlo. Vorrei che avesse ragione lui. Ma diffido ormai della realtà costruita dagli uomini. Dietro casa mia ci sono dolci e belle colline. Qualche volta passeggio lungo quei sentieri, come ho fatto oggi con mia moglie e un mio fratello e sua moglie che sono venuti da Bolzano. Rare le auto, rari i rumori, diffusa dappertutto la quiete rassicurante della natura. Mi sto costruendo - forse sbagliando - un bozzolo dentro il quale cerco di non udire più il chiasso e il disordine materiale e morale che ci circondano.
Le guerre poi. Non ci abbandonano mai. E' mai possibile? Esse sono la manifestazione più evidente della nostra cattiveria e della nostra insensatezza.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 14.08.05 23:55
Anch'io tengo a sottolineare che non sono Giorgia. Non mi sognerei mai infatti - come invece sistematicamente fa lei - di usare i blog altrui per fare pubblicità al proprio.
Pubblicato da: giorgina - 15.08.05 10:52
cara giorgina io non pubblicizzo il mio blog (perchè mai dovrei farlo?) mi limito a pubblicizzare (come posso) le cose che mi interessano e che credo valga la pena di far circolare, ho postato e indicato quell'articolo perchè lo trovavo interessantissimo (in questo blog perchè mi sembrava bart fosse un po' confuso sull'argomento, ora so che invece non gliene potrebbe fregar di meno ;-)
Pubblicizzavo l'articolo (che ho postato in altri luoghi) ma, come hai visto non vi ho affatto detto di andarvelo a leggere sul mio blog, ma semmai ho "pubblicizzato" NI e tutta la catena fino all'origine :-)
Poi cara giorgina come puoi constatare ho uno dei pochi blog presenti in rete che non servono (cosa del resto legittimissima) a propagandare ME ed eventuali mei scrittarelli/capo-lavoro, come fanno quasi tutti gli altri, cosa che non mi scandalizza affatto se il pubblicizzato vale ;-)
georgia
Pubblicato da: georgia - 15.08.05 19:06
@ georgia
"(in questo blog perchè mi sembrava bart fosse un po' confuso sull'argomento, ora so che invece non gliene potrebbe fregar di meno ;-)"
Non metterla proprio così.
Se ne hai voglia scaricati dal mio sito (http://xoomer.virgilio.it/badimona/pubblicate.htm) "Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile", un libro che pubblicai a mie spese, e al quale consegnai le mie personalissime e opinabilissime conclusioni su questa società cinica e grassona.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 15.08.05 21:43
Caro Bart, questa cosa mi fa impressione. Nel momento preciso in cui tu pubblicavi questo pezzo, io ero nella cattedrale di Otranto.
Pubblicato da: giuliomozzi - 15.08.05 22:14
Sì, davvero impressionante.
Sarebbe bello tu ne scrivessi qui; della visita alla Cattedrale, intendo, e delle tue emozioni.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 15.08.05 23:01
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Pubblicato da: xcvgjsihw sxcl - 04.05.08 16:14
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Pubblicato da: hfcxe mskaporj - 04.05.08 16:15
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Pubblicato da: zfgwtokj phzfi - 04.05.08 16:15
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Pubblicato da: wsau hbang - 04.05.08 16:15
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Pubblicato da: mvqco lbmqvngx - 04.05.08 16:17
