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29.08.05

La restaurazione, di nuovo [1]

di giuliomozzi

Il 22 marzo 2005 Antonio Moresco pubblicava in Nazione indiana un testo intitolato: La restaurazione (che vi invito a rileggere). Ne copio alcune righe:

anatomia_della_restaurazione.JPGI periodi di restaurazione fanno venire fuori il peggio dalle persone. La loro paura, la loro grottesca disponibilità al compromesso, la corruzione. Vedi con sofferenza le persone cambiare giorno dopo giorno, trasformarsi, piegarsi a certe logiche, dietro la maschera del buon senso o dell’arroganza. Si vive la continua sofferenza di assistere allo spettacolo di persone - anche sensibili e intelligenti e che avrebbero tutti gli strumenti per capire cosa sta succedendo - che invece si fanno prendere dalla paura di perdere chissà quale treno e quali occasioni e così si arrendono, si buttano via, entrano in logiche stritolanti. Vendendosi in molti casi per niente. Le loro stesse persone, i loro corpi e i loro volti e le loro menti subiscono una torsione, diventano rapidamente irriconoscibili, si cercano un’identità che pare a loro meno difficile da gestire nel bazar di quelle che vanno per la maggiore. Tanto più in questa epoca in cui la restaurazione non è giocata solo nella dimensione politico-sociale, come nell’Europa dopo il Congresso di Vienna, ma opera anche nelle strutture più intime e addirittura occulte, nel bios, resettando, deprogrammando, duplicando, clonando. Per questo è così difficile accettare di vedere quello che sta veramente accadendo.

Difronte a queste parole di Antonio Moresco io non posso che farmi delle domande.
Allora mi domando: ho paura? Mi domando: la mia disponibilità al compromesso è grottesca? Mi domando: la disponibilità al compromesso è sempre grottesca? Mi domando: quando, o perché, il compromesso è grottesco? Mi domando: sono corrotto? Mi domando: chi, cosa mi corrompe? Mi domando: è possibile che io sia corrotto, e non lo sappia? Mi domando: è possibile che io sia corrotto, che tutti lo vedano, e che solo io non lo veda? Mi domando: è possibile che io consideri cosa buona una cosa che in realtà è corruzione? Mi domando: quale relazione c'è tra compromesso e corruzione? Mi domando: quale relazione c'è tra paura e compromesso? Mi domando: quale relazione c'è tra paura e corruzione? Mi domando: è per paura che ci si rende disponibili al compromesso? Mi domando: non è possibile, o almeno pensabile, che una disponibilità al compromesso abbia una ragione diversa dalla paura? Mi domando: il compromesso è l'anticamera della corruzione? Mi domando: il compromesso conduce inevitabilmente alla corruzione?

Mi domando: sono un uomo di buon senso? Mi domando: sono arrogante? Mi domando: quale relazione c'è tra buon senso e arroganza? Mi domando: la pretesa di possedere il buon senso è esattamente l'arroganza? Mi domando: quale relazione c'è tra disponibilità al compromesso e buon senso? Mi domando: è perché si pretende di possedere il buon senso, che ci si rende disponibili al compromesso? Mi domando: il buon senso è una maschera? Mi domando: l'arroganza è una maschera? Mi domando: può esistere un buon senso senza pretese? Mi domando: può esistere un buon senso che non sia una maschera? Mi domando: può esistere una considerazione di sé che non sia arroganza? Mi domando: può esistere un'arroganza che non sia una maschera? Mi domando: la paura che ho, è paura di perdere treni e occasioni? Mi domando: quali treni, quali occasioni ho cercati? Mi domando: sono un uomo capace di cedere alla corruzione pur di non perdere chissà quale treno? Mi domando: ho ceduto alla corruzione? Mi domando: se ho ceduto alla corruzione, su quale treno sono in cambio salito? Mi domando: sono un uomo che si rende disponibile al compromesso per non perdere chissà quale occasione? Mi domando: se ho cercato compromessi, quali occasioni ho colte in cambio? Mi domando: sono una persona sensibile e intelligente? Mi domando: quale relazione c'è tra sensibilità e intelligenza? Mi domando: chi è sensibile è necessariamente, o probabilmente, anche intelligente? Mi domando: chi è intelligente è necessariamente, o probabilmente, anche sensibile? Mi domando: chi è sensibile, a che cosa è sensibile? Mi domando: chi è intelligente, che cosa intellige? Mi domando: quali sono gli strumenti necessari a capire che cosa sta succedendo? Mi domando: sensibilità e intelligenza sono gli strumenti necessari a capire che cosa sta succedendo? Mi domando: quale sensibilità, quale intelligenza sono strumenti necessari a capire che cosa sta succedendo? Mi domando: un'altra sensibilità, un'altra intelligenza, potrebbe ugualmente capire che cosa sta succedendo? Mi domando: vi è una sola sensibilità capace di capire che cosa sta succedendo? Mi domando: vi è una sola intelligenza capace di capire che cosa sta succedendo?

Mi domando: mi sono piegato a certe logiche? Mi domando: quali sono queste logiche? Mi domando: se mi sono piegato a certe logiche, l'ho nascosto? Mi domando: se mi fossi piegato a certe logiche senza nasconderlo dietro la maschera del buon senso o dell'arroganza, sarebbe stato diverso? Mi domando: quali logiche sono stritolanti? Mi domando: sono stato stritolato da certe logiche? Mi domando: la mia persona, il mio corpo, il mio volto hanno subito una torsione? Mi domando: la mia persona, il mio corpo, il mio volto sono stati stritolati? Mi domando: sono diventato irriconoscibile? Mi domando: c'è qualcuno che mi riconosce? Mi domando: quale relazione c'è tra me e chi mi riconosce? Mi domando: è necessario che io sia riconosciuto? Mi domando: se l'altro non mi riconosce, è necessariamente perché la mia persona, il mio corpo, il mio volto hanno subito una torsione? Mi domando: a chi appartiene lo sguardo che mi guarda e non mi riconosce? Mi domando: a chi appartiene lo sguardo che mi guarda e vede la torsione della mia persona, del mio corpo, del mio volto? Mi domando: ho cercata un'identità meno difficile da gestire nel bazar di quelle che vanno per la maggiore? Mi domando: ci sono delle identità che vanno per la maggiore? Mi domando: quali sono le identità che vanno per la maggiore? Mi domando: l'identità che ho ora, è una di quelle che vanno per la maggiore? Mi domando: ho cambiata identità? Mi domando: la mia mente ha subito una torsione tale, uno stritolamento tale, che ora non ho più l'identità che avevo, e ho un'identità che va per la maggiore? Mi domando: le identità che vanno per la maggiore, sono meno difficili da gestire? Mi domando: le identità che non vanno per la maggiore, sono più difficili da gestire? Mi domando: non è che la mia persona, il mio corpo, il mio volto hanno subito una tensione stritolante e io non me ne sono accorto? Mi domando: non è che la mia mente ha subito una tensione stritolante e io non me ne sono accorto? Mi domando: non è che ho cambiata identità, ho iniziato a gestirne una che va per la maggiore, e non me ne sono accorto?

Mi domando: se ho avuto paura, se mi sono reso disponibile al compromesso e alla corruzione, se mi sono trasformato, se giorno dopo giorno mi sono piegato a certe logiche, se mi sono fatto prendere dalla paura di perdere chissà quale treno e chissà quali occasioni, se mi sono arreso, se mi sono buttato via, se sono entrato in logiche stritolanti vendendomi per niente, se la mia persona, il mio corpo, il mio volto, la mia mente sono diventati irriconoscibili: se ho fatto o accettato o subito tutto questo, sono forse una vittima? Mi domando: non è che se ho fatto o accettato o subito tutto questo, sono diventato un carnefice? Mi domando: ho forse provveduto io stesso a torcere e stritolare la persona, il corpo, il volto, la mente di altre persone?

Mi domando: qualunque cosa sia la cosa della quale stiamo parlando, questa cosa è dentro di me o è fuori di me? Mi domando: mi sono arreso? Mi domando: a quale avversario mi sono arreso? Mi domando: a quale avversario ho rese le armi? Mi domando: mi sono venduto? Mi domando: a quale compratore mi sono venduto? Mi domando: quale relazione c'è tra l'avversario e il compratore? Mi domando: se mi sono venduto, mi sono venduto per niente? Mi domando: se mi fossi venduto in cambio di qualcosa, la cosa sarebbe diversa? Mi domando: se mi sono venduto per paura di perdere chissà quale treno e chissà quali occasioni, e grazie alla vendita sono salito sul treno e ho colte le occasioni, la cosa è diversa? Mi domando: quale relazione c'è tra compromesso e vendita? Mi domando: quale relazione c'è tra compromesso e resa? Mi domando: compromesso, corruzione, resa, vendita, sono tutte parole che nominano la stessa cosa? Mi domando: se ho la certezza che l'avversario abbia la possibilità e la volontà di uccidermi, devo andargli incontro gioiosamente e farmi uccidere? Mi domando: la resa è peggiore dell'essere ucciso? Mi domando: se l'avversario è disponibile a lasciarmi in vita purché io accetti che la mia persona, il mio corpo, il mio volto, la mia mente subiscano una torsione, devo preferire l'uccisione? Mi domando: compromesso, corruzione, resa, vendita, nominano davvero la stessa cosa? Mi domando: è possibile essere disponibili al compromesso, ma non a ogni compromesso? Mi domando: è possibile essere disponibili alla corruzione, ma non a ogni corruzione? Mi domando: è possibile essere disponibili alla resa, ma non a una resa senza condizioni? Mi domando: è possibile essere disponibili alla vendita, ma non a qualunque vendita? Mi domando: se l'avversario vuole comperarmi, ha senso che io tiri sul prezzo? Mi domando: se l'avversario decide di lasciarmi in vita, devo rifiutare la sua offerta?

Mi domando: il mio bios* è stato resettato, deprogrammato, duplicato e clonato? Mi domando: io sono una macchina? Mi domando: sono capace di pensare il mio bios? Mi domando: è perché sono una macchina che mi è così difficile accettare di vedere quello che sta veramente accadendo? Mi domando: che differenza c'è tra quello che sta accadendo e quello che sta veramente accadendo? Mi domando: mentre una cosa accade, c'è un'altra cosa che veramente accade? Mi domando: se sono una macchina, posso essere vittima o carnefice? Mi domando: sono stato resettato, deprogrammato, duplicato, clonato e io non me ne sono accorto? Mi domando: è possibile accorgersi di essere stati resettati, deprogrammati, duplicati e clonati? Mi domando: può il mio bios pensarsi diverso da ciò che è? Mi domando: se il mio bios è stato resettato, deprogrammato, duplicato e clonato, posso ancora pensare a me stesso come a me stesso? Mi domando: il mio bios è stato resettato, deprogrammato, duplicato e clonato affinché io scegliessi un'identità meno difficile da gestire nel bazar di quelle che vanno per la maggiore?

Mi domando: se sono già stato resettato, deprogrammato, duplicato e clonato, è ancora necessario che io scelga? Mi domando: la torsione della mia persona, del mio corpo, del mio volto, della mia mente, non consisterà appunto nel fatto che dopo essere stato resettato, deprogrammato, duplicato e clonato, ancora è necessario che io volontariamente scegla un'identità meno difficile da gestire nel bazar di quelle che vanno per la maggiore? Mi domando: ho un bios meno difficile da gestire? Mi domando: ho un bios che va per la maggiore? Mi domando: esiste una copia dell'altro bios, quello che avevo prima di avere questo bios che va per la maggiore? Mi domando: chi o cosa è capace di fare tutto questo? Mi domando: chi o cosa è capace di prendere un bios di una persona sensibile e intelligente, dotata di tutti gli strumenti per capire che cosa sta succedendo, e resettarlo, depogrammarlo, duplicarlo e clonarlo? Mi domando: la resettazione, la deprogrammazione, la duplicazione e la clonazione, hanno lo scopo di rendere difficile al bios accettare di vedere quello che sta veramente accadendo?

Mi domando: che relazione c'è tra il chi o la cosa che è capace di manipolare a questo modo il mio bios e lo sguardo che ne rivela la resettazione, la deprogrammazione, la duplicazione e la clonazione? Mi domando: qual è lo sguardo che è capace di vedere non solo ciò che sta accadendo, ma anche ciò che sta veramente accadendo? Mi domando: chi, se non il dio, vede non solo ciò che sta accadendo ma anche ciò che sta veramente accadendo? Mi domando: il mio bios, è forse diventato il campo della guerra tra l'avversario e il dio? Mi domando: sono un soldato del dio? Mi domando: sono un soldato dell'avversario? Mi domando: devo dare alla mia vita il valore che dà alla propria vita il soldato? Mi domando: se sono stato resettato, deprogrammato, duplicato e clonato, come faccio a capire se sono il soldato del dio o il soldato dell'avversario? Mi domando: se l'avversario è capace di resettare, deprogrammare, duplicare e clonare il mio bios, non sarà che l'avversario è il dio? Mi domando: se l'avversario è capace di torcere e stritolare la mia persona, il mio corpo, il mio volto, la mia mente, non sarà che l'avversario è il dio?

Mi domando: che relazione c'è tra l'avversario e il dio? Mi domando: che relazione c'è tra la mano che mi stritola e lo sguardo che vede il mio stritolamento? Mi domando: quale sguardo è, se è in questo mondo, che è capace di vedere il mio stritolamento? Mi domando: non sarà che il mio stritolamento è evidente a tutti? Non sarà che il mio stritolamento è ciò che sta veramente accadendo, e io non lo vedo perché io vedo solo ciò che sta accadendo, non veramente? Mi domando: qualcosa può accadere non veramente? Mi domando: ci sono cose che accadono non veramente, e cose che accadono veramente? Mi domando: ci sono cose che accadono, e altre cose che accadono veramente? Mi domando: come si fa a sapere, guardandola, se una cosa sta accadendo veramente o non veramente? Mi domando: ad esempio, se io mi rendo disponibile a un compromesso per cogliere un'occasione, che cosa accade veramente? Mi domando: in questo caso, la mia disponibilità al compromesso accade veramente? Mi domando: in questo caso, il coglimento dell'occasione accade veramente? Mi domando: il mio compito è dunque compiere solo azioni che sono cose che accadono veramente? Mi domando: il mio compito è dunque compiere azioni divine? Mi domando: le parole che adopera Antonio Moresco, sono parole che accadono veramente? Mi domando: le parole che adopera Antonio Moresco, sono parole divine?

* bios: Basic Input–Output System, sistema base input–output, serie di routine software che si attiva con l’accensione del computer (diz. De Mauro).

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 29.08.05 15:38

Interventi

Dopo 5 o 6 "mi domando" lo ammetto: sono saltato alla fine ed ho ripescato, credo, i due mi domando determinanti.
Non ho una soluzione e nemmeno una risposta, ma un vecchio detto cinese (che si sa i cinesi sono sempre saggi) che ho fatto mio dopo averlo meditato, nemmeno tanto a lungo. Eccolo: "La verità è infinita, la mente umana è finita. Cercare di spiegare una cosa infinita con un'altra finita può essere un esercizio molto pericoloso".

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 29.08.05 17:21

domanda per domanda, (forse perchè mi sono persa dei passaggi): a chi si riferisce moresco, più o meno? a mentana, a vespa, a aldo busi (nomi a caso? perchè giulio, dovresti essere corrotto? da chi? da che cosa?) ti riferisci a qualcosa in particolare?

Pubblicato da: angela scarparo - 29.08.05 17:23

signor mozzi, confesso che ho letto una riga si e l'altra no...
Consideri che ha scritto dei racconti molto belli, pubblicato o fatto pubblicare, comunque promosso e diffuso libri (tra cui "La messa dell'uomo disarmato"...), continua a far andare un bollettino, questo, luogo di incontro e scambio di idee etc. Oltre a mille altre cose che ora ignoro o dimentico.
Si, le parole di moresco hanno qualcosa dell'inesorabilità del verbo divino, penso che possano creare un po' di sgomento in chiunque... dover lavorare per vivere (un lavoro normale dico, dove tu non puoi decidere su ogni tua azione, sulla sua eticità ma sei parte di un meccanismo eterodiretto, diciamo, marxianamente, un alienato) e già si inizia a compromettersi?
non so se la mia lettura affrettata mi abbia mandato fuoritema.
cordiali saluti. dario

Pubblicato da: dario - 29.08.05 17:24

Per Trespolo: a me non pare che ci siano dei "Mi domando" determinanti.
Per Angela: alla domanda "A chi si riferisce Moresco?" rispondo: l'intervento di Antonio Moresco è in rete, e ho messo il link.
Per Dario: se io pubblico un libro molto bello, bello - mettiamo - come "La messa dell'uomo disarmato", e per pubblicarlo accetto dei compromessi, la pubblicazione di questo libro accade veramente? O, a causa dei compromessi che ho accettati, viene ricacciata tra le cose che accadono non veramente?

Pubblicato da: giuliomozzi - 29.08.05 17:32

Moresco scriveva
I periodi di restaurazione fanno venire fuori il peggio dalle persone. può essere vero.

Ma era rivolto a qualcuno in particolare?

Trespolo
Ottimo commento, questo in stile cinese!!!!

Pubblicato da: melpunk - 29.08.05 17:34

Giulio, definirli determinanti è solo un fatto di interpretazione personale. Mi ricorda, questo punto, un'altra frase - di una scrittrice norvegese, ma non chiedetemi il nome che non lo ricordo - della quale mi sono appropriato, magari storpiandola un po'. Il concetto è questo: "Le parole scritte in una lettera sono nostre e dicono quello che noi vogliamo dire solo fino a quando la lettera non è stata spedita. Da quel momento le parole non avranno più il "nostro" significato, ma quello attribuito da chi le leggerà".

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 29.08.05 17:45

Caro Giulio, tanti 'Mi domando' e nessun 'Mi rispondo'. Ti avevo già dedicato un 'Dubito ergo sum' nel mio blog (22 luglio). Anche a Moresco ho dedicato 'L'infinito e oltre' (21 luglio). Per quanto mi riguarda, ho passato la vita a fare il puro e il rompicoglioni con gli editori: il risultato è stato una carriera letteraria spezzata. Quella di Moresco, a quanto mi risulta, continua...:-)

Pubblicato da: www.lucioangelini.splinder.com - 29.08.05 17:48

io dico che accade veramente. L'"accadere" di un libro è il dialogo che instaura con i lettori, il suo "far frutto"... L'architettura è un'arte che ha bisogno di continui compromessi col potere (più della letteratura!) ma non credo che si potrebbe negare la bellezza e tanto meno la realtà delle costruzioni di Francesco di Giorgio Martini solo perchè Federico da Montefeltro ci pare un sanguinario (primo, stupido esempio che mi viene in mente...)

Pubblicato da: dario - 29.08.05 17:55

giulio, ciao. l'avevo letto. pensavo ci fossero novità. speravo, per tutti, che ti avessero candidato "presentatore a sanremo" - ho detto, 'oh, finalmente una vera notizia. vedrò in tv che faccia ha giulio' - o che avessi trovato una borsa con dentro 100000000 euro e fossi indeciso se portarla o no al commissariato, e ti ponessi il problema della corruzione.
niente di nuovo, mi pare di capire. allora:

"A me tutto questo continua a sembrare inaccettabile, abnorme, spaventoso, agghiacciante, una situazione alla quale non ci si può rassegnare"

scusate, se faccio sempre l'esempio del gattino abbandonato sul balcone che i vicini guardano, e che solo quando il gattino sta per morire chiamanoo, qualcuno a salvarlo. mi pare che questa frase sia adatta al gattino cui penso, poverino, più che ad altro, ma forse sono scema io. non sto scherzando.

"Grandi macchine editoriali e produzioni cartacee cresciute a dismisura..."

però crescono anche altre cose, tra cui il web.

"attraverso le sinergie messe in atto coi media e altri usi pilotati dello spazio e del tempo

sarebbe bello che qualcuno pilotasse qualcosa. ci sarebbe dell'interesse nei nostri rugardi, almeno come consumatori. è tutto casuale, invece. rivolto a vendere, questo sì, sono d'accordo. ma non a vendere a noi. nessuno si preoccupa di noi. e forse questo è un bene. la bestia digerisce ciò che produce vendendo. mia madre diceva, "lasciala perdere! non guardarla!" quando c'era qualcosa di fastidioso intorno, compreso un fratello o una sorella in vena di rompere le palle.

" hanno svuotato o ridotto ai margini la felicità e la forza creativa configurante della nuda parola e della sua spinta di allargamento"

la parola, quando mai è nuda? il linguaggio è la cosa più vestita e in modo così complicato, che forse dopo anni di attenti studi filologici, atti a togliere strato su strato, riesci a capire - chissà! - perchè è vestita così, da dove viene.

perchè una parola deve augurarsi di avere la "spinta di allargamento"? un regime, un/a demogogo/a, un pubblicitario/a, si augurano una cosa del genere.

"(parola) percepita proprio per questo come inaccettabile, indomabile,incontrollabile, interferente."

da chi? se così fosse nessun giornale della grande macchina editoriale avrebbe recensito i libri di moresco. invece così noo è stato.

detto ciò secondo me moresco è in buona fede ed è una brava persona. non sto scherzando (anche se sto vivendo una vera tragedia, perchè, che io debba dire a ogni piè sospinto 'non sto scherzando' presuppone che a me nessuno mai mi prenda davvero sul serio)

Pubblicato da: angela scarparo - 29.08.05 18:06

Le parole di Antonio Moresco sono sempre, ad ogni lettura, più illuminanti.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.08.05 20:36

dipende da chi e cosa deve essere illuminato.

Pubblicato da: angela scarparo - 29.08.05 20:52

mi chiedo cosa ci sia di sbagliato di venire a patti con la realtà. Tutti noi vorremmo credo vivere in un mondo di puri e di buoni; invece ci tocca fare i conti con l'esistente e allora le posizioni di principio sono troppo semplici e sterili.
sarà che continuo a non credermi un rivoluzionario, ma io alle rivoluzioni preferisco un semplice 'riformismo' ovvero fare i conti con la vita, sia essa sociale culturale, e vedere di riuscire ad ottenere migliorie. Che questo poi porti a fare dei compromessi, beh, mi sembra normale.

provo a fare un esempio lontano dal mondo delle lettere.
Una fabbrica vuole mandare via 500 persone. Licenziarle in tronco. Le ipotesi sono due: 1)non si fa nessun accordo e cinquecento persone si trovano in mezzo ad una strada; 2) si prova a sporcarsi le mani e a vedere se si riesce ad arrivare ad un accordo che tuteli i lavoratori.

Nel primo caso abbiamo agito come tenutari di un'idea portentosa e forte, che ci rende puri e senza incrostazioni, ma francamente sterili. In più abbiamo sul groppone tutti e cinquecento i lavoratori; nell'altro caso ci siamo contorti, stirati, siamo venuti a patti, abbiamo accettato compromessi, ci siamo fottuti, ma forse abbiamo portato qualcosa di decente per i lavoratori.

a me i puri spaventano, a me l'idea di un bene superiore a cui tutto deve inchinarsi spaventa, e questa cosa mi spaventa sia che si tratti di ragionamenti sulla letteratura che su altri ambiti.

demetrio

Pubblicato da: demetrio - 29.08.05 21:43

@ ANGELA

Io mi riferivo al pezzo di Antonio Moresco, solo a quello, e non alle domande-risposte di Giulio.

Solo tentare, perlomeno tentare di vedere oltre il buio e l'oblio. Le nostre azioni dovrebbero essere esposte alla luce del sole, e non sotterranee.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.08.05 21:47

Giuseppe, anche io mi riferivo allo stesso pezzo. non sto scherzando.

Pubblicato da: angela scarparo - 29.08.05 21:55

Angela, sì, lo so che non stai scherzando. Però con me non c'è bisogno di farmelo notare che non stai scherzando.

Baci e abbracci, Angela

Beppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.08.05 22:04

incomincio a pensare che moresco avesse fatto veramente centro con il suo articolo, e che abbia toccato corde dolenti, se ancora c'è chi lo va a spolverare per porsi, pù o meno sinceramente una tale caterva di domande :-).
io credo che moresco sia stato molto intelligente a scrivere quel pezzo, e soprattutto sia stato molto coraggioso in una epoca dove il conformismo marziale ci sta invadendo e soffocando come una uniformante gelatina appiccicosa.
Poi avevo mandato un commento al post di giovanni costa, ma mi è stato rifiutato dal questo blog, peccato perchè anch'io ponevo delle domande, non in così gran numero, ma abbastanza pertinenti.
Sì certo potrei postarvele a questo post (ma non mi sembra corretto)oppure inviarla al blog di partenza, ma non mi va di dialogare con un simile e-individuo e quindi, per stavolta, vi risparmierò le mie perplessità.
georgia

Pubblicato da: georgia - 29.08.05 22:43

Se Moresco, nell'estratto riportato da Mozzi, sembra guardare dall'alto in basso la schiera di letterati - o pseudotali - con atteggiamento ammonitivo, nel suo libro "Lo sbrego", invece, completa il discorso : dapprima si scaglia - con una ferocia squarciante (sbregante!) - contro il mondo letterario, dove a suo dire imperversano cagnolini, intenti ad annusarsi le reciproche urine, e a scondinzolarsi ; nella seconda parte usa un linguaggio simbolico, in un bellissimo finale, che coinvolge le sagome cartonate degli scrittori.
Questo per dire, che, alla luce della seconda parte de "Lo sbrego", temo che questo di Moresco sia - almeno in parte - un J'accuse contro se stesso.

Pubblicato da: Federico - 30.08.05 00:39

sai giuseppe di questi tempi non si può mica mai sapere

Pubblicato da: angela scarparo - 30.08.05 01:51

Angela, anche tu hai ragione: di questi tempi... tempi oscuri, negri, bui intendi, nevvero?

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 30.08.05 10:03

no, no. chiari, giuseppe. in cui è più facile essere come si è, che cercare di essere quel che non si è, e forse non è neanche giusto essere. perchè si dovrebbe? è così facile poter essere quel che si è.

Pubblicato da: angela scarparo - 30.08.05 10:23

Sì, sì, sé stessi, per quel che si è. E ci aggiungiamo un "veramente", così vien essere veramente per quel che si è. Poi rimane il dubbio di sempre: "Essere o non essere. Eccetera, eccetera, mentre si scioglie la cera e le fiammelle si fanno fioche sulle candele sempre più poche a ogni giorno che passa, mentre si spenge la vita che non sappiamo dire veramente per chi o cosa. Ma rimane che è o non è, incertamente."

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 30.08.05 13:39

bordiga, nel discorso che tenne in occasione del congresso del 1921 a livorno, spiegò come fosse inevitabile escludere l'ala socialdemocratica per consentire al partito di essere autenticamente rivoluzionario. come andarono le cose in seno al partito socialista, da allora in poi, è risaputo.

Pubblicato da: kristian - 30.08.05 14:15

bene bene vedo che appare il grande amadeo ma ... cosa ci azzecca?
georgia

Pubblicato da: georgia - 30.08.05 15:30

moresco mi sembra assolutamente onesto e perciò attendibile. questo comunque non lo esonera dal confronto con la soggettività che ciascuno di noi paga nell'intepretare la realtà e la verità. ne deriva, secondo la mia parziale visione, perciò, che anch'egli abbia ragione e non ragione allo stesso tempo.
in quanto al compromesso, poi, se questo significa saper vivere in un mondo complesso, è inevitabile. questo però non significa non avere a disposizione una passabile porzione di libertà.

cristiano praksh dorigo

Pubblicato da: cristiano prakash dorigo - 30.08.05 15:32

Amadeo Bordiga, "Partito e classe", da "Rassegna Comunista", anno 1, n. 2 del 15 aprile 1921: "[...] Questo rende più chiaro il senso della verità fondamentale: il partito è solo una parte della classe. Guardando all'immagine fissa ed astratta della società, chi vi scorgesse una zona, la classe, ed in essa un piccolo nucleo, il partito, cadrebbe facilmente nella considerazione che tutta la parte della classe, la maggioranza quasi sempre, che resta fuori del partito, potrebbe avere peso maggiore, maggiore diritto. Ma per poco che si pensi che in quella grande massa restante gli individui non hanno ancora coscienza e volontà di classe, vivono per il proprio egoismo, o per la categoria, o per il campanile, o per la nazione, si vedrà che allo scopo di assicurare nel movimento storico l'azione d'insieme della classe, occorre un organismo che la animi, la cementi, la preceda, la inquadri - è la parola - si vedrà che il partito è in realtà il nucleo vitale, senza di cui tutta la rimanente massa non avrebbe più alcun motivo di essere considerata come un affasciamento di forze. La classe presuppone il partito - perché per essere e muoversi nella storia la classe deve avere una dottrina critica della storia e una finalità da raggiungere in essa. [...] Basterà per questo rammentare che, se la coscienza degli uomini è il risultato e non la causa delle caratteristiche dell'ambiente in cui sono costretti a muoversi, la regola non sarà mai che lo sfruttato, l'affamato, il denutrito, possa capacitarsi che deve rovesciare e sostituire lo sfruttatore ben pasciuto e ferrato di ogni risorsa e capacità. Questo non può essere che l'eccezione. [...] Il concetto del diritto del proletariato a disporre della sua azione di classe non è che una astrazione senza alcun senso marxista, e che cela il desiderio di condurre il partito rivoluzionario ad allargare la sua cerchia a strati meno maturi, poiché man mano che questo avviene le decisioni che ne scaturiscono si avvicinano di più agli intendimenti borghesi e conservatori. [...] Ricordiamo che è luogo comune squisitamente borghese contrapporre il "buon senso" della massa ai "nefasti" di una "minoranza di sobillatori". [...] Tutta la degenerazione dei partiti socialdemocratici della Seconda Internazionale, ed il loro apparente divenire meno rivoluzionari della massa non organizzata, derivava dal fatto che essi ogni giorno di più perdevano la precisa sagoma di partito, appunto perché facevano dell'operaismo, del "laburismo", ossia funzionavano non più come avanguardie precorritrici della classe, ma come sua espressione meccanica in un sistema elettorale e corporativo in cui si dava lo stesso peso e la stessa influenza agli strati meno coscienti e più dominati da egoismi della classe proletaria stessa. [...]". Il testo intero è qui: http://web.infinito.it/utenti/c/communism/classici/bordiga/it/partitoclass.htm
Una scheda su Bordiga in Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Amadeo_Bordiga

Pubblicato da: giuliomozzi - 30.08.05 16:24

mio dio, sono un degenrato squisitamente borghese!

d.

Pubblicato da: demetrio - 30.08.05 16:33

il grande amadeo era un ottimo cuoco e giocava a scopone scientifico da dio ed era pure un favoloso organizzatore.
Per chi fosse interessato ad approfondire consiglio un bel libro che si legge con piacere
Arturo Peregalli e Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga - La sconfitta e gli anni oscuri, Colibrì, 1998
e ... visto che siete tutti appassionati di noir e pulp ;-), perchè non leggersi (se riuscite a trovarlo) il romanzo di Diego Gabutti, Un'avventura di Amedeo Bordiga, Longanesi (non è granchè ma è una curiosità interessante)
Ma soprattutto leggersi uno dei capolavori della scrittura italiana Le lettere dal carcere di Antonio Gramsci, e guardate che non lo dico per motivi politici (per carità) ma perchè sono pagine bellissime che pochi leggono proprio perchè pensano che siano cose politiche pallosissime e invece sono splendide (io le ho lette da poco), le prime parlano anche di amadeo(quando sia gramsci che bordiga erano al confino insieme a Ustica) e sono anche divertenti (però occhio a cercarsi una edizione completa altrimenti perdete il meglio). La vecchia edizione einaudi temo non sia più in circolazione ma forse deve averle ristampate sellerio.
Poi bordiga è presente (sullo sfondo) anche in un altro bel libro: Ermanno Rea, Mistero napoletano Einaudi, 1995: Storia d'amore tra due giornalisti dell'unità (francesca spada ed enzo lapiccirella) all'interno del partito comunista napoletano, bigotto e moralista degli anni 50.
La storia è vera e finì in tragedia.

Pubblicato da: georgia - 30.08.05 19:51