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29.07.05

Una contraddizione sulla crisi della narrativa italiana

di giuliomozzi

Anche Seia Montanelli, l'autrice di Paese d'ottobre, scrive un interessante pezzo sulla crisi della narrativa italiana. La cosa più interessante dell'intervento di Seia (che peraltro concorda parecchio con quanto ha scritto Davide L. Malesi) è questa. Circa a metà del pezzo Seia scrive:

Io non lo pubblicherei uno scrittore che non vende, o quantomeno il dubbio che ci sia qualcosa di sbagliato me lo porrei.

Alla fine del pezzo Seia scrive:

Quando leggo di polemiche come queste [...] non posso non pensare a quegli scrittori, quelli sì davvero grandi, non foss’altro perché hanno superato il giudizio della storia, che sono morti in disgrazia, dimenticati e senza i riconoscimenti che meritavano e che i loro contemporanei gli hanno negato.

E che cosa penserà, Seia, di questi davvero grandi scrittori che hanno venduto poco? (Perché in che cosa consiste, immagino, l'essere "morti in disgrazia, dimenticati, senza i riconoscimenti che meritavano e che i loro contemporanei hanno negato loro"? Consisterà, immagino, nell'aver venduto poco e in tutto ciò che ne consegue).
Mi rispondo: eh, Seia penserà (immagino) che c'era "qualcosa di sbagliato". E che (immagino), se fosse stato a lei decidere, non li avrebbe mica pubblicati, quegli scrittori là.
(I quali, tra parentesi, come avrebbero fatto, non essendo pubblicati, ad affrontare il "giudizio della storia", non si sa).

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 29.07.05 11:17

Interventi

Bella prova Giulio, estrapolare da un pezzo, ahimè lunghissimo, un paragrafo, molto corretto. Peraltro leggendolo tutto, chi vorrà visto che non è obbligatorio, la mia posizione è chiara e senza alcuna contraddizione. Ma tu sei liberissimo di vederci quello che vuoi. Figurati. Una volta per tutte, però, ti riassumo il mio pensiero in pochi cristallini punti:
1) Anche al tempo di Fitzgerald - uno di quelli scrittori morti ecc ecc. - nessuno avrebbe potuto dire che i suoi libri erano capolavori, perché non c'era il giudizio della storia, al massimo si poteva parlare di buoni libri o ammettere l'entusiasmo personale e non oggettivo.

2) Fitzgerald ha venduto molto in vita (di diversi suoi libri), fino a Tenera è la notte, e così Chandler e Fante e la Parker e Goodis e Woolrich (gli scrittori morti ecc cui pensavo sopra tutti) che dopo il successo sono stati dimenticati dai loro contemporanei. E pensandoci mi viene da sorridere pensando a questi giovani, o meno giovani ma esordienti o quasi, che si disperano perché si ritengono incompresi e dei geni della letteratura quando ancora non hanno dimostrato nulla. Si è scrittori solo perché si scrive? A mio parere no.

3) Se un romanzo non incontra il favore del pubblico, porsi il problema del perché mi pare il minimo, invece di lamentarsi perché è il lettore che non capisce. Poi si è liberi di scrivere per sé, ma almeno si taccia no?

4) Hai tralasciato di riportare il passaggio in cui citavo Calasso come esempio di editore che pubblica quello che vuole (cosa che io farei se potessi) ma non si lamenta, e poi se è coì fortunato (o bravo direi) da scegliere libri che incontrano il favore dei lettori che Dio gliene renda merito. E questo spiegava che la mia era quasi una provocazione. Ma capisco che smontava le tue obiezioni e che l'hai tralasciato. Siamo uomini e donne di mondo, capisco perfettamente.

5)

Pubblicato da: seia - 29.07.05 12:43

Il punto 5 si è cancellato ma non era importante.

Pubblicato da: seia - 29.07.05 12:46

Concordo in pieno col punto 5.

Pubblicato da: robby - 29.07.05 13:12

Cara Seia, non credo che sia scorretto citare i testi di coloro con i quali si discute. Questo ho fatto: ho citati i due passi che secondo me erano in contraddizione tra loro e ho linkato l'intero pezzo. Potevo essere più "corretto" di così?

Potrei dirti: è corretto da parte tua citare una mia domanda - sottolineo: domanda - ("Se esistono ottime opere narrative e queste non incontrano lettori, siamo sicuri che il problema stia nelle opere narrative? Non potrebbe stare nei lettori?") in questo modo: "Se un romanzo non incontra il favore del pubblico, porsi il problema del perché mi pare il minimo, invece di lamentarsi perché è il lettore che non capisce". Io non ho mai detto niente di simile: se tu ritieni che io lo abbia detto, spiega dove e come.

Ho scritto da qualche parte che le vendite di un libro sono un fatto irrilevante? Non mi risulta: se tu ritieni che io lo abbia detto, spiega dove e come. Certamente ho detto che il successo o l'insuccesso commerciale di un libro non mi sembra qualcosa che c'entri con la letteratura. Ma questo mi pare ovvio. Quando Vivaldi non lo eseguiva nessuno, e quindi nessuno lo ascoltava, le sue musiche erano meno belle di adesso che ce lo troviamo attorno di continuo?

Ho omesso di citare la frase su Calasso perché citare Calasso come autore che pubblica "quello che vuole" (facendo intendere che sia un editore disinteressato agli aspetti commerciali dell'impresa) mi sembra inopportuno. Forse solo Feltrinelli mi sembra un editore più marketing-oriented di Adelphi.

Pubblicato da: giuliomozzi - 29.07.05 13:13

Seia e Malesi sono una delle coppie più umoristiche dell'universo blog. Io li vedrei benissimo in un film di Vanzina, a fare da spalla a Boldi e De Sica.

Pubblicato da: taz - 29.07.05 13:31

taz, per una questione di buon gusto ancorché di educazione, quando uno scrive cose come quella che hai appena scritto tu, farebbe bene a firmarsi con nome e cognome. Non dico altro.

Pubblicato da: davide l. malesi - 29.07.05 13:40

Caro Giulio, credo che Seia abbia la sensazione che sussista da parte tua una certa tendenza a perseguire scelte editoriali che tengono scarsamente conto degli attuali orientamenti del pubblico, per poi stupirti (o dolerti) del fatto che i libri da te promossi per la pubblicazione non vengono granché letti. Credo che la sua frase intendesse evidenziare questa (apparente) contraddizione. Naturalmente, sia tu che Seia potete tranquillamente smentirmi, se ho male interpretato il pensiero di uno dei due, o di entrambi.

Quanto alla tua asserzione ("Feltrinelli mi sembra un editore più marketing-oriented di Adelphi") mi pare il caso di rispondere: ce ne fossero, allora, di editori altrettanto marketing-oriented come Adelphi.

Pubblicato da: davide l. malesi - 29.07.05 13:46

Ricordiamo il buon gusto della coppia Malesi-Montanelli (interventi tratti da un forum di letteratura):

Malesi:

"non me ne frega niente e per quanto mi riguarda sei libero di scrivere quel che vuoi, dove vuoi, basta che tu non venga a rompere i marroni sul mio blog (come una volta hai fatto): tanto ai miei occhi non saresti legittimato in nessun caso".

"XXXXX, sei cos젣oglione da non renderti conto che il titolo del post 蠌'eterna lotta tra il male e il male (il che la dice lunga, sulla tua intelligenza)"

Montanelli:

"Quello che appare chiaro, caro XXXXXX, 蠣he tu non hai nulla da fare nella vita, che la trascorri rincorrendo un po' di visibilitࠥ soprattutto che hai gravissimi problemi di comprendonio"

"Ad ogni modo me ne importa poco di quello che fai o dici, basta che non rompi troppo"

"dubito che XXXXXX abbia bisogno di un servo sciocco come te"

"Che poi non piaccia a te, dopo che 蠰iaciuta all'autore e a chi l'ha pubblicata che vuoi che me ne importi? E' la stupiditࠥsibita che mi disturba"

Pubblicato da: taz - 29.07.05 13:50

taz, in ossequio alle caratteristiche d'inciviltà che insisti ad attribuire alla mia persona, ti dico: qui si sta cercando di discutere serenamente; uno che viene a insultare, mi verrebbe istintivo di mandarlo a fare in culo: ma non lo faccio perché sono in casa d'altri (se questo fosse il mio blog o un forum pubblico, la cosa sarebbe ben diversa).

Pubblicato da: davide l. malesi - 29.07.05 13:59

Davide, domando: dov'è che mi stupisco (o mi dolgo) perché i libri la cui pubblicazione promuovo non vengono granché letti. Ditemi per piacere dove, quando, come, con quali parole, ho alzato un lamento.
In altre parole: se mi rinfacciate un comportamento, cercate almeno di rinfacciarmi un comportamento che ho.
Prima per la fretta ho dimenticata una puntualizzazione per Seia. Nel commento postato qui scrivi: "Fitzgerald ha venduto molto in vita (di diversi suoi libri), fino a Tenera è la notte, e così Chandler e Fante e la Parker e Goodis e Woolrich (gli scrittori morti ecc. cui pensavo sopra tutti) ecc.". Questi nomi non c'erano nel pezzo pubblicato in Paese d'ottobre. Non puoi rimpoverarmi, cara Seia, di non aver letto ciò che non hai scritto, ma semplicemente pensato.

Pubblicato da: giuliomozzi - 29.07.05 14:17

Giulio, ma io non ti rinfaccio nessun comportamento (anche perché la parola "rinfacciare" ha un preciso significato). Ho scritto: "credo che Seia abbia la sensazione che sussista da parte tua una certa tendenza a perseguire scelte editoriali che tengono scarsamente conto degli attuali orientamenti del pubblico, per poi stupirti (o dolerti) del fatto che i libri da te promossi per la pubblicazione non vengono granché letti". Ciò significa: credo che Seia, dicendo "Se un romanzo non incontra il favore del pubblico, porsi il problema del perché mi pare il minimo, invece di lamentarsi perché è il lettore che non capisce" volesse esprimere questa sensazione. Che è sua, non mia: io mi son limitato a eseguire un'operazione di conversione semantica, di cui non ho millantato l'esattezza (tant'è che ho scritto: "sia tu che Seia potete tranquillamente smentirmi, se ho male interpretato il pensiero di uno dei due, o di entrambi").

Quanto alla tua domanda: "dov'è che mi stupisco (o mi dolgo) perché i libri la cui pubblicazione promuovo non vengono granché letti"?, poiché la rivolgi direttamente a me, ti dico: ora, così su due piedi, non mi vengono in mente diecimila esempi. Mi par di ricordare di aver letto, tempo fa (perdonami, ma non ricordo dove) che la promozione ad hoc escogitata in Sironi per il romanzo di M.L. Bompani avesse funzionato male (e ho avuto la sensazione che ciò ti dispiacesse). Ricordo altresì di aver letto, tempo fa (perdonami, ma non ricordo dove, anche qui) che il libro "Io avrei voluto essere quel passero" di Vittorio Bianchi, in Theoria, fosse caduto in fretta nel dimenticatoio e sparito dagli scaffali delle librerie (e ho avuto la sensazione che ciò ti dispiacesse). Non saprei dirti, però, se tale sensazione era da te esplicitata a parole, o emergesse dal sottotesto. Ad ogni modo, non ti ho mai accusato di aver "innalzato un lamento" (che è, anche questa, una cosa che ha un significato preciso ed è diversa da "stupirsi" o "dolersi").

Pubblicato da: davide l. malesi - 29.07.05 14:43

Giulio, usando la parola correttezza mi riferivo alla precisione della tua operazione non ad una sua presunta mancanza di etica. Poi io ti ho attribuito un'affermazione, che non puoi negare di aver fatto (quella sugli ottimi libri) e ho citato la tua domanda (come tu stesso hai sottolineato): in che modo questo sarebbe scorretto? Dove ti ho appioppato alcunché? Che poi io pensi che le domande che hai posto siano retoriche e che abbia ragione Davide quando ha creduto di interpretare il mio pensiero sul tuo modo d'intendere l'editoria, questo è un altro paio di maniche, è la mia opinione e su quella non puoi sindacare, mi pare, ma sicuramente dissentire. Io ho preso dei commenti e delle considerazioni e una tua domanda tra le tante e ho spiegato la mia posizione in merito. Non ho scritto che Calasso non sia marketing-oriented ho scritto che pubblica quello che gli piace e che questo coincida quasi sempre con il gusto del pubblico, è bravura, opportunismo o fortuna? Tutte queste cose insieme secondo me. Ma lui pubblica ciò che vuole prima di tutto. Veniamo a Vivaldi, il fatto che non fosse più eseguito sicuramente questo aveva a che fare con la musica (cambiamenti del gusto e della sensibilità, e la letteratura non può prescindere da questo), così come il fatto che nessuno legga certi scrittori (o li legga poco), c'entra con la letteratura. Quegli ottimi libri di cui tu parli magari tra 200 anni saranno considerati dei capolavori (personalmente ne dubito), ma ora se nessuno li legge, sono dei libri invenduti e non letti, possono essere letteratura e con questo? Certo se poi si è contenti di non essere letti, fate vobis.
Giulio ti ho citato quei nomi perché hai fatto del sofismo su quella frase che messa alla fine dell'intervento era solo un "to be continued" e te l'ho ampliato qui.

taz: sei un imbecille e se sei chi io penso tu sia, lo sei doppiamente.

robby: adesso che ci penso, il punto 5 era il migliore in effetti.

Pubblicato da: seia - 29.07.05 14:52

"sia la mia opinione", non "è la mia opinione": per la fretta ho sbagliato la consecutio, era tutto una specie di periodo ipotetico, mi correggo da sola prima che lo faccano altri. A bien tot.

Pubblicato da: seia - 29.07.05 15:54

"prima che lo faccano altri"

Ahahah

Che buffa copietta.

Pubblicato da: taz - 29.07.05 16:27

coppietta con due p.
Mellio coregersi prima che l'ho faccano atri.

Pubblicato da: taz - 29.07.05 16:29

oh che combinazione. proprio stamattina
spiego sul mio blog le ragioni (puerili) per le quali non ho comprato perceber.

non me ne vogliate
;)

Pubblicato da: eiochemipensavo - 01.08.05 13:37