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21.07.05
Un romanzetto canaglia
Uscito quest’anno per Sellerio nella precisa traduzione di Angelo Morino. Pubblicato nel 2002 con il titolo “Una novelita lumpen", ultimo lavoro di Roberto Bolaño prima della morte avvenuta nel 2003 in un ospedale di Barcellona, in attesa d’un trapianto di fegato. Quattro i personaggi del romanzo e la storia è raccontata dall’unica ragazza del gruppo che si prostituisce al cieco Maciste, ex attore, ex campione di culturismo e gli altri tre – di cui uno è suo fratello – vivono con i suoi soldi in attesa del colpo che gli cambierà la vita. Storia breve, ma densa e scura, dai risvolti grotteschi. Ambientata a Roma dove il suo editore spagnolo aveva inviato Bolaño per soggiornarvi e poi ambientarvi una storia. Una Roma concreta, ma topograficamente inesatta.
Un realismo preciso, che con distacco descrive la solitudine dei personaggi, il vano desiderio d’amore e d’amicizia, eppure eccessivo, stratificato come se tendesse a scavare, a sfaccettare le cose per mostrarne la banalità mostruosa. Che è la cifra di questo autore straordinario che iniziò a scrivere romanzi a quarant’anni e ne scrisse uno all’anno, fino alla morte.
Il libro riporta una strana epigrafe di Antonin Artaud:
Ogni scrittura è una porcata.
Chi esce dal nulla cercando di precisare qualsiasi cosa gli passi per la
testa, è un porco.
Chiunque si occupi di letteratura è un porco, soprattutto adesso.
Per questo “romanzo canaglia"? o è per via dell’inutilità della letteratura? o del vuoto della vita? Nel romanzo i personaggi sono tutti ben delineati, soprattutto la ragazza che ora racconta da donna matura il proprio passato di orfana (“Adesso sono una madre e anche una donna sposata, ma non molto tempo fa ero una delinquente". Incipit della storia), e il cieco Maciste che vive in una grande casa piena di stanze, polvere e attrezzi ginnici. Il vuoto, suggerivo e così si chiude la storia:
“... era una tormenta senza rumore e senza occhi che veniva da un altro mondo, un mondo che neppure i satelliti che girano intorno alla Terra possono captare, e dopo esisteva un vuoto che era il mio vuoto, un’ombra che era la mia ombra".
Roberto Bolaño, Un romanzetto canaglia (2005, Palermo, Sellerio editore - La memoria 636, pagg. 95, euro 8,00 - traduz. di Angelo Morino)
Nato a Santiago del Cile nel 1953, Roberto Bolaño si trasferisce nel 1968 a Città del Messico con la famiglia. Torna in patria nel 1973, giusto in tempo per vivere nel settembre di quell’anno la sanguinosa caduta di Allende e l’ascesa al potere di Pinochet. Finisce in carcere per otto giorni, fatto liberare da un parente militare fugge in Messico, poi si stabilisce in Spagna.
Pubblicati in Italia:
2005 Un romanzetto canaglia (Sellerio)
2004 La pista di ghiaccio (Sellerio)
2004 Puttane assassine (Sellerio)
2003 Notturno cileno (Sellerio)
2003 I detective selvaggi (Sellerio)
2001 Amuleto (Mondadori)
2000 Chiamate telefoniche (Sellerio)
1999 Stella distante (Sellerio)
1998 La letteratura nazista in America (Sellerio)
Pubblicato da Alessio Brandolini, il giorno e l'ora: 21.07.05 11:44
Interventi
Roberto Bolaño, sì, d'accordo: mi piace.
Pubblicato da: Iannox - 21.07.05 13:14
