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07.07.05
Non c'è scampo, se non nel perdono
di giuliomozzi
Non c'è scampo: questa è l'unica cosa che sono capace di pensare, oggi, leggendo di quel che è successo a Londra. Non c'è scampo: queste persone sono morte a causa di altre persone che sono morte, e la morte di queste persone genererà la morte di altre persone; e ciascuno si sentirà, come immagino si senta chi oggi ha ucciso, giustificato dai propri morti.
Spero che il dio avrà pietà di chi oggi ha agito per uccidere; spero che chi oggi piange i propri morti non avrà voglia di uccidere, e preferirà - con quella saggezza che per il mondo è stoltezza, con quella forza che per il mondo è debolezza, con quella magnanimità che per il mondo è pusillanimità - perdonare.
So che queste speranze sono ingenue e infondate. Ma che cos'altro possiamo fare, se non sperare, sperare e perdonare? Sappiamo immaginare un'azione più pratica, più efficace di questa: sperare e perdonare?
Felici coloro che riusciranno a perdonare, e a sopportare di essere insultati e perseguitati per essere stati capaci di perdonare.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 07.07.05 16:23
Interventi
Fai bene ad usare la Parola di Dio per scrivere qualcosa di giusto.
Purtroppo anche chi uccide e non perdona usa la Parola di Dio e crede di fare qualcosa di giusto.
Pubblicato da: Roberto Tossani - 07.07.05 16:51
Ok i morti, ma che il male non turbi la mia purezza.
Pubblicato da: Filter - 07.07.05 17:38
ma quale parola di dio? quella della DC che ha rovinato l'italia?
quale dio? quello del petrolio e dei soldi di noi stupidi autistici occidentali?
quale dio? quello di chi ha ammazzato pasolini?
quale dio? dio?
in italia? co' tutti sti benestanti mafiosi che in nome di dio non fanno abortire?
co' tutti sti pedofili?
ma per favore: io dico solo: mi vergogno d'essere italiano!ipocriti! siamo servi di bush! italiani senza palle oltreché senza dio!
perché quello che è successo a londra è anche colpa di chi ha bisogno di tre macchine a famiglia, di chi deve fare la bella vita in questo paese arretrato di ladri e furbi!
dio: la maschera più facile da indossare.
perdonare? chi?
bush? gli opulenti europei che se ne fottono dei poveri africani? perdonare berlusconi quando le bombe arriveranno a roma e tutti faranno finta di non sapere nulla?
ma quale dio?
vergogna!
quale dio? co' tutta sta indifferenza tiipica itlaiana che permette violenze, pedofilia, omofobie, maltrattamenti di donne?
dio.... se veramente ci fosse dovrebbe eliminare tutti e lasciare solo piante animali e minerali!
Pubblicato da: dis - 07.07.05 17:49
Ti ha già risposto Giulio nel suo intervento : "Con quella saggezza che per il mondo è stoltezza".
Come da consiglio di Biondillo (in post precedente), non mi curo ma guardo e passo.
Pubblicato da: Federico - 07.07.05 18:09
Nel mio blog ho rinunciato alle parole, preferendo invitare alla riflessione attraverso tre immagini.
Pubblicato da: www.lucioangelini.splinder.com - 07.07.05 18:14
"spero che chi oggi piange i propri morti non avrà voglia di uccidere, e preferirà - con quella saggezza che per il mondo è stoltezza, con quella forza che per il mondo è debolezza, con quella magnanimità che per il mondo è pusillanimità - perdonare."
Secondo me non c'è bisogno di credere in Dio per pensarla in questo modo.Basta il desiderio di vivere la propria vita senza paura. Perdonare non significa cancellare la colpa, dimenticare, ma dare un senso a ciò che succede nel mondo e aver voglia andare avanti.
Pubblicato da: Maura - 07.07.05 18:18
ah.... quanto perbenismo ipocrita!
quanto conformismo!
quante cazzate!
Pubblicato da: dis - 07.07.05 18:21
Allora quale sarebbe la soluzione? Ammazzarli tutti, acuire ancora di più l'odio tra Oriente e Occidente? Non è solo una posizione sbagliata e inutile, ma è anche profondamente stupida.
Pubblicato da: Maura - 07.07.05 18:32
E poi perdonare non significa stare con Bush o con Berlusconi...anzi, tutto il contrario!
Pubblicato da: Maura - 07.07.05 18:49
Si giulio hai ragione non c' scampo.
Penso per che il perdono prima di agire necessita di una lunga frequentazione: come una medicina omeopatica, agisce lentamente. Ma il tempo che passa lo vedo foriero di altre morti: oggi al lavoro una mia collega diceva "ora tocca a noi, ora tocca a noi".
Io stesso mi sono trovato vergognosamente a pensare che vivendo in provincia ho meno probabilit di essere ucciso in un attentato. Non c' scampo, anche perch secondo me non siamo molto disposti a perdonare, almeno io faccio fatica a farlo, ma penso pure che non ci sia altra strada da percorrere.
Ma non basta.
Emanuele Gandolfo
Pubblicato da: emanuele - 07.07.05 21:34
Si, il perdono è l'unico modo per immedesimarsi nell'altro, di CAMBIARE LA LOGICA, di cercare un ragionamento più difficile, ma proficuo.
Altro che cazzate perbeniste! Qui o si comincia a cambiare ottica di ragionamento, o si soccombe.
Vi lancio un invito: dopo l'attentato di Madrid, io e alcuni amici abbiamo inviato denaro a Emergency,come gesto concreto (e piccolo, piccolissimo!) per sostenere un MODO DI RAGIONARE E ESSERCI DIVERSO dalla logica dell'odio e della contrapposizione. Io lo farò anche oggi: Emergency, AMREF, AMNESTY INTERNATIONAL...chi volete voi. Ma vi invito a fare un gesto concreto di questo tipo. Accetto Vostri suggerimenti in merito. E vi abbraccio tutti, comunque la pensiate.
Laura
Pubblicato da: Laura Walter - 08.07.05 09:46
è appena uscito un libro del Dalai Lama su questo tema per la Rizzoli.
Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 08.07.05 10:01
La cosa veramente difficile è perdonare senza un dio di mezzo.
Perdonare *e* credere che la giustizia sia una faccenda umana.
Pubblicato da: Una - 08.07.05 10:03
La saggezza del perdono
Autore Gyatso Tenzin (Dalai Lama); Chan Victor
Rizzoli
Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 08.07.05 10:04
"La glorificazione di un uomo ucciso in guerra significa tre morti nella prossima" Kurt Tucholsky in Detschland, Detschland über Alles, Roma, Lucarini, 1991
Pubblicato da: annamaria - 08.07.05 10:09
Sì, tutto molto bello, molto nobile. Davvero. Ma ci crediamo fino in fondo ? O solo finché le guerre, gli attentati, i morti, sono lontani da noi ?
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 08.07.05 11:02
... sembra che noi si debba scegliere se ammazzarli oppure no... mi è sfuggito qualcosa..?.. abbiamo i nomi e cognomi di tutti i (circa) 10-20 mila fuori di testa così da poter chirurgicamente eliminarli, oppure - come credo - bisogna adeguarsi al Fallaci-pensiero per cui un tanto al chilo e poi chissenefrega se son musulmani prima o poi qualcosa di sbagliato lo fanno.
No, perché, in caso non abbiate i nomi ... allora i fuori di testa sono quelli che si pippano ragionando di vendetta vs perdono: ragazzi: NON SAPPIAMO NEMMENO CHI SONO!!! ma sappiamo quanti soldi hanno: (circa) 1.500 miliardi di dollari.
Siamo seri, please. Mi accontenterei di 10 anni di paura e poi la soluzione attraverso il graduale assorbimento reciproco delle nostre culture in una terza che ancora non riusciamo a immaginare.
Per vivere ancora, insomma, queste culture monoteiste e monolitiche che hanno la pretesa di "bastarsi" dovranno "morire" (ma è solo una trasformazione).
Pubblicato da: marco v - 08.07.05 11:21
Come siete puri, buoni, seri, e con le idee chiarissime. Beati voi! Come sentire il Papa la domenica dalla finestra.
Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 08.07.05 15:10
Tradotto in politica, che cosa significa "perdono"?
A quali gesti politici corrisponderebbe tale "perdono"?
Pubblicato da: anna setari - 08.07.05 16:26
L’ARIA CHE SI RESPIRA
"E’ l’ora di cena. O fame di vita nutriti
ancora alla sostanza quotidiana delle stragi."
-Elsa Morante
Il mondo salvato dai ragazzini-
A stare seduto sulla sedia ad ascoltare e vedere la vita divelta, oggi mi è venuta voglia di alzarmi e annusare l’aria. Perché la domanda che via etere, a tremore di antenne e parabole, ho sentito più spesso nel mio zapping convulso, è stata:
che aria si respira a Londra?
E a me, che mi sono ritrovato a fagocitare per stasi immagini squartate e sguardi sanguinolenti di superstiti, quell’aria mi è sembrata presto familiare. Perché, a risposta, i cronisti, i politici, i testimoni, gli improbabili dicevano che a Londra si respirava aria di paura e terrore. E allora, anche dentro il mio salotto di sicurtà, l’aria si è subito impregnata di quella paura e di quel terrore di cui andavano parlando e, per osmosi di cronaca, ho preso a respirare male.
All’inizio non me ne sono nemmeno accorto. A seguire il labiale dei tg, la smania di empatia con i colpiti non era che un vago pensiero, preso com’ero dalla volontà di assorbire dati e cifre. Poi, da spettatore d’abitudini televisive, da spettatore che la sigla del tg la saprebbe fischiettare, mi sono reso accessibile alle cariche emozionali che mi venivano trasmesse dai movimenti di camera, dalle testimonianze rubate, dalle visioni amatoriali di guerra e sangue. Ma una volta scandite dalla retina, apparivano ancora un’emozione distante. Finché è giunta una di quelle domande che hanno la presunzione di fornirti uno scorcio di coscienza collettiva:
Che aria si respira a Londra?
Ed ecco che di fronte alla kafkiana espressione “qui si respira un’aria carica di morte e dolore”, mi sono alzato di botto dall’inerzia della visione, con il cuore che batteva. Perché se a Londra si respirava la morte, allora presto si sarebbe respirata anche a casa mia, nella mia cucina, nella mia camera da letto, nei miei armadi, nei miei cassetti, nei miei vestiti.
In un istante mi sono ritrovato ad annusare quell’aria di paura e di terrore, che aveva lo stesso odore, distante e metallico, della memoria unanime degli attacchi alle Torri Gemelle, della strage a Madrid. Anche allora l’aria che si respirava era la stessa. E alla fine mi è venuto da pensare se per caso non stessi patendo come tutti quanti della sindrome da cambiamenti climatici, se per caso la paura e il terrore non fossero un fattore da meteo, un’influenza stagionale. Perché l’aria che si respirava a Londra arrivava dentro le mie ossa, a battere chiodi di ruggine nel mio stomaco, a puntellarmi le meningi. Simile ad un attacco d’allergia. Che poi, pensavo, per lenire l’affanno, sarebbe passato. Com’era passato le altre volte. Spostamenti d’aria. La storia non fa che soffiare sui continenti e spostare da una terra all’altra la consapevolezza della sua violenza.
Tuttavia, quando, prima di spegnere la televisione e andare a dormire, ho sentito per l’ultima volta quella domanda, ho capito dalle risposte che a respirare siamo capaci tutti, ma poi sta di fatto che l’aria la espelliamo, come espiriamo i ricordi di quella memoria collettiva che non è ascritta alla nostra storia personale. E perciò ci dimentichiamo presto che per i colpiti l’aria ha l’odore delle cicatrici, che l’aria non rimargina i loro destini, ma soffia costante, abrasiva.
E allora, ho cercato un sogno per arrivare all’indomani mattina, io che alla notte posso ancora affidarmi. Io che al giorno posso ancora ancorarmi.
L’aria del giorno dopo è sempre un respiro atteso, ma mai scontato.
Non me lo devo dimenticare.
Non devo dimenticare.
Christian Mascheroni
Pubblicato da: Christian Mascheroni - 08.07.05 16:42
"quale dio"? Se oggi ci sono e ho ancora voglia di parlare, è perchè ho la convinzione che può esistere un Dio diverso da quelle cose di cui parla "dis", perchè ho sentito la pietà di Dio (pietas): con quella saggezza che per il mondo è stoltezza, con quella forza che per il mondo è debolezza, con quella magnanimità che per il mondo è pusillanimità - perchè mi ha perdonato. rob schiavon.
Pubblicato da: roberta - 08.07.05 17:05
roberta________ parla da vera cattolica o neofascista: per interposta firma di un altra persona...
sarebbe bello quello che tu dici
ma quello che tu dici è folle non saggio: è saggio essere buoni, come buoni sono i rapporti sessuali che da un anno a questa parte mi è capitato d' avere solo con maschi, sposati, padri di famiglia che ogni domenica vanno in chiesa e voterebbero ancora per aldo moro.
io da uomo cattolico occidentale e neodemocristiano so cosa vuoi dire: è bello donne a casa, e uomini a spompinare in giro.
la pietas è già latina, romana, fascista.
la magnanimità.... in questo paese di ladri! e raccomandati e pedofili...
che non muovono un dito se vedono i romeni picchiare e prostituire i loro bambini,
al quarantacinquesimo posto per le pari opportunità!
roberta, scrivi quello che pensi non quello che vedi scritto in giro.
parla per te, non attraverso le parole di altri, anche se Altri non è male.
la fede, qualsiasi essa sia che non sia per se stessi in quanto umani, genera violenza e indifferenza.
islam e cattolicesimo non c'entra un cazzo:
le bombe sono politiche
sono di petrolio
ma voi neo e pseudo e credenti e chiunque non sia dis,
non capitre perché la mediazione, la maschera , la paura l'ipocrisia vi rende ciechi.
saluti a tutti,
ciao giulio.
ciao roberta.
basta self-control
basta buonismo
sono incazzato come una iena per la loro violenza e la vostra indifferenza.
Pubblicato da: dis - 08.07.05 20:02
Naturale che la religione, le religioni, non sono nelle guerre (comprese quelle cosiddette di religione o le crociate) che coperture ideologiche utili ad aggregare consenso emotivo, ad accendere fanatismi e contrapposizioni popolari che possano sorreggere i progetti di potere dei gruppi dirigenti che fanno la guerra per perseguire interessi concreti.
Dev'essere sempre una soddisfazione per questi gruppi dirigenti vedere quanta brava gioventù è disposta a macellare e a farsi macellare per i loro interessi, credendo di farlo in nome di un dio.
[Però, molto fra parentesi: quando la finiremo di chiamare "cattolicesimo" il cristianesimo" e viceversa? Il cattolicesimo non è che la versione Romana, papale del Cristianesimo. Poi ci sono le versioni Ortodosse, e le variegatissime Protestanti. Se proprio si vuole insistere sulla fraterna contrapposizione tra Islam e Cristianesimo, sarebbe opportuno almeno non chiamare quest'ultimo Cattolicesimo]
Pubblicato da: anna setari - 09.07.05 10:23
io non sono cattolica. Infatti non pratico, non credo nella religione cattolica. Non sono sposata ma sono fedele al mio compagno. Sono iscritta ad un partito di sinistra_sinistra. Donne a casa? Sono io che mantengo la famiglia e ho sempre lavorato. Non mi ritengo magnanima (cosa diversa dalla pietas). Veramente 'Dis' parli per luoghi comuni e chi usa un tono così aggressivo mi fa pensare alla paura o alla povertà di contenuti.
e non ho mai pensato di essere saggia.
Pubblicato da: roberta - 11.07.05 18:40
il 12 settembre 2001 avevo pensato la stessa cosa. e se Bush invece di attaccare li sorprendesse tutti e non rispondesse al male col male?
ci credevo e ci credo ancora. la realtà non mi ha smentito. non si ottiene la pace facendo la guerra. non si ottiene il rispetto degli altri calpestandone i diritti e la dignità.
sarò pazza o sciocca o stolta o ingenua. ma non mi sembra che il metodo bush-blair-berlusconi abbia risolto qualche cosa.
ciao giulio! ciao a tutti.
Pubblicato da: adele - 12.07.05 17:00
Il perdono!
Nobile concetto davvero. Ma cos'e' il perdono?
Fino a quando è giusto perdonare?
Non mettiamo in mezzo la religione, e riesce di certo difficile tra noi italiani, tutti piu' o meno cattolici o almeno informati sul cattolicesimo, ma io ritengo sia giusto perdonare chi sbaglia, non serbare rancore e fare in questo modo per primi il gesto di si sottrae alla logica della violenza che genera violenza.
Ma chi perdona è ferito, e non credo che gli si possa chiedere anche di porgere l'altra guancia.
A quel punto temo che non sia piu' perdono, ma debolezza.
Pubblicato da: massimo - 17.07.05 07:39
