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06.06.05
Nick
di giuliomozzi
In Roquentin si discute di nomignoli, o nicknames. Il punto di partenza sono due interventi di Carla Benedetti (del giugno 2003) in Nazione Indiana: Perché i bloggers usano nomi di copertura? e Il blog è il paradiso. Carla Benedetti a sua volta riprendeva un intervento di Tiziano Scarpa: Blogger, siete peggio di Liala!.
Allora: sbrogliàti questi punti di partenza, da leggere in Roquentin sono, nell'ordine: La macchina di Adorno e i funzionari di Benedetti - 1, di Roquentin; Una lunga chiosa sui nickname, di Tiziano Scarpa; Due o tre cose su nickname, David Bowie e dintorni di Babsi Jones.
Sulla faccenda io non ho idee molto precise e - confesso - non saprei entrare nella discussione. Dico solo questo: mi sono reso conto che il mio stesso nome, Giulio Mozzi, scritto nella forma giuliomozzi, è diventato un nickname. La cosa identificata dalla firma giuliomozzi non è esattamente la stessa cosa identificata dalla firma Giulio Mozzi. Questo non mi sembra un danno: dentro un certo sistema di relazioni io sono Giulio Mozzi, dentro un altro sistema di relazioni sono giuliomozzi.
Da tempo coltivo in rete un'identità non riconducibile né a Giulio Mozzi né a giuliomozzi. La differenza più forte è questa: l'identità non riconducibile né a Giulio Mozzi né a giuliomozzi ha meno potere, perché ha solo il potere di sé stessa. In questo senso, la cosa identificata da tale identità è, provo a dire, più vera di quelle identificate da Giulio Mozzi e da giuliomozzi.
O m'inganno?
[Aggiornamento. Babsi Jones segnala nei commenti, e mi pare opportuno riportare qui, gli interventi di Strelnik e di Spiritum. E Roquentin ospita ora anche un intervento di b. georg.]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 06.06.05 09:09
Interventi
Sono d'accordo. Ma non ha meno potere, semmai ne ha di più, giacché proprio vera.
Pubblicato da: Anonima Sequestrata - 06.06.05 12:26
La cosa fondamentale è accettare che l'identità sul web sia differente da quella reale. Ad accettarlo non devono essere gli altri, ma te stesso. Si pensa sempre di farsi capire, perché si ha il retaggio inconscio della certezza che gli altri sappiano chi sei. Oppure anche chi non sei. Invece tu, nel momento in cui scrivi sul web sei online, lasci un segno una traccia che costituisce col tempo la tua identità. Potevi scrivere delle cose, invece non le hai scritte. Potevi stare zitto, invece hai scritto. E non si torna indietro. Scripta manent. E quel che scrivi sei. Il nickname è questo. La condensazione di un identità scritta. Fatta di tutto quel che ha detto. dei blog cui ha partecipato, dei forum in cui è intervenuto. Il nickname è una sua dignità. E' un'identità. Non è la persona che crediamo di essere. E' il nick. E basta. Chissà che avrebbe deto David Hume, il quale nell'identità non credeva nemmeno nel 700?
Pubblicato da: autismo eterorivolto - 06.06.05 12:53
Faccio un minimo di trackback rudimentale e mi permetto di segnalarti anche gli interventi di Strelnik e di Spiritum, qui:
http://www.strelnik.it/blog/index.htm#s476
http://www.spiritum.it/?p=373
Pubblicato da: Babsi - 06.06.05 13:58
Giulio: cosa intendi con l'espressione "più vera?" (non sono sicuro di aver capito)
Pubblicato da: roquentin - 06.06.05 13:59
Sarà che non ho mai avuto un concetto univoco della mia identità, e infatti da sempre reputo che la mia sia difficilmente identificabile e raramente identica a se stessa, ma il nickname lo trovo un falso problema ontologico.
Comunque mi firmi, non sono mai lo stesso me stesso (evito accuratamente di utilizzare l'aggettivo "vero" perché ne abbiamo già dibattuto in modo lunghissimo e divertente in svariati altri post di giuliomozzi, nonché con Giulio Mozzi e con svariate identità diverse).
Pubblicato da: Roberto Tossani - 06.06.05 14:18
Condivido la confusione di Giulio. Sul web io (io?) sono Alderano. Fuori sono Marco Rovelli - il quale,pubblicamente (ma l'identità pubblica, oggi, la si trova su google), è il cantante de Les Anarchistes, per prima cosa (anche le priorità delle identità sono date da google: che io reputi più importante altre identità, riguarda solo me: io sono costretto ad assumere quella identità prima). Però Alderano non ha mai fatto mistero di confondersi con Marco Rovelli - di promanare da lui. In seguito a questa discussione, confesso di aver pensato di specificare, sul mio blog: 'il blog di Marco Rovelli'; e l'ho pensato, essenzialmente, perchè non mi va da alimentare l'anonimato, nell'aspetto della deresponsibilizzazione che esso comporta (anche se lo so, che è solo una parte della questione). Ma siccome non ho le idde chiare, per adesso ho soprasseduto...
marco rovelli (alderano)
Pubblicato da: marco rovelli (alderano) - 06.06.05 14:47
Sull'uso dei nickname mi sono espresso già su N.I. concordando con Carla Benedetti e Tiziano Scarpa. Scriveva Carla Bendetti: "Lo dice ancora meglio Bartolomeo Di Monaco: "i nickname sono la spia lampante della nostra condizione di subalternità. Come si fa a cambiare le cose, che richiedono specialmente un gran coraggio e di esporsi in prima persona, se c'è chi ancora fa sentire la sua voce attraverso un nickname?" "
C'è una enorme differenza tra l'usare il proprio nome e adoperare un nickname. E' assolutamente assurdo pensare che con il nickname - qualcuno lo dice - si liberino maggiori potenzialità, prima represse. E' una follia, una vera e propria distorsione, secondo me, con il rispetto dovuto a chi la pensa diversamente.
Occorre poi fare queste distinzioni:
1 - quando Giulio Mozzi si firma giuliomozzi o Bartolomeo Di Monaco dovesse, per ipotesi, firmarsi bartolomeodimonaco, poiché tali firme sono riconoscibili, non le ricondurrei alla classe dei nickname, ma ad un vezzo stilistico;
2 - se Bartolomeo Di Monaco si firmasse sempre con il nickname serafino, e tutti sapessero che "quel" serafino è Bartolomeo Di Monaco, la questione avrebbe risvolti meno negativi;
3 - ma se Bartolomeo Di Monaco intervenisse con diversi nickname sia nel corso dello stesso dibattito che in occasione di altri dibattiti, raggiungerebbe il livello più alto di irresponsabilità, facendo scempio della propria persona;
4 - se Bartolomeo Di Monaco intervenisse firmandosi Giulio Mozzi o anche giuliomozzi, commetterebbe un vero e proprio reato, condannato dall'art 7 del codicie civile.
Detto questo, ripeto ancora una volta che non riesco - sarò vecchio, sarò ottuso - a comprendere coloro che hanno scelto di firmarsi con un nickname.
Mi piacerebbe tanto che ognuno scegliesse di esporsi sempre in prima persona con il proprio nome e cognome: sarebbe un chiaro segno di distinzione, di dignità, di responsabilità e, mettiamocelo pure, soprattutto avendo a che fare con il web, di coraggio.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 06.06.05 18:26
Giulio, scusami la seconda segnalazione, credo meriti anche questo nuovo intervento di B.Georg:
http://www.roquentin.net/archivio/nickname_in_trasferta.php
Pubblicato da: Babsi - 07.06.05 01:43
"Mi piacerebbe tanto che ognuno scegliesse di esporsi sempre in prima persona con il proprio nome e cognome: sarebbe un chiaro segno di distinzione, di dignità, di responsabilità e, mettiamocelo pure, soprattutto avendo a che fare con il web, di coraggio."
Il coraggio dipende dunque dal nome d'anagrafe? Non dipende, piuttosto, dal grado di riconoscibilità, all'interno di una comunità, del soggetto che compie un determinato atto? Non deriva dall'assunzione di responsabilità? Mi sembra un'affermazione come minimo affrettata, la generalizzazione di un caso che non è assolutamente la regola.
"2 - se Bartolomeo Di Monaco si firmasse sempre con il nickname serafino, e tutti sapessero che "quel" serafino è Bartolomeo Di Monaco, la questione avrebbe risvolti meno negativi;"
Aggiungo: se tutti sapessero che quel Serafino è "quel determinato soggetto", quel certo uomo. Il nome importa, in termini di responsabilità, sul piano della responsabilità giuridica, ma non è solo di quella che si discute.
In più, a margine di tutta questa discussione, vale la pena di far presente che la battaglia per lo pseudonimo (una battaglia che non ha mai avuto luogo, in realtà) è semplicemente, per alcuni, la rivendicazione del contenuto a dispetto della firma, in un mondo che è sin troppo abituato a conferire autorità al nome e cognome in calce ad un foglio, piuttosto che alle altre parole: cioè al pensiero, al significato, etc. Volendo parlare di responsabilità, l'approccio di C.B. non è del tutto sbagliato (contiene qualche spunto) ma piuttosto semplicistico, probabilmente per scarsa conoscenza della rete, dei meccanismi della rete, della storia della rete.
Pubblicato da: roquentin - 07.06.05 04:04
Vedi, roquentin, la questione che non riesco a comprendere è perché si debba cercare un altro nome (pseudonimo o nickname che sia). Nel mondo dell'arte, ciò può essere comprensibile (uno pseudonimo che suoni affascinante o intrigante nella mente di chi legge. E per quella persona resta sempre lo stesso pseudonimo.), oppure quando uno abbia un nome bruttissimo (anche in questo caso però lo pseudonimo resta sempre quello), ma negli altri casi la scelta di sostituire con un nickname il proprio nome non riesco proprio a comprenderla.
Se la si giustifica con la maggiori potenzialità espressive e con una specie di liberazione intima, psicologica e così via, rispondo che quel soggetto mostra una qualche immaturità, e la strada per maturare non è certo quella di nascondersi dietro un nickname. Anzi, si cresce mostrandosi a viso aperto e ricevendo carezze e schiaffi dalla realtà. E', dunque, anche una questione di coraggio.
Mi pare che tu, roquentin (non avendone fatto cenno qui) condivida con me una specie di condanna nei confronti di coloro che usano mutare nickname ad ogni piè sospinto, che è il fatto più grave (e demenziale). Esso nasconde, secondo me, non tanto la voglia di scherzare, piuttosto quella di essere pronto anche a ferire. Spesso, quando si agisce in questo modo, ci si accompagna ad una buona dose di malafede.
Riguardo alla battaglia per lo pseudonimo, non concordo con la tua affermazione secondo la quale si tratta della: "rivendicazione del contenuto a dispetto della firma".
Mettere il proprio nome o uno pseudonimo (quando è sempre quello) diventa alla fine la stessa cosa, riguardo al valore della firma sotto un articolo.
In realtà, un bravo lettore bada sempre al contenuto, e se il tale dice delle castronerie, o quel romanzo è illeggibile, non si fa certo influenzare dal nome, e dice pane al pane e v ino al vino. Secondo me, ovviamente.
Ciao.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 07.06.05 06:45
Mi scusi, ma se io le dico che mi chiamo Barbara Damiano, a lei cambia qualcosa?
Mi ha conosciuta, per questo?
Se invece i miei amici, conoscenti, datori di lavoro, ecc... ovvero coloro che realmente mi frequentano, sanno che bloggo come poesianotturna, non ottengo esattamente ciò che lei desidera, anche con un nick?
Forse che lei crede che sotto la "copertura" del mio nick io mi diverta a mentire, a esprimere idee che nella realtà non esprimerei?
Probabilmente viviamo internet in modo diverso.
Per me è un mezzo.
Per lei, forse, un fine.
Pubblicato da: Barbara - 08.06.05 10:04
Il caso che poni tu, Barbara, è dei più lievi e dovresti, se ne hai voglia, rileggerti il mio primo post, sotto quello di Marco Rovelli (Alderano). Ne parlo lì.
Ci sono utilizzi del nick molto più gravi. Il tuo è lo stesso caso di roquentin, che si firma sempre roquentin e per questo si può dire che è riconoscibile.
Ma la mia domanda è un'altra. In questo caso, in cui, cioè, si usa sempre lo stesso nick, perché non si vuole usare il proprio nome e cognome?
Prova a rispondere, e vedrai che ti sorgerà qualche dubbio, almeno spero.
Gli altri casi, di cui parlo in quel post sono vere e proprie degenerazioni, e spero che ne converrai anche tu.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 09.06.05 14:54
Io frequento dei siti con un nickname perché il mio cognome e nome é troppo lungo. Comunque ritengo che nascondersi dietro un nick sia una cosa da immaturi. Io preferisco espormi in prima persona in tutte le situazioni.
Pubblicato da: antonia - 08.05.06 09:55
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Pubblicato da: Nathaniel - 20.08.06 02:12
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Pubblicato da: Nathaniel - 20.08.06 02:15