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21.06.05

La messinscena di un io [Pornosnob]

di Demetrio Paolin

[A proposito di: Pornosnob, Barbera Editore, pp. 240, euro 14.]

pornosnob_big.jpegBisogna subito, credo, iniziare sciogliendo un equivoco: Pornosnob, il romanzo non è un fatto di costume né un pettegolezzo legato alla Cagliari cool, né l’ennesimo testo geneticamente modificato da qualche editor furbastro. No, Por*nosnob, il romanzo è un libro che possiede uno stile e una scrittura “forti". Questa premessa, che sembra lapalissiana, è necessaria, rispetto alle prime recensioni e alla discussione apparsa sul Giornale di Sardegna, in cui la domanda ricorrente è: ma chi è Pornosnob, chi si nasconde sotto questo alias?
A ben vedere questa confusione è decisa dalla stessa l’autrice che fa del suo romanzo (riproduzione fedele, tranne che per il finale, sul quale ci ritorneremo, del suo diario in rete www.pornosnob.org) una messinscena di un io.
A colpire è, prima di tutto, questa capacità di porgere le azioni e i gesti, con teatralità e una precisione chirurgica di tempi e modi, che è costante e sorvegliata. Si legga ad esempio questo passo

SC mi bacia mentre balliamo, poi si allontana e mi guarda come per sfida. Mia sorella balla e ride. E’ ubriaca. Bacia SC. SC si lascia baciare. La sua mancanza di rispetto è intollerabile. M’indispettisco.
Mi allontano, aspetto il mio turno alla toilette. Una volta dentro, inumidisco appena il pollice della mano destra con la mia urina. Quando esco dal bagno mia sorellina è poggiata ad un muro, SC balla in pista da solo. Mi avvicino, gli carezzo il visto, poi piano le labbra. Lui afferra il dito con i denti, lo porta alla bocca e lo succhia. Mi guarda fisso negli occhi eccitato.

Il passo è di per sé tipico della scrittura di Pornosnob: frasi brevi, spezzate, ipotassi. Una semplicità scabra, in cui ciò che conta è il fare, il gesto che viene compiuto, descritto nei minimi particolari; nello stesso tempo proprio questa essenzialità è sorvegliata da leggere variazioni: in questo caso ad esempio il termine sorella si trasforma in sorellina, che ci permette di cogliere, con una sfumatura linguistica appena accennata, come l’unico vero legame d’affetto, presente nel libro, sia quello tra la protagonista e sua sorella.

Quando parlo di messinscena vorrei in realtà descrivere un processo più complesso, legato alla creazione di un personaggio, e del personaggio che dice io. Quanto ci sia dell’autrice reale, la ragazza cagliaritana che ha deciso di rimanere anonima, nella voce di Pornosnob non ci è dato di sapere. Questo, però, è il dato più interessante: noi leggiamo le avventure di Pornie (così veniva chiamata dai suoi affezionati lettori sul blog) come se fossero vere. Non ci poniamo il problema se i fatti narrati possano essere avvenuti o meno, se veramente ha incontrato la l’anziana donna all’ospedale o se lei ha realmente partecipato a tutte queste feste chic della movida cagliaritana: quello che conta è che la sua scrittura ci fa sentire queste cose come vere, mette in campo una serie di trucchi, di abilità, che ci fanno dire, come lettori, che Pornosnob esiste e nel leggere il testo tendiamo a dimenticare che dietro a questo io che dice, fa, che vive, c’è un’autrice, che ha scelto di essere trasparente.
Questo autore, che sparisce nella narrazione che non lascia tracce, ha certamente qualcosa di assolutamente teatrale: è colui che si muove dietro le quinte, che non visto fa guardare. Interessante in questo senso è anche l’uso che all’interno del libro viene fatto degli elenchi.
In queste pagine troviamo molti elenchi di cosmetici, di vestiti, di cibi, di vini, di luoghi: tutti ovviamente all’ultima moda, tutti necessariamente superflui. L’accumulo e l’accatasto sono un topos letterario bacucco (chi non è stato vinto dal sonno leggendo l’elenco delle navi in Omero? Chi non ha trovato francamente noiose le terzine, soprattutto infernali, in cui Dante elenca i dannati?) e Pornosnob sembra posseduta da una vera e propria furia tassonomica, che ad una lettura superficiale sembrerebbe vuota e senza costrutto.
In realtà questa ripetizione così voluta finisce per svuotare queste realtà, le fa diventare puri segni, toglie qualsiasi spessore e li fa diventare dei semplici fondali, scenografie in cui si muove un personaggio, Pornosnob.
Chi è Pornosnob come personaggio?. La sua presentazione, l’immagine che vuole dare di sé, può essere recuperata da un autoritratto, che non si sofferma tanto sulle qualità psicologiche, ma elenca, ancora una volta, dei gesti.

Niente, dovrei rispondergli, io voglio non fare.
Solo dormire, cucinare, avere cura del mio corpo, nuotare almeno due volte la settimana, vedere dei film, navigare su internet, incontrare persone, ballare, gli alcolici, scopare.
Consacrare l’esistenza all’inutilità perfetta.
Sconfiggere la noia inventando nuove impellenti necessità di consumo.
Scegliere la perdizione, per non andare perduta.
Diventare il vortice, per non finire ingoiata.

Pornosnob è questa scelta di atarassia, deliberata fuga di ogni sofferenza o dolore: non tragga in inganno questa scelta, che non è per nulla nichilista, né tragica o rassegnata, ma è una scelta vitale. Pornosnob sceglie la vita si attacca alla vita con una dedizione profonda; è in lei qualcosa di connaturato, di animale. Ed è forse per questo motivo che una delle pagine più toccanti dell’intero romanzo è dedicata ad un animale, Lazarillo, che in un certo senso assomiglia (è figura) di Pornie e della sua disperata vitalità. In una pagina del diario, Pornosnob racconta come abbia deciso di "liberarsi" di Lazarillo (una lumaca), che giace “immobile", mentre lei la osserva “senza disgusto".

Il percorso dal cesto della verdura all’immondezza conta cinque passi di circumnavigazione del tavolo in acciaio, cristallo e legno di ciliegio. [...]
Apro l’anta porgendo la mano sinistra all’interno, scuotendola leggermente. Mi aspetto di sentire il suono lieve e sordo dell’esserino che, cadendo a dirotto sulla sua nuova vita, poggi su un contenitore di alimenti ormai vuoto.
La percezione invece è tattile. Come un solletico discreto.
Sollevo con cautela il palmo sinistro verso gli occhi. La creatura ha allungato le antenne, muovendole asimmetricamente. Mi osserva dall’estremità di essere tramite minuscoli puntini marrone.
[...]
E’ così da carnefice mi trasformo in dimora. [...]

In queste parole così delicate è nascosta la verità più segreta di Pornosnob e del suo racconto, una verità che si dispiega nella pagine conclusiva nella sorpresa finale che le ha vita le ha destinato.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.06.05 11:53

Interventi

Si tratta di Pronosnob o di Pornosnob? Troppi errori al riguardo.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 21.06.05 14:43

hai ragione maledizione. E' por*nosnob. Mi scuso con te, con giulio, con i lettori e, soprattutto, con l'autrice.

d.

Pubblicato da: demetrio - 21.06.05 14:45

mah!
di solito mi piacono le frasi corte e spezzate... ma forse lei, Pornosnob, essagera.
sarà che io sono un personaggio troppo critico, ma devo ammettere che ne il titolo del libro ne la recensione m´invitano a comperare ergo leggere questo libro. spero che non tutti siano come me.
e poi.. c´è un altra cosa che non gioca a suo favore... ma proprio SC?
Io sono SC! :)

Pubblicato da: SC - 21.06.05 14:57

è probabile che si tratti di pro*mozione di un libro-stronzata.
la fi*ca tira sempre, pure, anzi soprattutto, tra i neo-catto-democristi.

Pubblicato da: tashtego - 21.06.05 20:09

Il libro lo leggerò, gli estratti mi sembrano succosi. Ma la foto, dico: l'avete notata ? Di chi sono quelle gambe ? La conoscete ?

Pubblicato da: GioNa - 21.06.05 22:32

certo. uno è libero di dire tutto proprio.
Però, c'è un però.

E il però sta nel pregiudizio.

Non può essere un bel libro? E' necessario per forza che non lo sia?
E' questo perchè?
Perché l'autrice ha deciso di usare uno pseudonimo? Oppure perché - a prescindere dalla trama e dalla scrittura - la parola porno è di per sé sinonimo di fregatura.

io credo nella libertà di stroncatura, ma perché questa venga fatta è necessaria una condizione: il libro deve essere letto.
Trovo un grande 'dilettantismo' in certi atteggiamenti: si parla di un libro male a prescindere, senza averne letto neanche una pagina.
Credo, sinceramente, che questo atteggiamento di supponenza sia da persone modeste.

Non tutto quello che leggo mi piace, ma prima di dirlo, prima di elaborare una critica, una stroncatura, prima di tutto questo, io finisco il testo.
E' un atteggiamento di correttezza nei confronti di chi, per ragioni che non mi interessano, ha deciso di scrivere un racconto, un romanzo o un saggio; per il solo fatto che abbia faticato dietro queste pagine, questo autore avrà da me, da me demetrio paolin, un trattamento di rispetto e di correttezza.

è così difficile essere civili?

mah.

Pubblicato da: demetrio - 21.06.05 22:59

Tashtego, quanti pregiudizi!

Pubblicato da: giuliomozzi - 22.06.05 01:50

Ecco, proni e porni sono a posto.

Pubblicato da: giuliomozzi - 22.06.05 02:13

Dem. ho letto la tua risposta a questi commenti e la trovo molto nobile. Avrai anche ragione. Solo che noi esseri umani funzioniamo cosi: se fin dal inizio non abbiamo molto interesse per una cosa e difficile che poi in fine ci piacia.
Per farti un esempio pratico: quale donna compra un vestito che non le piace e poi ne é contenta?
Anch´io rispetto e stimo il lavoro che sta dietro questo libro, ma ció non significa che m´ispira a spendere i miei soldini per comperarlo. Nemeno m´ispira di perderci il mio tempo (prezioso perchè poco) libero per leggerlo.
Se io leggessi tutto quello che mi viene proposto, da amici, da collaboratori, da capi, da clienti, dalla famiglia, dalla societá, dai mass media, dai negozi ecc. allora come farei?
Le "prescelte" sono normalissime, sono spontanee e anche molto neccesarie.
Problema forse sta nel fatto che se vai in un negozio e vedi un libro non spieghi alla tizia dietro la cassa perchè non lo compri, qui dentro in questa virtualitá... lo spieghi. E cosi finisce a giudicare, finiscí a dire le tue opinioni... e anche questo é umano. Non credi?
Mamma mia, quante parole!

un salutino!

Pubblicato da: SC - 23.06.05 21:53

Demetrio, in che senso le frasi spezzate e la costruzione teatrale di questo libro sarebbero ipotattiche? E anche: che cos'è, per te, l'ipotassi? Come si distingue, voglio dire, un testo ipotattico da uno paratattico?

Pubblicato da: giovanni - 24.06.05 09:43

Ho letto il blog di pornosnob quando era in rete, su Tiscali per l'esattezza.
I commenti erano rivolti più ai gesti che descriveva che alla scrittura di per sè.
Trovo che 'Pornie' abbia una scrittura piuttosto originale, ma penso che chi leggerà il suo libro lo farà soprattutto con un atteggiamento voyeuristico. Del resto, con un titolo così...

Pubblicato da: bianca - 24.06.05 15:01

giovanni io volevo dire che la struttura ipotattica rende questo libro teatrale. Il perché io abbia scritto questa frase resta un mistero.
Ho paura a dirti, perché so che la prenderai a male, che l'ho scritta perché suonava bene.
Certe volte una frase mi piace, perché suona bene.
Anche io, nel mio piccolo, seguo la mia piccola musica.

d.

Pubblicato da: demetrio - 24.06.05 18:31

Grazie della spiegazione, che trovo divertente. Il passo del libro che hai citato, invece, mi pare di pochissimo interesse. Se è tutto così, mi sa che non me lo faccio manco spedire dall'editore, sai.

Pubblicato da: giovanni - 24.06.05 22:08

la scelta di periodi brevi con punteggiatura frequentissima hanno un taglio ggggiovanilistico abusato. Idem dicasi per la tematica, in cui sembra che le esordienti italiche - con esiti alterni, a onor del vero - peschino a piene mani. Se tutto questo non giustifica i pregiudizi ricorrenti, è comunque plausibile che li alimenti: non reputo possa gridarsi allo scandalo se il potenziale lettore non ha alcun desiderio di approfondire.

ciò non toglie che la scelta dei termini, qualche approfondimento e in genere la scrittura *sostanziale* siano piuttosto interessanti e non esclusivamente...pornosnob. Al di là delle forme e della tematica affrontata.

Pubblicato da: edi - 02.07.05 12:27

errata corrige: "ha" un taglio.

Pubblicato da: edi - 04.07.05 01:23

Ok Ok...Non cadiamo in banalità da Melissa P...Io voglio solo dire una cosa, credo che l'autrice sia una bravissima edulcoratrice di stronzate luoghi comuni e fantasie erotiche da casalinga di voghera.Niente di nuovo.Niente di originale. Leggetevi un libro di Bret Easton Ellis e questa ossessione per le marche, per i vestiti, per i particolari la ritroverete, e vi trascinerà realmente in una senso di vuoto, di perdita di valori o di semplice scambio tra superficialità e profondità..Qui mi sembra ci sai soltanto un'esercizio autoreferenziale peraltro fatto bene e con uno stile che sa intrigare.Ma se si va sul patinato..bisogna saperci pattinare per non scivolare nel nulla da dire. O vogliamo scandalizzarci delle vicende narrate? Ma dai...siamo seri...e proprio quello che manca, la visione sdrammatizzante di qualcosa che a Cagliari Como Catania perfino a Oristano,paesone dell'apparenza è la prassi..Pornosnob..mai titolo fu piu azzeccato..io direi..Cento Colpi di Roncola..ora..

Pubblicato da: Bruno - 05.12.05 11:21

Pero', se pensi che nei libri di Ellis ci sia "un senso di vuoto, di perdita di valori o di semplice scambio tra superficialità e profondità", mi viene in dubbio che tu non abbia letti i libri di Ellis.
Quanto ai Cento colpi di roncola, trovo la tua battuta cosi' cordiale, elegante e gentile che mi sento di aggiungere un augurio: che uno di questi Cento colpi cada sulla tua vena giugulare.
Aloha.

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.12.05 18:36