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02.05.05

Il Capolavoro misterioso ovvero sia del suo gran Contaballe e di gambe

Perceber esce in libreria il 5 maggio, giorno della morte di Napoleone, e Leonardo Colombati l'ha annunciato con due blog più un mirabolante post dal titolo Il trentacinquesimo anno, pubblicato il 21 aprile scorso, cioè il dì dei Natali di Roma. Nulla è contingente, nella strategia: questo librone è infatti, e prima di tutto, una questione di date: mai letto un romanzo con tante indicazioni di tempo, e tanto farlòcche. Nemmeno il titolo del post è scelto a caso, così bello sentenzioso e icastico. Perceber è infatti un libro di titoli, sottotitoli, lapidi, iscrizioni. L'ultima cosa non casuale del post è la data: i Natali di Roma, che sono indicati nel calendario pubblicato dalla Tipografia Vaticana e s'immagina in pochi altri al mondo. Questo libro è infatti la Roma capoccia dei nostri tempi ipercolti e fantasiosi.
Che cosa c'è, allora, dietro questo velo di anni e citazioni / che un Dio forse s'accinge a lacerare? Uno pensa: l'ennesimo romanzo post-moderno che ricombina in inediti assemblaggi schegge di cultura 'alta' e cultura pop, i nuovi idioletti dell'elettronica e altri inediti segnali di un radicale mutamento della percezione (D. Daniele, Scrittori e finzioni d'America., Torino, 2000). E invece no, perché ormai non c'è romanzo, salvo 2 o 3 all'anno, che non possa non dirsi postmoderno (uno è Orchestra Tramonti di Alberto Ragni, per esempio). Perceber, di cui non è possibile, anzi è inutile e criminoso riassumere fabula e intreccio, è un fragoroso pastiche transtestuale, è il Virgile travesti di Scarron elevato al cubo, è il debutto dell'attor giovane più comico d'Italia. Un contaballe, come Colombati stesso si descrive: alla maniera, appunto, del suo gran maestro Paul Scarron, paralizzato alle gambe: e non è un caso, infine, nemmeno questo, perché Perceber inizia da una gamba.

Pubblicato da , il giorno e l'ora: 02.05.05 08:08

Interventi

Il libro di un contaballe che è anche "la Roma capoccia dei nostri tempi ipercolti e fantasiosi" non si può perdere. E dopo questa definizione non me lo perdero (se non fosse che avevo già deciso di leggerlo almeno per amicizia e fiducia nell'autore).

Pubblicato da: seia - 02.05.05 20:46

A onor del vero, l'intuizione che Perceber sia anche un libro di e su e per Roma è del Pìp, nel suo risvolto di copertina (primo risvolto autografo nella storia di Sironi, così a occhio). Mi pareva solo corretto aggiungere il tocco ciarlatano del mè amìs Venditti, l'urlo a piena gola der mònno 'nfààààme e simili.
Sia dato al Pìp cio che è del Pìp, no?

Pubblicato da: giovanni - 03.05.05 06:12

Vedo la maestà der colosseo, vedo la santità der cuppoloneeee.... (e mo' chi se la toglie dalla testa?)

Pubblicato da: gianni biondillo - 03.05.05 10:25

Ohéi, Biondillo, mùchela lì e fa' no come Jannacci coi gruppetti che suonavano in piazza S. Giovanni l'altèr dì. Compra Perceber, leggi repente e poi metti giù un commento qui e sul blog della tua amatissima Lipperini.

Pubblicato da: giovanni - 04.05.05 08:31

"Mùchela"? Ti adoro Giovanni! Solo perché hai usato questa parola eseguirò gli ordini impartitimi!

(comunque era già in preventivo) ;-)

Pubblicato da: gianni biondillo - 04.05.05 22:04

Adora no l'estensore di queste brevi note, ma la Valentina: hai presente o no quanto fa a che il tuo buon nome e l'òpra tua vengano diffuse urbi et orbi?
Perceber è un libro di cui si parlerà per un bel po' ancora. Se ne occuperà l'Ottaviani sul Giornale, per dire, e spero a breve. L'Indice, per quanto mi consta, ha un atteggiamento scettico, che può ben mutare. Ma intanto, hai letto Il suicidio di Angela B.?

Pubblicato da: giovanni - 05.05.05 06:01

Glielo dico sempre: "Valentina, tu sei una nazista dal cuore d'oro!"

Pubblicato da: gianni biondillo - 05.05.05 14:15

Un'amica mia, lettrice fortissima e assai disincanta, ha letto questo cicaleccio che include Valentina e mi ha bollato (ci ha bollato, per vero dire) di ridicoli. Io penso che dicesse per ridere, s'intende, ma la cosa mi ha fatto riflettere lo stesso. Tu che dici? E, ribadisco: hai letto o no Il suicidio di Angela B.?

Pubblicato da: giovanni - 05.05.05 20:41

Purtroppo no. Ma ormai sono anni che non mi vergogno più di dirlo. Come disse, illuminandomi, una volta Troisi: "A me piace leggere. Ma io sono uno che legge. Quelli sono tanti che scrivono!"
Tra l'altro la tipologia "libro mondo", che intuisco sia quella de "il suicidio di Angela B.", è proprio quella che amo di più (perché, intra nos, io di gialli, ad es, ne leggo pochissimi). Mi rifarò appena posso.

Sull'essere ridicoli non so. Forse, in questo caso, lo siamo. E' veramente importante?

Pubblicato da: gianni biondillo - 06.05.05 00:53

Il suicidio non è un'opera-mondo. Una profezia, piuttosto, un incubo, ma un'opera-mondo no, per nient'affatto. Grave colpa di Franco Moretti aver trovato un titolo così memorando per un concetto così vago.
Di preciso, però, cos'è che leggi, allora? Con i Padri, tendo a diffidare dagli homines unius libri.
Per quanto attiene alla Valentina: no, non mi pare si sia ridicoli. Bisognerebbe chiedere all'interessata, comunque.

Pubblicato da: giovanni - 06.05.05 08:18

"Di preciso, però, cos'è che leggi, allora?"
Cos'è, Giovanni, un interrogatorio? Leggo libri. Spero belli. Ogni tanto ci becco.
Gli ultimi: Lansdale, DeLillo, Krauspenhaar (che uscirà domani). Ora attacco con un inedito di Attilio Bertolucci pubblicato da una piccola casa editrice parmigiana. Come vedi cose molto diverse.
Sul mio comodino (che non è un comodino, ma uno sgabello) ci sono: un classico del '500, un testo di filosofia francese, un testo sapienzale orientale, una antologia di poesie, un noir nostrano, uno scartafaccio inedito... capisci cosa intendo? Leggo libri.
;-) ciao, G.B.

Pubblicato da: gianni biondillo - 09.05.05 12:47

Compagno cittadino fratello partigiano, non interrogo nessuno e ogni tanto, non sempre ma sovente, sono quasi garantista.
Leggi parecchio e robe disparate. Non faticherai ad aggiungere Il suicidio e, ben s'intende, l'inevitabile inaggirabile irresistibile Perceber (grave la tua mancanza alla presentazione torinese, con un Piperno in forma smagliantissima e tutta la Mondadori nelle prime file)

Pubblicato da: giovanni - 09.05.05 14:29

Giovanni, lavoravo. Qualcuno lo deve pur fare, no?
Perceber da oggi è sul comodino (che, come detto, non è un comodino). Finisco quello che ho iniziato e poi attacco con lui.

Pubblicato da: gianni biondillo - 09.05.05 22:44

A proposito, ti anticipo: sì, lavoravo di domenica!

Pubblicato da: gianni biondillo - 09.05.05 22:45

Biondi', lavoravi alle sette e mezzo della sera di domenica? Fresco reduce dalla lettura dei racconti di Lypsite (trad. dalla suprema Anna Mioni per Minimum Fax), penso ai peggio lavori che si possono fare a quell'ora di un giorno festivo, in verità.
Perceber, a metà di maggio a. D. 2005, non si può non averlo letto. Arrivi in tempo e anzi direi che sei in buon anticipo su altri plantigradi delle patrie lettere.

Pubblicato da: giovanni - 09.05.05 22:58

Lascia perdere, Giovanni, la mia è una vita d'inferno...

Pubblicato da: gianni biondillo - 09.05.05 23:02

Ma, Gianni, è gravissimo! Che cosa posso fare per te? (Daria Bignardi ad Alessandro Piperno, Le invasioni barbariche, La 7, 2005).
Sul serio: ne debbo parlare alla Valentina? Hai un probblèma che t'assilla, un dubbio che 'tte rode?

Pubblicato da: giovanni - 10.05.05 07:32