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17.02.05

Il regalo di Natale più bello che uno scrittore esordiente possa desiderare

di Tullio Avoledo

Mi colpisce sempre, la cortesia che alcuni grandi scrittori riservano a uno sconosciuto. Sarebbero più che legittimati a ignorare l’importuno, invece spesso sono di una disponibilità imbarazzante. Ken Follett, Wilbur Smith e John le Carré – autori di best seller, e quindi apparentemente inavvicinabili – si sono rivelati corrispondenti affabili e premurosi.
Così nel corso degli anni ho potuto chiedere consigli di lettura a David Foster Wallace (scoprendo fra l’altro che abbiamo in comune la passione per lo scrittore di fantascienza Larry Niven), e ottenere preziose informazioni, che poi sono confluite nei miei romanzi, da due altri notevoli scrittori di fantascienza: Joe Haldeman, che fra l’altro mi ha messo sulle tracce di una commovente poesia scritta da un soldato morto in Vietnam che cercavo da anni (e che viene citata in uno degli ultimi capitoli de Lo stato dell’unione) e Michael Bishop, che ha avuto il privilegio di conoscere Philip K. Dick.

Tullio Avoledo, che esordì nel 2003 con L'elenco telefonico di Atlantide (e ora è in libreria con Lo stato dell'unione) è da parecchi anni in corrispondenza con narratori tra i più illustri al mondo. In questo articolo spiega: (a) perché lo fa, (b) come si fa a farlo.

Leggi tutto l'articolo di Tullio Avoledo intitolato Il regalo di Natale più bello che uno scrittore esordiente possa desiderare, circa 18K in formato Rtf.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 17.02.05 18:17

Interventi

Bella questa passione e questa ostinazione. Gli autori preferiti li si ama anche così.
Quando, più giovane, andavo in giro con mia moglie, in qualche modo facevo qualcosa di simile nello spirito, solo che mia moglie storceva ogni tanto la bocca, e forse aveva ragione, se si pensi che eravamo in vacanza. Infatti, se passavo vicino a qualche località dove era seppellito uno scrittore a me caro (ma anche altri meno cari) facevo di tutto per cercare il cimitero in cui si trovava sepolto. Sentivo che dovevo farlo. Non così la mia arrabbiatissima moglie...
Pensate a Parigi... Tre cimiteri straordinari, da far venire il capogiro:-)

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 17.02.05 19:56

Leggendo l'articolo ho provato una sana dose di invidia... Bello.
and

Pubblicato da: andrea - 17.02.05 21:51

Help, lo scritto di Avoledo risulta ***inesistente***, all'indirizzo http://www.vibrissebollettino.net/archives/testi/il_regalo_di_Natale_più_bello_per_uno_scrittore_esordiente.rtf

Pubblicato da: Bluto - 18.02.05 02:25

Ma che bravo.

Pubblicato da: Marco - 18.02.05 14:30

Tullio, ma neanche un italiano tra i tuoi idoli,
o sarebbe troppo facile?

Pubblicato da: Maurizio - 18.02.05 18:34

"In questo articolo spiega: (a) perché lo fa, (b) come si fa a farlo."
Anche a me piacerebbe scrivere ai miei autori preferiti (Avoledo non è tra essi, però), e quando ho letto "come si fa a farlo", ho pensato che avevo trovato l'articolo giusto. Macché. Lui è stato fortunato, ha scritto a una bibliotecaria, a immaginato che un paesino, ecc. Mi piacerebbe sapere per quanti altri ha funzionato. E, quanto al "Se avete bisogno di consigli sono qui" sottintende forse: son qui se avrete la pazienza e la fortuna di trovare dove scrivermi?

Pubblicato da: Annalisa - 19.02.05 15:45

Annalisa, la fortuna premia gli ostinati. Tullio è stato ostinato.

Pubblicato da: giuliomozzi - 20.02.05 08:36

Va bene. Messaggio ricevuto. Da domani riceverai sette mail a settimana :-))

Pubblicato da: Annalisa - 20.02.05 14:40

Mah, non lo so, io la butto li'. Non sara' che il problema, in ogni caso, e' che uno scrittore straniero ti risponde, in nome di un concetto quasi calvinista di servizio pubblico, mentre un italiano si bea di essere adorato e ricercato, e non risponde mai? Noi disperati esordienti stiamo li' a spremerci le meningi per trovare un modo di infrangere barriere inenarrabili, ma in realta', semplicemente, il modo non esiste. E' nei geni di questo paese, dove tutti hanno almeno un romanzo nel cassetto, ma nessuno si prende davvero la briga di leggere gli altri, a meno che non crei potenziale profitto, non si tratti del capolavoro appena creato in vitro oppure non sia il classico straniero; tutte cose che bisogna leggere per avere un argomento di conversazione o un termine di paragone.

Pubblicato da: Irene Adler - 20.02.05 19:59

Cara Irene, quando dici "il modo non esiste", mi fai venire in mente, ad esempio, che io spedii un racconto nel dicembre del 1991 a Marco Lodoli (il suo indirizzo era nell'elenco del telefono), e Marco Lodoli mi telefonò quindici giorni dopo, chiedendomi il permesso di proporlo a destra e a manca. Nel giro di un mese ero nelle condizioni di poter scegliere tra due diversi editori. (Naturalmente, avrà contato qualcosa anche la qualità del testo).
Comunque, un conto è scrivere a Tizio per conversare con lui, e un altro conto è scrivere a Tizio per chiedergli di leggere un dattiloscritto. Nel primo caso gli si offre un piacere, nel secondo gli si chiede di lavorare.

Pubblicato da: giuliomozzi - 21.02.05 10:04

Caro Giulio, forse il punto e' proprio questo, che se chiedi a Tizio di leggere una cosa lui pensa che sia un lavoro. Quando qualcuno mi chiede di leggere un suo racconto io lo faccio, compatibilmente con il tempo, perche' mi piace leggere. Ti prego di credere che non sto cercando di tirarmela da strafiga, e non sto dicendo che io sono migliore di chi, invece, guarda con rassegnazione a una casella di posta intasata da scritti raffazzonati. Non sono famosa, per cui nel mio caso si tratta di amici con la mia stessa passione scribacchina; a volte sono lavori destinati a restare per sempre inediti in quanto brutti o noiosi, altre volte si trovano guizzi di genio che danno, a leggerli, la stessa gioia che si prova con opere edite.
Mi dirai: eccerto, tu lo fai in scala infinitesimale rispetto a un Lodoli, e lo fai per amicizia. E' vero, lo ammetto. Mi dirai anche che uno scrittore ha ben altro da fare che sfruculiare tra le sudate carte altrui, e di nuovo avrai ragione. Vorrei solo dire che secondo me un esordiente, quando trova il coraggio di farlo, non manda le sue cose a uno scrittore solo nella speranza di essere pubblicato. Lo fa anche e soprattutto per ricevere un commento, un cenno, una critica che lo aiuti a migliorarsi. Qualcosa che venga da una persona con un talento e uno stile in cui ci si riconosce o che, semplicemente, si ammira. Non e' il suo lavoro, verissimo, ma chi fa una cosa del genere in Italia? Gli editori ti dicono se il tuo testo e' pubblicabile e basta, le agenzie ti chiedono fior di palanche. A parte I Quindici, in che modo un esordiente puo' imparare qualcosa? Scusami se sono andata fuori tema, ma questo e' un argomento che mi appassiona molto;-)

Pubblicato da: Irene Adler - 21.02.05 11:40

A quello che dice Irene, aggiungerei che, mi sembra, quando scrivi a uno scrittore per il piacere di scrivere, non sno molti quelli che ti rispondono, per il piacere di rispondere. O c'è già un qualsiasi rapporto, o non c'è, di solito, risposta.
E' comprensibile, certo: immaginiamo che, solo per un momento, tutti quelli che leggono qui dedidano di scrivere a Giulio Mozzi. A quanti risponderebbe? A quanti avrebbe tempo di rispondere?
Paradossalmente, mi sembra invece che sottoporre un proprio scritto a uno scrittore lo "obblighi", in qualche modo. a rispondere più che scrivendogli una 'semplice' lettera in cui si parla del più e del meno (letterario, magari). In quest'ultimo caso, infatti, è come se gli si chiedesse di mettere in gioco la propria autorità proprio in quanto scrittore.
Ammesso e non concesso che chi scrive, per lavoro o per ispirazione, sia anche in grado di giudicare gli scritti degli altri.
Detto questo, io conosco, bene, solo un grande scrittore, una persona eccezionale, e evito accuratamente di sottoporgli qualunque scritto da commentare. Non voglio perdere un'amicizia così.
Ammetto anche che nemmeno voglio scrivere come professione, e nemmeno voglio pubblicare come necessità o desiderio o altro del genere. Ma qui, mi sembra, sto andando fuori tema.

Pubblicato da: Annalisa - 21.02.05 16:47

Rispondo a Irene e Annalisa insieme. Se esistesse l' "obbligo" di cui parla Annalisa (che mette la parola, giustamente, tra virgolette), io sarei "obbligato" quattro o cinque volte al giorno. Il che non è "compatibile con il tempo" (uso l'espressione di Irene) di nessuno che non sia ricco di suo.
Alla maggior parte delle persone che mi sottopongono i loro testi, non ho voglia di offrire "un commento, un cenno, una critica che lo aiuti a migliorarsi" (parole di Irene). Non ne ho voglia perché non vedo possibilità di miglioramento. La stragrande maggioranza dei testi che mi vengono sottoposti sono orribili.
(Prevengo la domanda: "Chi sei tu per arrogarti il diritto di dire che questo è bello e questo è brutto?". Rispondo: "Chiunque può arrogarsi questo diritto. Io mi sono sbattuto per anni affinché il mio giudizio positivo su un testo potesse tramutarsi in una possibilità di pubblicazione per quel testo").

Pubblicato da: giuliomozzi - 21.02.05 18:50

""non ho voglia di offrire "un commento, un cenno, una critica che lo aiuti a migliorarsi" (parole di Irene). Non ne ho voglia perché non vedo possibilità di miglioramento. La stragrande maggioranza dei testi che mi vengono sottoposti sono orribili.""
Beh, questo significa, comunque, che lei li legge. E questo è già molto, credo.
Quanto al diritto di dire che un testo è bello o brutto, arriva direttamente da chi le sottopone un testo, e le chiede un parere, più o meno esplicitamente.

Pubblicato da: Annalisa - 21.02.05 19:41

Io penso che la maggior parte di chi manda i propri testi in giro accetterebbe anche una risposta sintetica del tipo l'ho letto e non mi e' piaciuto. Punto. Morta li'. Forse sono un'ingenua, ma non vedo come si possa essere tanto arroganti da contestare un giudizio personale e soggettivo, che poi era quello ricercato. Un conto, infatti, e' mandare il testo a un editore. Altro conto e' mandarlo ad personam. O no?
Chiaro, se poi uno non ha voglia di rispondere, niente da dire, e' una legittima risposta in se'.
L'unica domanda che mi rimane, allora, potrebbe suonare provocatoria ma in realta' e' solo incuriosita: come si concilia il non vedere "possibilita' di miglioramento" in uno scritto con la difesa delle scuole di scrittura creativa?

Pubblicato da: Irene Adler - 21.02.05 21:31

No, Irene. La mia esperienza è che la maggior parte delle persone che inviano testi non si accontentano di una risposta del tipo "l'ho letto e non mi è piaciuto". Vogliono come minimo sapere perché non ti è piaciuto; e come potrebbero fare per migliorarlo; eccetera. Il che significa scriversi, parlarsi, spendere ore e ore di tempo.
La risposta secca ("l'ho letto, non mi è piaciuto, e non credo che il testo sia in alcun modo salvabile") produce in genere reazioni con insulti e, talvolta, minacce.

Pubblicato da: giuliomozzi - 23.02.05 12:06

Quanto alla domanda su miglioramenti e scuole di scrittura: non mi sembra che il diritto a esistere dei conservatori sia minato dall'esistenza di persone negate per la musica.

Pubblicato da: giuliomozzi - 23.02.05 12:09

non riesco in alcun modo ad aprire questo documento rtf, non so, è un problema di sillabazione, bo'? aiuto! voglio assolutamente sapere come si fa a scrivere a Hornby, a Irving, a Joseph O'Connor, alla Oates, a Pennac, a Franzen e a un mucchio d'altri scrittori che mi piacciono.

Pubblicato da: livio romano - 23.02.05 18:27

Livio, Bluto, il documento è lì. Se non vi si apre, ritentate. Sarete (spero) più fortunati.

Pubblicato da: giuliomozzi - 24.02.05 08:47

bluto?

Pubblicato da: livio - 24.02.05 14:20

Livio: se leggi i commenti precedenti al tuo, vedi che ce n'è uno firmato "Bluto" che dice la stessa cosa che dici tu.

Pubblicato da: giuliomozzi - 24.02.05 16:10

Giulio, ma se io ti mando uno o due racconti e ti prometto che mi andrebbe bene anche un commento del tipo ho letto e non mi piace, e che non cercherei di estorcerti spiegazioni sul perche' e percome, e se ti assicuro che non ho intenzione di insultarti ne' di minacciarti... se faccio tutto questo, tu leggeresti quanto ti mando?;o)

Pubblicato da: Irene Adler - 24.02.05 19:19

Per quanto riguarda conservatori e scuole di scrittura, un po' a scoppio ritardato: e' vero che i conservatori coesistono pacificamente con le persone stonate. E' anche vero, pero', che per essere ammessi al conservatorio bisogna sostenere dei test piuttosto selettivi, cosa che non avviene quasi mai nelle scuole di scrittura creativa. Ingiustizia antidemocratica da parte dei conservatori? Forse, ma in tanti casi non e' meglio spazzare via pericolose illusioni?

Pubblicato da: Irene Adler - 25.02.05 09:05

E' senz'altro meglio spazzare via illusioni. D'altra parte, pur non avendone mai frequentate, credo che le scuole di scritture non abbiano l'intenzione di crearne. Se formassero anche soltanto buoni lettori, avrebbero adempiuto a una missione commendevole.

Pubblicato da: giovanni - 25.02.05 11:27

E' senz'altro meglio spazzare via illusioni. D'altra parte, pur non avendone mai frequentate, credo che le scuole di scritture non abbiano l'intenzione di crearne. Se formassero anche soltanto buoni lettori, avrebbero adempiuto a una missione commendevole. A volte, poi, scrittori bravi son venuti fuori dopo aver seguito corsi di scrittura o appunto frequentato scuole.

Pubblicato da: giovanni - 25.02.05 11:28

Chissà perchè il Signor Avoledo Tullio non rispose quando gli scrissi la prima volta? Non volevo sottoporgli alcunchè, semplicemente conoscerlo, visto che abitiamo a un tiro di schioppo. Qualche tempo dopo ritentai e fui più fortunato (sic!); tuttavia mi disse che non era portato pei rapporti personali (mica me lo volevo portare a letto, eh!) ma in buona sostanza che non aveva tempo. Ma era sufficiente conoscerlo ad una qualche presentazione; non intendevo affatto disturbarlo a casa; eppoi non è il solo ad essere impegnato, credo. Comunque tutta sta mia fanfara solo per dire che gli scrittori stranieri interpellati dal suddetto Avoledo, si dimostrarono sicuramente migliori di lui quanto a cortesia.
Cordialmente,

Pubblicato da: Raffaele - 16.04.05 01:00