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19.01.05
Un'interessante esperienza di "autopubblicazione"
[Roberto Cesaro mi manda un testo su una interessante iniziativa di "autopubblicazione". Ho avuta anche occasione di vedere i libri prodotti, e complessivamente non sono male. Ho però qualche perplessità. Si può parlare davvero di "autopubblicazione", di "autore che si fa editore", quando l'autore-editore non si assume il rischio economico della faccenda? Perché uno dei lavori dell'editore è, per l'appunto, assumersi un rischio economico. Che ne pensate? gm]
Da metà novembre 2004 sono in distribuzione gratuita presso librerie, biblioteche e centri culturali del Veneto dieci libri scritti da altrettanti giovani autori della provincia di Venezia e di Treviso, i quali si sono riuniti sotto il nome di AUTeditORI per dar vita all’omonimo progetto di autopubblicazione, finanziato dalla Regione Veneto con il contributo dell’Assessorato alle Politiche Sociali, Volontariato e Non Profit e dell’Osservatorio Regionale sulla Condizione Giovanile – Progetto Junior.
Data la difficoltà di inserirsi in un panorama editoriale notoriamente saturo, alcuni autori hanno pensato di farsi editori di se stessi in tutto e per tutto, sviluppando cioè autonomamente l’intero iter di trasformazione dei propri testi in libri.
Ad una prima fase, nella quale i testi proposti sono stati sottoposti al processo di editing (con suggerimenti, critiche, discussioni etc.), è seguita la progettazione grafica delle quattro collane (Narrativa, Poesia, In fabula, In viaggio), l’impaginazione dei testi e delle eventuali illustrazioni, la creazione delle copertine e la correzione delle bozze.
Ultimata la stampa tipografica dei libri (tiratura 1000 copie per ciascun titolo) è stata studiata una campagna di promozione e di distribuzione, tutt’ora in corso, la quale prevede la distribuzione gratuita dei 10 titoli principalmente nelle maggiori librerie delle province di Venezia, Treviso e Padova, nonché nelle biblioteche e nei centri culturali delle maggiori città del Veneto, mentre a livello nazionale nelle librerie del circuito Interno4. La lista aggiornata dei punti di distribuzione è reperibile nel sito dedicato al progetto.
Il titoli pubblicati sono: Roberto Cesaro, Condominio frontemare (racconto), Mirko Visentin, Voyeur in Barcellona (racconto), Vania Rosmi, tuttounsottosopra (racconti) Marco Gheno, Cammino sull’acqua (racconti), Filippo Pavan, Un giorno a caso (racconto), Enrico Lucchese, Il guardasala. Natura morta con taccuino (poesie), Silvia Salvagnini, Silenzio cileno (poesie illustrate), Luigi Pozza, Favole Arcane (favole illustrate), Ulisse Fiolo, Sarà-jevo? (diario di viaggio).
Inoltre, il progetto ha dato vita alla scrittura a più mani del racconto La ragazza della Twingo gialla: una storia composta da più parti scritte singolarmente, di settimana in settimana, da ognuno dei partecipanti al gruppo (comprese le due “lettrici" Genny Biondo e Sabrina Dagnolo), senza nessuna regola da rispettare, se non quella della coerenza narrativa con quanto scritto fino a quel momento.
Per i prossimi mesi sono previsti numerosi appuntamenti durante i quali gli AUTeditORI non solo presenteranno il progetto, ma di volta in volta proporranno al pubblico letture musicate di brani scelti, mentre è in fase di preparazione una lettura “a più voci" del racconto “a più mani", con commenti musicali dal vivo.
Visitando il sito AUTeditORI sarà possibile scaricare gratuitamente le opere pubblicate e alcuni file audio originali, contattare direttamente gli autori e leggere alcune note di approfondimento scritte da loro stessi, “navigare" alcuni racconti in maniera interattiva, ottenere informazioni aggiornate riguardo le letture pubbliche e gli sviluppi del progetto.
Per contatti: Mirko Visentin, Roberto Cesaro.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.01.05 16:27
Interventi
Forse nel tuo commento c'è un "non" di troppo? O un punto di domanda in meno?
Nel senso che l'autore-editore si dovrebbe assumere il rischio economico, mentre in questo caso paga la Regione...
Pubblicato da: Vincenzo - 19.01.05 18:46
Grazie, Vincenzo. C'è un punto di domanda in meno. Ora ce lo metto.
Pubblicato da: giuliomozzi - 20.01.05 07:21
Prima di tutto grazie Giulio per aver dato spazio alla nostra iniziativa. E grazie per il commento, su cui vorrei intervenire. Uno dei "lavori" del buon editore credo sia anche quello di trovare i fondi per pubblicare un testo in cui crede, quando non abbia il capitale per affrontare le spese di produzione e stampa. L'editore di c ui parli tu i soldi li chiede alle banche; noi li abbiamo chiesti alla Regione. La differenza sta nel fatto che il primo deve vendere il libro per ridare i soldi alla banca, mentre noi possiamo permetterci di non farlo. Se la Regione ci avesse detto: vi prestiamo i soldi e ce li ridate tra un anno, avremmo accettato ugualmente. Forse in questo caso saremmo stati più "editori"? Sicuramente più di quelli che si fanno pagare dagli autori senza garantire né una cura adeguata del testo e del prodotto-libro, né un minimo di distribuzione, ma che fungono solo da mediatori con le tipografie...
Pubblicato da: Mirko (AUTeditORE...) - 20.01.05 09:11
Non considero editori né chi si fa pagare un contributo dagli autori, né chi pubblica senza rischiare di suo in fatto di vendite.
L'editoria è un ramo che fa parte della produzione/commercializzazione.
Si fa l'editore quando si è un'azienda che segue le regole del mercato.
Se non esiste il rischio di fallimento non si è editori.
Altrimenti si è autori anche quando si scrive qualcosa che non legge nessuno.
(affermazioni in cui credo, ma su cui si può discutere ovviamente quanto si vuole).
Pubblicato da: Roberto Tossani - 20.01.05 10:31
Diatriba abbastanza complessa, secondo me. Se cessasse il finanziamento della Regione, l'attività editoriale morirebbe, non si pubblicherebbero più i libri? Cioè, il progetto è legato in maniera indissolubile ai soldi della regione? Se sì, allora non mi sembra un progetto editoriale a lungo termine e affrontato come dovrebbe affrontare la questione una casa editrice seria. Quest'anno il finanziamento c'è, ma magari il prossimo anno no, oppure il nuovo assessore alla cultura è di una parte politica che ritiene non buono questo progetto. Mi sembra una connesione tra politica e cultura abbastanza delicata. Si può ritenere indipendente e libero un progetto basato su queste fondamenta? Non è una polemica la mia, sono quesiti su cui mi piacerebbe discutere.
Pubblicato da: Mauro Daltin - 20.01.05 11:35
A Roberto rispondo che mi sembra un po' riduttivo metterla così tanto sul piano del "rischio aziendale". Certo: il rischio può essere uno stimolo, ma in un mercato editoriale già così intasato, dove all'offerta non corrisponde la domanda, chi rischierebbe se non chi può permettersi il lusso di farlo? (sempre che poi chi c'ha i soldi rischi davvero, e non "investa" solo su titoli sicuri di cui tra un paio d'anni nessuno ricorderà una sola riga).
A Mauro rispondo che il finanziamento era limitato ad una sola "sfornata". Ora stiamo valutando come proseguire: certo non più coi finanziamenti pubblici, perché se con gli AUTeditORI non c'è stato rischio di falimento, non c'è nemmeno stata la possibilità di un minimo di guadagno. Riguardo l'indipendenza hai ragione: ma nel nostro caso non abbiamo avuto alcun tipo di pressione.
Pubblicato da: Mirko (AUTeditORE...) - 20.01.05 12:40
Il finanziamento della Regione al nostro gruppo aveva vincoli ben precisi di cui bisogna tenere conto. Ha coperto infatti soltanto le spese vive e documentabili: praticamente tipografia e volantini pubblicitari. Inoltre i libri non si possono vendere, devono essere per forza distribuiti gratis.
Quindi tutto il lavoro di scrittura, editing, impaginazione, copertine, distribuzione eccetera, cioè tutto il lato “contenutistico-creativo” dell’attività editoriale, è stato svolto a nostro completo carico.
Se io avessi svolto un lavoro qualsiasi per tutte le ore che ho dedicato al progetto avrei guadagnato un bel po’ di soldi. Quindi, dato che il tempo è denaro e che io nel progetto ho investito un sacco di energie senza poi poter ricavare nulla in termini monetari dai libri che ho prodotto, mi pare che un certo grado di rischio economico me lo sono comunque assunto, e questo vale ovviamente anche per gli altri del gruppo.
La Regione ci ha dato una prima spinta per avviare un’attività editoriale vera e propria in grado di reggersi anche economicamente sulle sue gambe. Se il gruppo ce la farà o meno lo scopriremo nelle prossime puntate...
Per quanto mi riguarda io voglio fare lo scrittore e non certo l’editore, ma se non ci riuscirò attraverso i cosiddetti canali tradizionali, penso proprio che continuerò, in un modo o in un altro, ad autopubblicarmi.
Pubblicato da: Roberto Cesaro - AUTeditORI - 20.01.05 14:23
AUTeditORI: un salto oltre la micidiale logica binaria/esclusiva dell'aut aut? Prima il fare, poi il capire: per individuar direzioni e far meglio. Una scienza esperienziale, non teorica e antipoetica (antipratica, e quindi antipatica). Tanto tutto è senso quindi non parlo insensato. Se c'è una lingua nuova da fare, non è a parole.
E' nato prima l'uovo o la gallina? Intanto ci son da legger 10 libri che dicon qualcosa, poi stiamo discutendo animatamente (meglio l'anima ci sia, piuttosto che no o poco) come muoverci.
Grazie della segnalazione Giulio, 6 di parola (senza doppisensi, anche se un'etica del dare parola propria o altrui mi par mica da ridere).
Ok sto scrivendo come suono quindi a braccio e come viene, con quel che c'è dentro a premer x venir fuori. Auteditarsi è un po' come dire, x me, prendersi l'autorità e il rischio di agire attraverso la cultura ma senza i veicoli dati - esiste l'auto a benzina, non ci monopolizza: è l'autore che dialoga direttamente con la gente intorno (letture pubbliche incluse). Dante che scrive all'Imperatore, il tu diretto dei latini. Non ho bevuto né fumato, tutta pazzia naturale. Se c'è un'uscita, io son la porta: m'attraverso.
Ah saluto Tossani di cui ricordo la faccia alla Elio&LeStorieTese per via del sopracciglio unico.
Ultima cosa: Giulio puoi dirmi meglio dei vostri incontri al Toniolo (Mes3) da lunedì prossimo?
Grazie.
Scusate.
Ciao.
Pubblicato da: Ulisse Fiolo - AUTeditORI - 20.01.05 21:32
Ciao Ulisse!
Adesso mi depilo con le strisce le sopracciglia sul naso (e comunque sono alto 1 metro e 83 per 90 chili: Elio mi fa un baffo).
E' nato prima l'uovo o la gallina?
Come disse un famoso biologo, di cui non ricordo il nome, diciamo che l'uovo è l'ambiente ideale per far nascere una gallina.
A presto.
Pubblicato da: Roberto Tossani - 21.01.05 11:14
Ulisse, non so nulla di incontri al Toniolo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 21.01.05 13:01
ci tengo a precisare che al di là di tutto quanto è stato detto circa il lato economico del nostro progetto, la cosa che a me sta più a cuore è di aver scritto e pubblicato un libro.
quindi vi invito a visitare il nostro sito e scaricare i libri oppure ordinarli in formato cartaceo!
(mi sembrava una precisazione dovuta dopo questa riga di email che con i testi in sè c'entrano ben poco!)
Pubblicato da: Roberto Cesaro - AUTeditORI - 25.01.05 16:07
A Roberto Cesaro ricordo che il primo messaggio che puntava dritto ai libri è il mio, in queste parole che archiviano il dire e vanno ai fatti (anche futuri, ché le sole parole utili son quelle che portano a comprender cosa agire: non nego cioè utilità alle questioni sollevate qui, ma solo se le discutiamo tra noi han senso): "E' nato prima l'uovo o la gallina? Intanto ci son da legger 10 libri che dicon qualcosa, poi stiamo discutendo animatamente (meglio l'anima ci sia, piuttosto che no o poco) come muoverci" - poi volevo dire a tutti di non sommergerci di richieste ché veramente non ce la facciamo a dar via tutti i libri alla velocità troppo assurda con cui c'arrivano le buste per rispedirglieli!!!
Pubblicato da: Ulisse Fiolo - AUTeditORI - 30.01.05 22:33
Anzitutto, ai ringraziamenti di chi m'ha preceduto aggiungo i miei. Grazie della segnalazione.
M'ero connesso con 'sta roba e volevo proprio dire la mia, ma poi leggo l'ultimo commento di Roberto Cesaro e mi son detto: "Per fortuna!". Per fortuna - dicevo - qualcuno ha fatto centro. Perchè il nodo cruciale è questo: valeva la pena o no, di pubblicarli, 'sti libri? Cioé: hanno un valore letterario/artistico o son buoni solo per il caminetto? Tutto il resto son seghe. Perché, se seguiamo il principio del rischio economico: sarebbe forse un buon editore quello che rischia di suo e fa i soldi pubblicando inutile ciarpame? E sarebbe un pessimo editore quello che va in fallimento pubblicando l'opera del secolo che però nessuno si caga? (E non mi si dica "è un buon editore quello che pubblica cose di qualità, guadagnandoci", non giriamoci tanto attorno...). Nugae. O - come diciamo qui a Venezia - "sborae sol petto". Leggeteveli, questi libri (che, secondo il sig. Mozzi, "complessivamente non sono male"). Poi diteci cosa ne pensate. Ma indagare se li abbiamo pubblicati con soldi nostri o meno, se ci siamo arricchiti oppure facciamo la fame, ecc. mi sembra proprio menare il can per l'aia, sbagliar bersaglio...pisciare fuori del vaso.
Pubblicato da: Filippo Pavan - 30.01.05 22:54
