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21.01.05
Da evitare / Il prontuario dello scrittore
di giuliomozzi
[Questo pezzo uscirà martedì prossimo in Stilos, supplemento letterario del quotidiano La Sicilia. gm]
Oggi farò una cosa di quelle che non sta tanto bene fare. Parlerò male di un libro che non ho letto. Ne parlerò male, tuttavia, sulla base di un certo numero di informazioni: che mi sono state fornite dall'editore del libro stesso.
Ricevo da Writers Magazine Italia una email intitolata: Il forum degli scrittori. La leggo. C'è dentro il rinvio a un sito: www.writersmagazine.it. Clicco. Imparo che Writers Magazine Italia è «La rivista scritta per chi scrive. Tutta da leggere!». Questo è l'inizio della presentazione: «Negli Stati Uniti c’è il Writers’ Journal, in Inghilterra la Writing Magazine, in Francia la Ecrire Magazine, in Canada The Writer. Tutte pubblicazioni dedicate all’affascinante mestiere di scrivere. In Italia mancava una rivista del genere, anche se su Internet esistono numerose realtà dedicate alla letteratura e alla scrittura, ma finalmente il buco è stato colmato. Con la Writers Magazine Italia anche i nostri autori hanno adesso un punto di riferimento, una guida tecnica e culturale a cui potersi appoggiare e un valido approdo critico per le loro opere». Bene: non è vero che in Italia «mancava una rivista del genere». Esiste da dieci anni, si chiama Inchiostro ed è, così mi pare, ispirata esattamente agli stessi modelli che cita la WMI (permettetemi questo acronimo). Questa dichiarazione non è un'inesattezza, non è una esagerazione pubblicitaria: è una dichiarazione falsa. Mi azzardo a dire: consapevolmente falsa.
(Alla domanda: «Ma tu, li conosci quelli di Inchiostro?», rispondo: «Sì, li conosco. Ho anche lavorato con loro, qualche anno fa. Se pensate che io scriva questo articolo perché sono "amico" di Inchiostro, smettete pure di leggere. Io scrivo questo articolo perché ho visitato il sito di WMI e la prima cosa che ci ho trovata dentro è una dichiarazione falsa»).
Nella pagina d'apertura del sito del WMI vedo pubblicizzato un libro: Il Prontuario dello scrittore. Lo slogan dice: «Un agile manuale per chi vuole avere sempre a portata di mano tutti i segreti e le tecniche della scrittura». Questo non è niente di più di una deformazione pubblicitaria: nessuno, credo, può credere veramente che la pratica della scrittura consista nell'applicazione, come da «prontuario», di «segreti» e di «tecniche».
Clicco. Apro la pagina che parla del libro. Leggo: «Procedendo a piccoli passi questo libro prende in esame tutti gli aspetti della scrittura, dagli elementi cardine quali la grammatica e la sintassi, fino al traguardo di una perfetta revisione secondo i più dettagliati schemi della tecnica editoriale. Non una bibbia per autori privi di talento, e neppure un abbecedario per dilettanti privi di ispirazione e di idee. La tecnica deve essere uno strumento di precisione nelle mani di un chirurgo, e suggerire esattamente quali mosse devono essere eseguite per ottenere il miglior risultato finale». Il che implica, credo, che quale sia «il miglior risultato finale» sia cosa nota a tutti; e che ottenerlo sia (naturalmente per chi non sia un «dilettante privo di talento, di ispirazione e di idee») sia solo una questione di tecnica.
Il sito del WMI offre la possibilità di leggere l'indice del Prontuario e l'introduzione. Clicco sull'introduzione. Qui trovo un altro slogan: «Un agile manuale per chi vuole diventare professionista della scrittura». Un «professionista», addirittura? E basta un «agile manuale» per diventare «professionista»?
Comincio a leggere l'introduzione. Prima frase: «Scrivere significa, essenzialmente, saper mutuare talento, stile e tecnica in un prodotto fruibile dal grande pubblico». Il verbo «mutuare» qui sta, credo, nel senso di: «prendere, ricavare da altri: Canova ha mutuato i canoni figurativi dal classicismo» (De Mauro). Anche se l'espressione: «mutuare in» mi lascia un po' perplesso. Continuo a leggere: «Talento, stile e tecnica. Sono questi gli ingredienti che, se abilmente mescolati e utilizzati nelle giuste proporzioni, possono portare uno scrittore a calcare il palcoscenico del successo. Ma non sempre si tratta di tre discipline (e caratteristiche) che si possono apprendere con l’operosità e l’applicazione, anche se sopra a tutto vige una regola fondamentale, in grado di offrire la giusta opportunità a tutti: leggere».
A questo punto sono terrorizzato. Scopro che «talento, stile e tecnica» sono «ingredienti», «discipline» e «caratteristiche». Il «talento» è una «caratteristica»? Mah. La «tecnica» è una «disciplina»? Ho l'impressione che ci sia piuttosto un'opposizione tra «tecnica» e «disciplina»; ma forse qui «disciplina» è nel senso di «materia», come si dice: «materia scolastica». E davvero «talento», «stile» e «tecnica» vanno «mescolati e utilizzati nelle giuste proporzioni»? E davvero l'«essenza» della pratica dello scrivere è nel produrre «un prodotto fruibile dal grande pubblico»? E davvero l'importante, per chi voglia dedicarsi alla pratica dello scrivere, è arrivare a «calcare il palcoscenico del successo»?
E, domanda più importante di tutte: ma chi ha scritte queste cose, ha un'idea di che cosa sia la lingua italiana?
Allora, adesso faccio la cosa che non sta tanto bene fare. Vi dico: se vi càpita di vedere in edicola il Writers Magazine Italia, evitate di comperarlo. Se vi càpita sottomano il Prontuario dello scrittore, non compràtelo.
Sono quasi dodici anni che conduco corsi e laboratori di scrittura e narrazione. Sono quasi dodici anni che litigo con chi mi dice: «Voi che fate queste cose siete tutti ciarlatani». Il problema è che i ciarlatani esistono davvero. Tuttavia non è difficile distinguere chi è ciarlatano da chi non è tale. Il ciarlatano vi promette la Luna. Il ciarlatano vi dice che è tutto facile. Il ciarlatano vi parla di «segreti» e «trucchi del mestiere». Il ciarlatano fa intendere, o dice addirittura apertamente, che tutti sono scrittori; e che se ciò che avete scritto non viene apprezzato dall'universo mondo, è perché il mondo è cattivo. Eccetera.
Il non ciarlatano parla d'altro.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.01.05 12:50
Interventi
e se fosse: «Scrivere significa, essenzialmente, saper MUTARE talento, stile e tecnica in un prodotto fruibile dal grande pubblico»? sarebbe una grande intuizione: tutti abbiamo - innati - talento, stile e pure tecnica, ma non sappiamo MUTARLI in un prodotto fruibile... In pratica questo è un trasformatore: dal talento al prodotto. mai più senza!, avrebbe chiosato il vecchio cuore... ;-)
Pubblicato da: paola - 21.01.05 13:49
Ma caro Giulio, perché investire soldi e tempo nello studio di un prontuario per imparare a scrivere? Nel mondo della pubblicità siamo moooolto più avanti quanto a ciarlataneria nei confronti di chi vuole avvicinarsi al rutilante mondo dello spot. Un esempio qui: http://www.software4profit.com/hc/
Pubblicato da: copydifiducia - 21.01.05 14:17
io ho passato qualche anno nel mondo del giornalismo, quello peggiore, quello dei piccoli giornali di provincia, delle avvenure raffazzonate, in cui le testate nascono e muoiono in un attimo.
C'erano sempre, ma ti dico sempre, giovani articolisti in erba pronti a non farsi pagare una lira pur di scrivere, pur di vedere il proprio nome pubblicato. C'è qualcosa di simile, non credi?, tra quello che tentano di fare questi prontuari per scrivere "il libro" e questi caporedattori dalla faccia di tolla: la stessa voglia di predersi 'gioco' e di sfruttare i sogni, i bisogni, anche le aspirazioni di un ragazzo.
è inutile, io credo, mettersi qui e dire cosa significa o cosa non significa scrivere, quali sono le aspettative di chi scrive (in un certo senso non è questo il tema del tuo intervento), ma credo che sia importante dire che solitamente chi ha ricette pronte è un ciarlatano.
d.
ps.
io sono sempre stato regolarmente pagato per gli articoli che scrivevo (onde evitare letture semplicistiche del commento)
Pubblicato da: demetrio - 21.01.05 14:54
ma inchiostro non era la rivista che pubblicava i pezzi a pagamento?
Pubblicato da: fabrizio venerandi - 21.01.05 15:13
Caro Fabrizio: no, "Inchiostro" non è "la rivista che pubblicava i pezzi a pagamento". La scheda dedicata a "Inchiostro" nel libro "Riviste anni Novanta" di Piersandro Pallavicini, ed. Fernandel 1999 (che suppongo che sia anche stavolta, come ho riscontrato in altri casi, all'origine della voce) contiene informazioni false.
Pubblicato da: giuliomozzi - 21.01.05 16:27
In effetti era lì che l'avevo letto.
Pubblicato da: fabrizio venerandi - 21.01.05 18:28
anzi no, la confondevo con virgole. inchiostro è quella che non ho mai comprato perché la vendevano incellofanata.
ho trovato poi su google la tua lettera d'accusa a pallavicini.
mah.
Pubblicato da: fabrizio venerandi - 21.01.05 21:56
No, non accetto il "Mah". L'affermazione: "Inchiostro pubblica i racconti a pagamento" può essere dimostrata empiricamente vera o falsa. Basta telefonare, esaminare un numero della rivista, mandare un racconto. Non è cosa su cui si possa avere un giudizio incerto. Non è dello stesso ordine di affermazioni come: "Inchiostro è una rivista brutta"; sulla quale si può avere un giudizio incerto.
Pubblicato da: giuliomozzi - 22.01.05 06:24
caro mozzi io ho CHIESTO se inchiostro era una rivista a pagamento, perché mi sembrava di ricordare che lo fosse. Tu mi hai risposto, ho controllato e ho visto che la confondevo con un'altra rivista del settore.
Il mio 'mah' era invece riferito alla vicenda pallavicini, alla denuncia legale da parte di inchiostro.
Spero di essere stato chiaro.
Saluti.
Pubblicato da: fabrizio venerandi - 22.01.05 08:59
Ciao! Inchiostro pubblica racconti? Io non lo sapevo. Giulio, non è che puoi fare un listone di rivistine che pubblicano i racconti degli altri? Mi ha fatto ridere quel "permettemi l'acronimo"... Ma quando scrivi queste cose ("permettemi l'acronimo...") tu non scherzi, tu sei serio tu... eh? :-) Ah! :-D
Pubblicato da: Marco - 22.01.05 17:40
Caro Fabrizio, chiedo scusa. Ho sbagliato tono.
Pubblicato da: giuliomozzi - 24.01.05 09:41
Figurati, ti capisco, su internet sembra sempre di avere qualcuno contro. Un saluto e buon lavoro.
Pubblicato da: fabrizio venerandi - 24.01.05 11:46
Dunque, INCHIOSTRO non pubblica a pagamento.
Però insieme al proprio racconto bisogna mandare una "scheda" (l'originale, non una fotocopia) presente al suo interno.
Quindi, chi vuole essere pubblicato, deve quantomeno comperare una copia della rivista.
[secondo me una valida difesa contro quelli che, e sono tanti, vogliono farsi pubblicare su riviste che non leggono nè seguono... bah...]
Su IL PRONTUARIO DELLO SCRITTORE e la WMI non posso parlare molto perchè, collaborando con la Delos (l'associazione culturale alle spalle di entrambe le cose) le mie parole potrebbero essere considerate di parte.
E' vero, la maggior parte delle affermazioni citate da Giulio sono "falsi a scopo di marketing", ma il prontuario in questione non è un brutto prodotto, anzi. Insegna "le basi", tutte quelle piccole (ma importanti) cose che spesso gli aspiranti autori neanche prendono in considerazioni, presi come sono dalla loro foga di "fare arte"...
ciao
Alessio
Pubblicato da: alessio - 24.01.05 17:44
Caro Alessio: il Codice di autodisciplina pubblicitaria (http://www.iap.it/it/codice.htm ) dice nei suoi primi articoli: "1) Lealtà pubblicitaria. La pubblicità deve essere onesta, veritiera e corretta. Essa deve evitare tutto ciò che possa screditarla. 2) Pubblicità ingannevole. La pubblicità deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l'identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti". Questi mi sembrano principi condivisibili. Il "falso a scopo di marketing" è condannato da questi principi.
Poi: io ho citato e brevemente commentato qualche riga dall'introduzione al libro. Il vero problema è qui. E' credibile un "Prontuario dello scrittore" scritto da una persona che palesemente non è capace nemmeno di scrivere in italiano corretto?
Pubblicato da: giuliomozzi - 25.01.05 15:58
A riguardo io la vedo così: le frasi (false) di marketing sono proprio dedicate a chi erroneamente crede che esistano dei "trucchi" per diventare famosi. Secondo me chi è così "stupidotto" da credere alla storia dei "trucchi", e tu lo sai che ce n'è tantissima di genete così (i corsi di scrittura ne sono pieni), è quasi "giusto" che cada nella trappola.
Un "normale" aspirante scrittore con la testa sulle spalle a simili "baggianate" non ci crede mica. Sorride sotto i baffi, lo sfoglia un attimo, e se un assaggio dei contenuti gli piace magari lo compra...
All'interno poi il testo spiega chiaramente che non esiste una "formula segreta" del successo (ovvio). Il libro propone una serie di regole di base per cercare di essere "formalmente" validi, non certo ricette veloci per il successo.
Del Codice di autodisciplina pubblicitaria non ero comunque a conoscenza. Da quello che vedo in TV, su riviste e cartelloni pubblicitari, non devo però essere l'unico ad averlo ignorato fino a oggi... ;-)
Sulla credibilità dell'autore non credo invece di potermi pronunciare. Voglio dire: Franco Forte è un giornalista, ha anni d'esperienza, io sono un "signor nessuno".
E' comunque la stessa cosa che direi a qualcuno se mi dicesse "ma guarda che quel Mozzi non è credibile...".
Pubblicato da: alessio - 26.01.05 21:39
Caro Alessio: tu ritieni quindi che il libro (qualunque sia la sua qualità) sia stato presentato in quel certo modo allo scopo di venderlo agli "stupidotti". Quindi ritieni che si tratti di un'operazione-truffa.
(Quanto alla possibilità per i non-stupidotti di sfogliare il libro, in rete è un po' dura. L'unico assaggio del testo fornito è l'introduzione: che, secondo me, come ho già scritto, è squalificante).
Che l'autore dell'introduzione sia un giornalista e abbia anni d'esperienza, non conta nulla. Se mi pare che l'introduzione sia scritta male e dica un sacco di sciocchezze, non m'interessa che l'abbia scritta una persona ricca di esperienza.
La credibilità di chiunque si basa sul suo agire effettivo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.01.05 09:15
Caro Giulio,
prima di tutto grazie per la stima nei miei confronti. Non è da tutti ricevere commenti così illuminanti da un vero "guru" delle patrie lettere come te. Una persona che, tra l'altro, fino a ieri mi scriveva da amico. Davvero grazie.
Permettimi però qualche breve commento alle tue parole.
Riguardo alla mia rivista Writers Magazine Italia dici: "non è vero che in Italia «mancava una rivista del genere». Esiste da dieci anni, si chiama Inchiostro ed è, così mi pare, ispirata esattamente agli stessi modelli che cita la WMI".
Be', caro Giulio, tu sarai dotato del dono della preveggenza, sarai capace di guardare attraverso i muri, sarai bravissimo a immaginare cosa possa esserci in una rivista che non hai mai letto né sfogliato (e probabilmente non hai mai sfogliato neppure Inchiostro, tranne le pagine con i tuoi racconti o con le interviste che ti hanno fatto) però ti assicuro che questa volta i tuoi poteri soprannaturali hanno preso una cantonata. Magari ti manderò una copia omaggio della WMI, così la metterai accanto a Inchiosto e vedrai la differenza. Non ti preoccupare, non dovrai leggere nulla, ti basterà guardare le figure.
Inchiostro è una rivista che pubblica racconti e poesie, la WMI è una rivista che offre spunti sulle tecniche di scrittura, oltre a narrativa e poesia (in misura ben minore). E' il concetto, il "taglio editoriale" della rivista a essere completamente diverso da quello di Inchiostro (e da altre realtà simili a Inchiostro, se è per questo). I nostri punti di riferimento sono le riviste straniere menzionate nel mio editoriale (riviste che ovviamente tu avrai letto e sfogliato grazie alle tue doti soprannaturali).
Ma forse, da buon ciarlatano quale sono, permettimi di dubitare che tanto accanimento contro una rivista che non hai mai visto, a favore (che combinazione!) di un'altra con cui collabori, e che evidentemente ha una certa influenza su di te, sia frutto del tuo desiderio robinhoodiano di aiutare il mondo contro i falsi predicatori della scrittura.
Qui di falso ci vedo solo le parole arroganti di chi pretende di giudicare gli altri a priori, senza neppure conoscerli.
E' questa, mio caro Mozzi, l'essenza della vera cialtroneria.
Pubblicato da: franco forte - 28.01.05 11:49
Caro Giulio, no, non credo che il prontuario sia stato presentato così per essere venduto agli "stupidotti". Il libro è chiaramente "per tutti", ma è sicuramente un utile strumento per chi si approccia "da stupidotto" alla scrittura.
Io l'ho acquistato, ma certo non per andare alla ricerca di "facili segreti" per scrivere bene; sapevo bene quello che comperavo, su internet è pieno di recensioni decisamente particolareggiate.
E' chiaro che, quando lanci un prodotto, la tua strategia di marketing può anche esagerare, ma spesso questo fatto è una necessità.
Quando tutti gli altri vendono i loro prodotti sostenendo "che sono i migliori" tu non puoi certo vendere il tuo dicendo "è un discreto prodotto", è quasi una necessità dire "che è il migliore" altrimenti ti dai la mazza sui piedi da solo.
La "bugia" è intrinseca nel marketing, e ne siamo tutti al corrente. Per questo mi ha sorpreso l'esistenza di un codice deontologico dei pubblicitari: devo ancora trovarne uno, tra venditori e pubblicitari) che non mi dica che il suo è il miglior prodotto, che mi faciliterà la vita e che mi aiuterà immensamente nel mio lavoro.
Dal mio punto di vista "l'esagerazione" nel caso del "prontuario dello scrittore" in esame è più che perdonabile. In fondo il prodotto non è una scatola vuota, non è una sòla, è invece buono, più che utile e costa pure poco.
ciao
Alessio
Pubblicato da: alessio - 31.01.05 10:08
Writers Magazine Italia.. mio dio che tristezza! Una rivista che si dovrebbe occupare di letteratura in Italia, porta un nome in Inglese? Immagino che l'idea faccia sempre parte di quel "concetto, il > della rivista.." La poesia non è un prodotto, non è un genere di consumo, non lo sarà mai! Bai
Pubblicato da: Alioscia - 04.02.05 08:42
Caro Franco Forte, rispondo per punti:
1. Dici che sono "una persona che fino a ieri ti scriveva da amico". No. Credo di avere risposto, spero con cortesia, ad alcune tue email. Comunque proponi una curiosa idea di "amicizia": se fossi tuo "amico", dovrei approvare ogni tuo comportamento o azione od opera? Mi pare un'idea un po' mafiosa dell'amicizia.
2. Non serve che mi mandi una copia omaggio della WMI. Ce l'ho già, una copia.
3. Fai notare che "collaboro" con Inchiostro. Be', l'avevo già fatto notare io, scrivendo anche: "Se pensate che io scriva questo articolo perché sono 'amico' di Inchiostro, smettete pure di leggere". Lettore avvisato, mezzo salvato. L'ultima volta che ho collaborato con Inchiostro è stata, se non sbaglio, quattro anni fa. Dopodiché ho preferito smettere: e non intendo riprendere.
4. Conosco alcune delle riviste che citi nel tuo "editoriale": non grazie alle mie "doti soprannaturali" (non ne ho), ma perché qualche tempo fa, essendo curioso di quel che si faceva all'estero, mi sono abbonato per un anno a mezza dozzina di riviste.
Pubblicato da: giuliomozzi - 11.02.05 21:20




